Sami Khedira, il “rieccolo” del pallone

di Giulio Gori |

Quando, 21 anni fa, Amintore Fanfani passò a miglior vita, metà degli italiani scoprì stupita che fino ad allora era stato vivo, l’aveva dato per morto molto tempo prima. L’altra metà si fermò a chiedersi: «Ma sarà vero?». È il destino di un uomo – tra i più importanti della Prima Repubblica – dato per spacciato mille volte e mille volte resuscitato, tanto da vedersi assegnato uno tra i più singolari soprannomi della nostra storia politica: «Rieccolo».

Sami Khedira è il «Rieccolo» del pallone. Giocatore di sublime intelligenza, di quelli per cui non serve dribblare, fare scatti brucianti o correre come un maratoneta, perché per eludere gli avversari basta spostarsi e spostarsi bene, è una sorta di manifesto vivente del centrocampismo, uno da far vedere nelle scuole calcio e nei seminari degli allenatori, uno che conosce i centimetri del campo, gli istanti della partita. Ma solo quando non è in infermeria. Perché i suoi muscoli di cristallo ne hanno condizionato, spezzettato, una carriera comunque brillantissima, coronata da sette scudetti in tre diversi campionati maggiori, la Champions League, l’Europeo Under 21, la Coppa del Mondo.

Adorato da tutti i suoi allenatori – che con lui non devono sgolarsi a dare indicazioni, perché sa sempre la cosa giusta da fare –, ma detestato negli ultimi anni dai suoi tifosi per prestazioni dinamiche degne di un giardino botanico. Eppure «Rieccolo» Sami, spesso dato per disperso, o in cura in qualche sanatorio per feriti di guerra, nella sua carriera è rispuntato millanta volte. Memorabile la stagione 2017-2018, l’ultima in cui ha giocato un numero consistente di partite: Allegri insisteva a tenerlo in campo, malgrado nessuno ne capisse il motivo, e Khedira rispondeva ogni domenica con prestazioni da statua vivente. Poi, arrivati al momento clou della stagione, quando chiunque avrebbe scommesso che il tedesco sarebbe stato fatto a fette, eccolo sfoderare prestazioni sontuose contro Tottenham e Real Madrid, insegnando calcio in faccia a Eriksen, Modric e Kroos. «Ma allora è vivo», dissi a un amico, «Non solo è vivo, non solo sa giocare a calcio, ma il calcio lui lo canta», mi rispose.

Tempo un chiaro di luna e Sami Khedira era già tornato in infermeria. E avanti sempre così. Anche quando, con Maurizio Sarri, si è messo alle spalle cinque centrocampisti ben più giovani e molto quotati, di nuovo per il tempo di un sospiro. Ma il «Rieccolo» del calcio, dato in partenza da Torino, ogni estate, ogni settembre è sempre rispuntato con quel volto malinconico, quasi crepuscolare. Stavolta no, stavolta sembra che l’Inghilterra lo chiami davvero. Ma finché non ci saranno le marche da bollo molti tremeranno all’idea di vederlo di nuovo alla Continassa, come Ercolino, che cade giù ma torna sempre in piedi. Però, chissà, Khedira è l’università del calcio racchiusa in un cervello. Se tanto ci dà tanto, un domani, quel manuale di centrocampismo potrebbe tornare utile seduto su una panchina. E perché non quella di Torino?


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