Perchè Khedira non serve a questa Juve

di Mauro Bortone |

Il centrocampo è da almeno un quinquennio il reparto più problematico della Juventus, dove tra acciacchi fisici dei singoli e complementarietà degli elementi che lo hanno composto, non ha mai dato la percezione di dare totale affidabilità alla squadra. La sensazione, dopo la scomposizione graduale post Berlino del trio Pirlo-Pogba-Vidal con Marchisio prima alternativa, è stata sempre quella di un tassello mancante, di una ciliegina sulla torta, di un leader tecnico o di un top che permettesse a quel centrocampo di svoltare.

La scelta di ricostruzione della mediana della Juve, dopo le cessioni illustre e l’addio del Maestro, era caduta sul duo Pjanic-Khedira, poi alimentato dai muscoli di Matuidi: il bosniaco, inizialmente preso per il suo ruolo da trequartista, aveva poi indietreggiato il suo raggio d’azione e ricoprendo con grandi risultati, in almeno due stagioni, il ruolo di regista davanti alla difesa. Il francese, campione del mondo, ha dato un apporto di sacrificio e fisicità importante nel dare equilibrio e compattezza alla squadra, anche dinanzi alle sue oggettive carenze tecniche.

Il tedesco, campione del mondo, invece, per il suo pedigree internazionale, doveva essere il vero riferimento su cui rifondare il reparto, ma i suoi continui problemi fisici (peraltro noti), di fatto, lo hanno sottratto spesso alla causa bianconera. Però, quando c’è stato, Khedira ha alzato in termini tecnici e di pericolosità il livello del reparto (con inserimenti senza palla, gol e gestione dei momenti), nonostante le critiche di buona parte della tifoseria. La sua storia, del resto, che quando è stato bene, ha scalato le gerarchie dei club in cui ha giocato e degli allenatori che lo hanno avuto a disposizione. Il problema, semmai, è capire quando è stato davvero bene.

Da questo punto di vista la scelta idealmente di sostituire Khedira con un giocatore come Ramsey, sulla carta con maggiore mobilità ed energia, non è stata felice proprio in virtù della fragilità muscolare che accompagna il gallese da diverse stagioni. E se Rabiot rappresenta un’evoluzione rispetto all’ultimo Matuidi e Arthur dovrebbe prendere il posto nello scacchiere tattico di Pjanic, il reparto continua ad essere privo di un tassello, che coniughi personalità, gol e muscoli.

Nelle scorse ore, Khedira in un’intervista ha raccontato di voler rispettare il contratto (oneroso) con la Juventus e quindi di non voler andar via a gennaio, nonostante la sua posizione ormai da “fuori rosa” e, viste le difficoltà del centrocampo, qualcuno ha iniziato a proporre il reinserimento del tedesco nel gruppo. Ma se da un punto di vista numerico la scelta ha una sua logica, non lo ha ugualmente nell’obiettivo di far crescere il reparto: Khedira, infatti, è fermo da circa un anno, rappresenta il passato ormai e la cartella dei suoi infortuni è esasperante e impietosa. Il rischio concreto è di aggiungere un surplus numerico al comparto, ma per alimentare presto gli elenchi dell’infermeria.

Il tedesco (ma anche Ramsey), invece, resta l’emblema sia economicamente che tecnicamente di ciò che la Juventus non deve più cercare sul mercato, puntando, invece, su un profilo che abbia tra le sue caratteristiche qualità, gol (che a Khedira e Ramsey non mancano) ma soprattutto 40 partite nelle gambe.