Khedira e Matuidi: la Juve chiede il cambio di passo

di Sabino Palermo |

La notte di Champions ha portato consiglio allo staff bianconero: mentalità fiacca, possesso palla sterile e predominio del campo inutile. Ripartire dagli ultimi 20 minuti – complice la prima rete di Dybala che ha “aperto le maglie” della Lokomotiv – e dal ritmo “tambureggiante” che ha convertito l’assedio della Juventus nella ri-conquista del primo posto del girone. Una rivoluzione partita dal centrocampo, più specificamente dai cambi sulle mezzali: intorno a Pjanic si è creata una gerarchia che, dopo aver visto Khedira e Matuidi farla da padroni, sta cambiando lentamente.

DA ESUBERI A TITOLARI – La storia dei due campioni del mondo è nota: il tedesco, fresco di rinnovo, ha trascorso le passate stagioni tra infortuni e panchine (nonostante una titolarità inamovibile in condizioni accettabili) ed era sul punto di “dire addio” nel corso di questo calciomercato estivo. Il francese, invece, sembrava essere il più fuori luogo nello scacchiere di Sarri. Macchinoso coi piedi e “tallonato” da Rabiot, sembrava addirittura fuori dal progetto sin dall’inizio dell’estate. Invece, entrambi in modo pressoché inspiegabile, hanno giocato con continuità (e anche con buone prestazioni) la prima parte di stagione bianconera, diventando pedine fondamentali attorno al vertice basso Pjanic.

STORIA DI UN CAMBIO OBBLIGATOKhedira è un giocatore dotato di un’intelligenza sopraffina e che, numeri alla mano, è riuscito ad entrare nell’11 titolare di qualsiasi squadra in cui ha militato. Cambi di allenatore, di filosofia e di mentalità non hanno scalzato Sami dal suo ruolo fondamentale a centrocampo. Il problema è che, da umile spettatore, non ho mai notato una vera utilità in un giocatore entrato in una fase calante di carriera. Non propone gioco, si inserisce senza pericolosità (e soprattutto senza trovare la porta) e per Sarri è ormai un cambio obbligato ad inizio secondo tempo. Il match contro la Lokomotiv è stato il manifesto della sua prima parte di stagione: invisibile, impalpabile e incostante sia in difesa che in attacco. Uscito dopo soli 3’ della ripresa – forse il mister non voleva “umiliarlo” con un cambio all’intervallo? – e squadra che torna a macinare gioco con l’innesto di Bentancur da mezzala destra.

LA QUANTITÀ NON BASTA PIÙ – Matuidi è stato in pole position sin dalle prime gare di campionando, scalzando Rabiot dall’11 titolare grazie a prestazioni impressionanti dal punto di vista fisico e tattico. Sarri l’ha definito ‹‹l’unico in grado di supportare i movimenti di Ronaldo a sinistra››, ma in questo momento della stagione sembra aver compreso che, tra possesso palla e predominio territoriale, il ruolo alla Juventus stia cambiando radicalmente. Il francese è in un periodo di stanca, dove la sua duttilità e fisicità non è più una dote fondamentale per ottenere il posto di titolare. E contro la Lokomotiv, uscito Matuidi i bianconeri hanno iniziato a far “girare il pallone” in maniera più fluida e con più pericolosità: l’ingresso di Rabiot, coccolato ed atteso dalla dirigenza (oltre che da tifosi e staff), è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso della squadra russa.

CAMBI(O) DI PASSO – Nella fredda serata torinese, quindi, le gerarchie sarriane ai fianchi dell’inamovibile Pjanic si sono completamente rivoluzionate. La mobilità, la qualità e le capacità offensive di Bentancur e Rabiot hanno cambiato il match contro la Lokomotiv e dato il via alla rimonta firmata da due “invenzioni” di Paulo Dybala. Ma saranno davvero l’uruguayano e l’ex PSG i titolari del centrocampo bianconero? Al momento, con Emre Can leggermente dietro nelle disposizioni tattiche (anche perché out dalla lista Champions), sembra siano gli indiziati migliori per supportare la nuova filosofia bianconera. Tra le linee, infatti, ci sarà Ramsey – ormai più trequartista che mezzala destra nei pensieri di Sarri – e la zona dietro Ronaldo sarà occupata a rotazione da uno tra Dybala, Douglas Costa ed Higuain (in base agli stati di forma, agli avversari e ai moduli da utilizzare).
Matuidi e Khedira sembrano essere finiti “in soffitta”, come quei vecchi trofei che lucidi solo nelle occasioni importanti. Il vento del cambiamento (niente di politico, promesso) sta soffiando in direzione opposta, perché per vincere in Champions c’è bisogno di proporre gioco e non di subirlo. E se per il francese sembra soltanto un “rimandato alla prossima”, per il tedesco il cambio nella ripresa ha il sapore di un vero e proprio addio alla titolarità.

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