Khedira è il mio atto di fede, forza Khedira!

di Riceviamo e Pubblichiamo |

Eccola, la notizia che non avrei voluto sentire. Da grande estimatrice del campione del mondo tedesco, non potevo passare indifferente oltre la notizia che per me è come una pallonata nello stomaco. Per un attimo mi è mancato il fiato, e mentre ancora si susseguono aggiornamenti, e siamo ancora in attesa di notizie certe, responsi, diagnosi e prognosi, le ipotesi peggiori mi si affacciano alla mente: dovrà smettere di giocare, dovrà operarsi, stagione finita, non lo vedrò più giocare. NON LO VEDRÒ PIÙ GIOCARE.
Proprio lui, che vide il mio battesimo Stadium e fu un immediato colpo di fulmine: da quel giorno, ogni volta che ne avevo la possibilità, osservavo i suoi movimenti in campo (molto spesso non inquadrati perché senza palla), e mi stupivo. Mi stupivo non tanto della sua ineguagliabile abilità di leggere il gioco e di capire in anticipo le intenzioni, quanto dell’incapacità dei miei “fratelli” di tifo di apprezzare il suo lavoro e la sua immensa intelligenza tattica. Un giocatore di cui gli allenatori difficilmente si privano, ma forse “si sbagliano tutti” (Max dixit). Un giocatore che non fa giochetti in campo, ma con capacità di inserimento che gli permettono di arrivare prima esattamente nel punto in cui il compagno metterà la palla. Banalità, che però in tanti dimenticano, impegnati a invocare verticalizzazioni, bel gioco, velocità e goleade.
Per carità. Ai fuochi d’artificio, belli finché si vuole ma che durano il tempo di un amen, preferisco la rocciosa solidità di un tedesco che in troppi hanno ormai bollato come “finito”. Dopo essersi preso pallonate (da Cristiano) e calci in faccia (da Bonucci), è purtroppo arrivata una notizia su cui non ci si può permettere di scherzare. Una notizia peggiore di una eventuale partenza.
E pazienza se in tanti se l’auguravano: Sami Khedira è un atto di fede, e continuerò ad amarlo ora e sempre.
In bocca al lupo Sami, ti aspetto allo Stadium il prima possibile.

di Veronica Giussani