Keep Kalm and #SarriIn

di Riceviamo e Pubblichiamo |

Di Alessandro Pavan

22 Dicembre 2019. Location: Riad – Stadio Re Sa’ud. Simone Inzaghi, nel giro di 20 giorni, ha inflitto con la sua Lazio due sconfitte alla Juventus, con il medesimo punteggio: 3-1. Entrambe vittorie meritate, frutto di un lavoro tattico eccellente e di una visione a medio-lungo termine da parte della dirigenza biancoceleste che sta dando ottimi risultati. Neanche il tempo di far alzare la Supercoppa Italiana alla Lazio che il popolo juventino si scatena sui social network. Ci sono insulti per tutti: dirigenza (Fabio Paratici in primis), giocatori, ma soprattutto per l’allenatore Maurizio Sarri.

E qual è lo slogan più gettonato? Ma ovviamente l’hashtag #SARRIOUT (mi sembra di avere un deja vu a riguardo, sempre inerente con un altro tecnico toscano, mah). Allenatore incapace, buffone, rozzo, non adatto allo stile juventino: gli epiteti che circolano sono molteplici e tra i più variopinti.

L’aspetto che, però, mi lascia ogni volta basito e sbigottito è la demenza sportiva con la quale il tifoso medio juventino affronta la sconfitta (per fortuna ce ne sono state poche negli ultimi otto anni e mezzo). Il tifoso bianconero medio è opportunista, sale sul carro dei vincitori quando è conveniente, per poi scendere subito con l’arrivo delle prime intemperie ed avversità. Per quanto mi riguarda, invece, la sconfitta è un qualcosa di catartico, di meraviglioso, capace di metterti a nudo di fronte la realtà e l’evidenza. La sconfitta è un’emozione molto più forte, invasiva e duratura della vittoria. Perdere mette il sale su quelle ferite o su quei nervi scoperti di cui si era a malapena a conoscenza: all’inizio brucia, provoca dolore, ma con il passare del tempo le ferite si cicatrizzeranno, rendendoci più forti nei confronti del dolore e fronti per affrontare sfide sempre più difficili. Non c’è successo senza fallimento.

A tal proposito vi propongo un virgolettato di Michael Jordan, universalmente considerato tra gli sportivi importanti e vincenti di sempre: “Nella mia vita ho sbagliato più di novemila tiri, ho perso quasi trecento partite, ventisei volte i miei compagni mi hanno affidato il tiro decisivo e l’ho sbagliato. Ho fallito molto volte, ed è per questo che alla fine ho vinto tutto”. Detto ciò, certamente non neghiamo la presenta di difficoltà all’interno della squadra: dai troppi, veramente troppi, goal subiti, ad un centrocampo che non convince del tutto ed il cosiddetto “Bel gioco” visto solamente a tratti e che stenta a decollare.

Il bilancio stagionale parziale conta: primo posto in campionato (a pari punti con l’Inter di Conte), primo posto nel girone di Champions League (con sorteggio agli ottavi tutto sommato abbordabile), e, ahimè, una Supercoppa Italiana persa. Quindi? Questo disfattismo a metà stagione a che cosa è dovuto? Avete paura di non potervi più vantare con i vostri amici di quanto sia superiore la vostra squadra? O semplicemente, alla prima occasione utile, dovete sputare fuori tutta la rabbia repressa?

Mi dispiace molto, ma se è così la Juventus non vi appartiene.

La Juventus è classe, aplomb, stile nel vincere ed ancora più stile quando si perde. Correlato a ciò, finisco la mia ramanzina con le parole di Gianni Agnelli (mi manchi Avvocato!): “La Juve per me è l’amore di una vita intera, motivo di gioia ed orgoglio, ma anche di delusione e frustrazione, comunque emozioni forti, come può dare una vera ed infinita storia d’amore”.

KEEP CALM AND #SARRIIN.


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