Keep Calm e fiducia nella rivoluzione

di Sandro Scarpa |

La Juventus di Sarri perde alla 20°. Sul campo della più in forma (alla 7° vittoria di fila).

Schiaffo da De Zerbi un pugni dalla Lazio dopo 2 vittorie toste, a Bergamo e con l’Atleti.

Sembra il classico crollo atteso da 2 mesi, da Inter-Juve in poi, con un’involuzione di gioco mascherata da vittorie di corto muso e con i nodi che vengono al pettine: sterilità nonostante il volume, fragilità nonostante i singoli, centrocampo inadatto e rotto, sacrifici forzati di Higuain e Dybala e trequarti che non si trova.

Un bubbone scoppiato giustamente da Inzaghi, tra i contendenti alla panchina Juve.

E invece no!

La Juventus della prima ora è stata -vista la difficoltà della sfida- la migliore degli ultimi 2 mesi: difesa altissima, pressione efficace con 5-6 uomini incluse le punte, bel fraseggio nella metà campo rivale. Ronaldo pimpante e coinvolto, Dybala sgusciante e Bernardeschi che non le sbaglia -proprio- tutte. Il merito è di un centrocampo ben composto, intenso e propositivo: Pjanic spinto in avanti dalla difesa, Matuidi col lavoro di pressione e incursione e Bentancur sontuoso: corsa, contrasti, dribbling, verticalità e l’assist a Cristiano.

Non proprio la #JuveDiSarri (la nuova #JuveDiMarzo di Allegri) ma ottimi segnali.

La Juve produce tanto in mezz’ora -Dybala a giro, gol, Berna prima di testa, CR di testa-e rischia ZERO. Quando Benta si ferma restiamo in 10, quando entra Emre Can la Lazio gioca in 12, la Juve non esce più e becca gol al primo tiro, di testa sul secondo palo con un centrale, con Luis Alberto a cui un pigro Bernardeschi lascia il tempo di crossare.

La solita mazzata del vantaggio sprecato, ma la Juve riprende a macinare fino al secondo sliding door: Dybala tira (male) e non serve Cristiano solissimo. 2 minuti dopo Luis Alberto pesca Correa con Cuadrado che potrebbe fare di tutto -temporeggiare, arretrare, accompagnare- tranne prendere il rosso e segnare la gara. Ancora 2 minuti e Luis Alberto sciabola da 40 metri ancora per SMS, fino a quel momento annullato, che 11 vs 10 è invece libero di tagliare in area dietro i centrali, stop e tiro perfetti: buonanotte.

La Juve perde. Per tanti motivi e forse per nessuno. I punti persi a Roma compensati da punti presi “alla rovescia” (Bergamo), ma è stata una Juve molto buona con 11 “adatti” alle idee di Sarri e discreta poi con 11 uomini.

Quindi fiducia, perché nella gare “che contano” –Napoli, Wanda, Milano, 11vs11 con la Lazio– la Juve riesce a mortificare le rivali, con un modo “diverso” di dimostrare la sua superiorità.

Poi accade qualcosa che la rende fragile: i 3 gol del Napoli, i 2 dell’Atletico, il rigore di Lautaro, il crac di Benta e il rosso di Cuadrado o la papera collettiva Cuadrado-de Ligt-Buffon col Sassuolo.

La fragilità dietro -mentale soprattutto- e la fragilità fisica in mezzo ci impediscono di decollare. Finora la costruzione è stata agevolata dai risultati, ora la Juve fronteggia difficoltà pratiche e concettuali: è seconda, deve rialzarsi e non sbagliare più, e ha assenze pesanti (Chiellini, Khedira, Ramsey, Douglas, ora Bentancur) che la rendono meno profonda, meno tecnica e dominante. A Roma Pjanic, Can, Matuidi, Berna sono apparsi inferiori ai 4 della Lazio -Leiva, SMS, Correa, Luis Alberto-. Tra gli interni ora sono out il più in forma (Bentancur), i “nuovi” (Ramsey e Rabiot) e quello che “aveva capito subito” (Khedira), e restano uno “che con Sarri non c’entra ma si arrangia” (Matuidi) e uno “che con Sarri e con la Juve non c’entra più nulla” (Can).

Sarri “proverà Bernardeschi, Ramsey e Cuadrado interni” e rimedierà all’altro problema emerso in 11vs10: la vulnerabilità contro i tagli verticali, ma su quello, come sui gol da piazzato (ricordate? erano lo spauracchio dopo Napoli e Atleti e non ne abbiamo presi più), ci si lavora.

Fiducia, lavoro e costanza. Ora una gara “inutile” per riprendere morale (Leverkusen) e testare nuove soluzioni e una gara in casa (Udinese) per riprendere 3 punti e abitudini e certezze di prima.