K di Karma e di Kalidou Koulibaly

di Nevio Capella |

Regolo ogni mia attività del weekend in base al calendario Juve, e così il karma mi ha colpito in modo subdolo, sorteggiando “Juve-Napoli”, il mio personale derby da da juventino napoletano, nel giorno in cui avevo deciso, mesi prima, di concedermi lo svago di un concerto.

Lo stesso karma ha voluto però che al Jova Beach Party la rete dati fosse perfetta (tale da consentirmi una visione al cell di tutta la gara) e che il big match prematuro si rivelasse la gara “agostana” più emozionante di sempre.

Juventus e Napoli ancora di fronte, un grande ex confinato nello sky box come un Conte squalificato, e il solito Pipita versione “core ingrato che mette il vestito delle serate di gala e scherza Koulibaly come fosse l’ultimo dei ragazzotti al vernissage di Villar Perosa.

Vedi la Juventus (con gli stessi interpreti di Allegri) giocare un’ora come avresti sempre sognato, nonostante un mese scarso di preparazione tra un volo intercontinentale e l’altro, un allenatore limitato dalla polmonite e un Napoli annunciato in uno stato di forma migliore.

Una squadra capace di imbastire e concretizzare un contropiede, finalizzato da quel Danilo (entrato da 20 secondi) osteggiato per la sola colpa di aver preso il posto del più idolatrato Cancelo, e credi che nulla più di un disegno così perfetto possa essere frutto dell’amico karma.

Undici giocatori che a tratti si trovano a meraviglia senza sbagliare un passaggio: Khedira perfetto nei tempi e nell’acume tattico, Matuidi si smazza quanto il Pipita, de Ligt e Bonucci non lasciano nulla ai rivali, il polacco sfodera un paratone su un fendente perfido di Allan. Contesto così bello che il meno in palla pare addirittura Cr7 che pure griffa la serata, e lo Stadium romba come nelle notti che contano.

Però si sa, è nel momento in cui tutto appare magnifico che basta uno spiffero a ribaltare tutto. Così, senza l’audio degli ineffabili Fabio&Beppe (che mi riferiscono devastati a fine partita), le immagini mi consegnano una Juve improvvisamente smarrita, lenta e impaurita da un “uno-due” tremendo. E’ forse tornato Allegri? (si chiedono i meno “amici” del livornese), dobbiamo pagare dazio al destino?

Riaffiorano gli spettri di due rimonte subite da 3-0 a 3-3 in stagioni diverse per storia ed epiloghi, e quella rimonta subita dal Napoli (10 anni fa) da 2-0 a 2-3, ma ti ripeti “no, è impossibile che la Juve di questa epoca possa prenderne tre di seguito!”,  e invece accade: 3-3, incubo!!

Jovanotti manda in visibilio 49.999 persone, tutti i presenti tranne uno.

Mi domando se non convenga che arrivi il triplice fischio di chiusura e portare a casa il punticino, e nel contempo si affollano i ricordi di quello stacco da cestista di Koulibaly di due anni fa al 90° (e il karma, senza farsi scorgere, prende nota…), e un 4-3 contro il Napoli di quando ero adolescente e la partita la “vedevi” affidandoti ai boati della radio, in un pomeriggio in cui Juve e Napoli giocavano a chi ne faceva di più, fino a quando l’agile Andy Moeller, timbrò il gol decisivo. Al 88°, ovvio…

Tre minuti di recupero, e disperato immagino gli sfottò in arrivo dagli amici di una vita che tifano Napoli, mentre battiamo un calcio di punizione innocuo, inutile, col tempo che scorre.

E’ allora che il karma, assume la maiuscola doppia, e si impossessa di Kalidou Koulibaly, con prepotenza e perfidia, al solito, e decide che a soffrire debbano essere ancora una volta loro, in quel minuto 93 che due anni fa regalò (sempre a loro) la gioia più grande (e inutile).: scatto felino di KK per uscire dalla consueta mischia a centro area, anticipo secco su Ronaldo e Bonucci i due che in teoria avrebbe dovuto arginare, tocco morbido e chirurgico a fulminare il povero Meret.

Lo Stadium erutta felicità dopo la grande paura, KK è steso a terra disperato, come i suoi tifosi assiepati numerosi nel settore ospiti, e non solo, nella massima tranquillità ambientale (alla faccia delle solite inutili polemiche su divieti e presunte forme di razzismo).

Noi juventini felici, io un pizzico in più dopo aver visto la proverbiale morte con gli occhi.
Il più grande spettacolo dopo il big bang siamo ancora noi, Juve olè.