Juventus-Udinese 4-1 – “Moise Kean show” in mezzo alla guerra delle curve

di Giuseppe Gariffo |

-4 alla sfida che decide una stagione, e la gara contro l’Udinese è poco più di una sgambata. Ritmi bassissimi in campo e sbadigli sugli spalti.

L’ormai (purtroppo) abituale silenzio dello Stadium a far da contorno. 

Fino al minuto 39.

Ma non per i soliti cori contro il Liverpool. Kean segna il 2-0 e la Nord, raccogliendo il nostro appello di alcuni giorni fa (non sappiamo se ci sia un legame, ma ci fa piacere pensarlo) inizia a cantare. 

“Juve Alè… Juve Alè… fino alla fine forza Juventus…!!!”. Il resto dello stadio segue. 

Tranne la Sud, che però subito dopo parte compatta in un “Tutta la Curva”, poi “Siamo sempre con voi”. Sono forse i cori che precedono il solito “Odio Liverpool”, loro tributo alle vittime dell’Heysel. O forse no, non lo sappiamo. Sta di fatto che accade una novità assoluta: quando la Sud inizia a cantare, il resto dello stadio fischia. Fischi che coprono i cori del tifo organizzato. 

Nasce un “dialogo” poco amichevole tra i settori dello stadio. “Siete un pubblico di m…” urla la Sud. “Scemi scemi” ed altri cori che incitano dalla squadra, dalla Nord. Gli ultras della Sud rispondono con il massimo insulto possibile, a loro modo di vedere, verso la Nord: “Quel settore lì sembra Napoli, che schifo!”

Nel secondo tempo la Nord aumenta la self-confidence e arringa lo Stadium con un “Chi non salta non ci crede!” ripetuto più volte, e l’ovazione con coro all’ingresso del beniamino Dybala.

Pochi e chiari spunti offre la partita. La prestazione maiuscola di Kean, che con i gol ed il rigore procurato legittima le perplessità sul suo utilizzo quasi nullo fino alla giornata 27. L’infortunio di Barzagli che cancella tristemente le aspettative del mister sui “cavalli vecchi” sempre pronti all’uso e, forse, smorza qualche idea di restaurazione in vista di martedì. La buona prova degli interni di centrocampo ma in un match, va ammesso, con ritmi da passerella da fine stagione.

Resta, e pesa di più, ciò che si è verificato sugli spalti.

Non è certo piacevole vedere inimicizia e fuoco amico tra diversi rami del tifo bianconero, certo. Ma questi fatti ci dicono qualcosa di chiaro.

Anzitutto che il pubblico dello Stadium non capisce o non condivide la protesta della Sud. Un pubblico che arriva da tutta Italia, che paga il biglietto (motivo ufficiale della protesta) non appoggia lo “sciopero”. Non nell’anno in cui la società produce il massimo sforzo portando a casa il calciatore più forte e vincente al mondo.

E poi, se fino a qualche settimana fa questo silenzio poteva essere accettato, adesso ci prepariamo alla sfida da cui passeranno tutti i giudizi su questa stagione. Tra tre giorni c’è la partita che può rendere il 2018-19 un appuntamento con la storia o la stagione più soporifera delle ultime otto.

Lo Stadium vuole avere una sua parte nel determinare questo destino. Non accettarlo in passivo silenzio.