La Juventus e la trappola evolutiva della plusvalenza

di Giordano Straffellini |

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Momento Juve, tutta colpa di Ronaldo? Paratici incapace di fare mercato? Pirlo inadeguato ad allenare la Juventus? Cos’ha portato ad un progressivo indebolimento della rosa? Realmente tutto dipende dagli elevati costi dell’operazione Ronaldo? Per rispondere a queste domande facciamo un piccolo salto nel mondo della scienza.

La salamandra Israeliana

L’estinzione della salamandra israeliana per spiegare l’attuale crisi della Juventus, facciamo chiarezza. Nello stato di Israele un particolare tipo di salamandra è a rischio estinzione, gli scienziati per tentare di salvarla creano un ambiente artificiale, un’oasi dove sperano che l’animale possa riprodursi e continuare a vivere. L’operazione ha successo, l’animale si sposta e si moltiplica. sfortunatamente, un uccello migratore scopre l’oasi, vi nidifica e in poco tempo stermina tutte le salamandre. Un’ottima idea iniziale si rivela una trappola evolutiva per l’animale che in brevissimo tempo si estingue. Tranquilli la Juventus non si estinguerà, ma la nostra salamandra è paragonabile al bilancio della Juventus, che dal 2011 in poi cresce ma non tiene il passo con le big europee, ed ha quindi bisogno di un elemento artificioso per non perdere il passo nei confronti delle altre squadre. L’oasi creata dal management bianconero è invece le plusvalenza, voce fino al 2016 inserita come straordinaria ma che come vedremmo in seguito diventerà gioco forza ordinaria. I nostri rapaci infine sono i costi che tolgono risorse al bilancio Juve, che vanno annualmente ripianati con plusvalenze e che di conseguenza influiscono negativamente sulla composizione della rosa bianconera.

Tutto inizia con Pogba

La risposta all’attuale carenza tecnica nella rosa della Juventus quindi è precedente all’arrivo di Ronaldo in bianconero. Tutto parte nell’agosto del 2016 quando la Juventus compie forse la miglior operazione di plusvalenza della sua storia: la cessione di Pogba al Manchester United. La cessione è fatta seguendo un sogno, quella famosa oasi artificiale, un’idea utilizzata per avvicinare il fatturato delle grandi big europee in maniera più rapida di quello che il normale trend di crescita della società permetterebbe. Il risultato è immediato, l’aumento è costante ed in percentuali a due cifre, ma qui arrivano i problemi. Per mantenere questi standard la Juventus è costretta ad operare sul parco giocatori non solo sulla base di valutazioni tecniche, ma anche e soprattutto attraverso valutazioni economiche, per generare quelle plusvalenze che le permettano di supportare una competitività di fatturato a livello europeo.

Succede allora che i vari Spinazzola, Kean, Cancelo Emre Can etc non vengono ceduti sulla base di valutazioni tecniche, ma piuttosto nell’ottica di un lavoro di Trading finanziario che permetta alle casse della società di sopravvivere. Parallelamente a questo, molte volte non si può operare sul mercato spendendo soldi per i giocatori che interessano, ma gli acquisti vanno fatti cercando di scambiare i propri giocatori con quelli di altre squadre che si trovino nelle medesime situazione -vedasi ad esempio lo scambio Pjanic Arthur-ecco allora che il bacino di giocatori a cui si può attingere si riduce drasticamente.  Il sogno di arrivare presto al livello di fatturato delle big Europee è stato di fatto per la Juventus una trappola evolutiva, la ricerca di un ambiente artificiale che generasse introiti da mettere a bilancio ha si risolto il problema finanziario ma ha di fatto generato l’estinzione della competitività della rosa bianconera.


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