Le dieci domande post Juventus-Tottenham

di Claudio Pellecchia |

La Juventus può conquistare il passaggio del turno a Wembley?

Certo che può. Ne ha tutte le possibilità. Anzi, ne avrebbe. Perché se è vero che il Tottenham è una squadra che, per sua natura, tende a concedere tanto, è altrettanto vero che molto passerà da una personalità che dovrà essere all’opposto di quella mostrata negli ottanta minuti finali dello Stadium. Quindi dall’accettazione che il clean sheet possa essere un mezzo e non IL fine, che un eventuale gol subito non debba per forza essere prodromico a un crollo psicologico generale, che avere un’idea di fondo da perseguire può aiutare nelle difficoltà molto più della giocata del singolo. La lezione è arrivata dagli stessi Spurs: dimostriamo di averla appresa.

E se non dovesse farcela?

Si andrà avanti con la stagione, cercando di chiuderla nel miglior modo possibile, senza che, però, eventuali successi di maggio, finiscano con il rimandare ulteriormente delle valutazioni decisive per il futuro a medio termine della squadra.

Tipo il rinnovo di Buffon?

In Nba sono soliti dire: “Father Time è l’unico avversario che non puoi depistare sul crossover. E bisogna capirlo per tempo”. In tal senso è sempre utile rimandare a questo video che spiega il concetto meglio di tante parole. Per il resto ci si può solo limitare a dire che è ancora un gran portiere, con tutti i limiti della sua età e con la spada di Damocle di un ruolo che, storicamente, porta con sé la possibilità di un crollo improvviso. Szczesny, del resto, è stato preso apposta. Ma bisogna avere il coraggio di prendere certe decisioni. Anche se sembrano un atto di lesa maestà.

E Higuain?

Higuain ha fatto l’ennesima partita tecnicamente mostruosa, a tratti commovente quando, nel secondo tempo, favoriva la risalita del campo praticamente da solo. Un rigore, per quanto potenzialmente decisivo nell’economia di un doppio confronto ad eliminazione diretta, può anche essere sbagliato e sarebbe ingeneroso ridurre tutto solo a quello. La speranza di tutti deve essere che il Pipita non si faccia condizionare da quanto accaduto: è in un momento di forma strepitosa e, nel grigiore generale, ci sta tenendo a galla praticamente da solo con i suoi gol (otto nelle ultime quattro partite). A Londra servirà soprattutto lui.

L’esperimento Douglas Costa à la Pereyra com’è andato?

Non è tanto una questione di valutazione degli esperimenti di metà stagione o del rendimento del singolo giocatore in una data posizione. Bisogna, semplicemente, chiedersi se, in questo momento, la squadra è pronta per la quarta rivoluzione allegriana: la risposta sembra essere decisamente no, anche per una questione prettamente fisica. Ma marzo è vicino e allora chissà…

A proposito: quanto sono penalizzanti tutti questi infortuni?

C’è questo tweet di Fabio Giambò che mi sembra inequivocabile e riguarda un’altra di quelle valutazioni da fare al termine della stagione. Perché credo sia chiaro che non si possa più parlare di sfortuna.

Massimiliano Allegri è ancora l’allenatore giusto per la Juventus?

Giusto o sbagliato sono concetti relativi. Massimiliano Allegri è l’unico allenatore possibile per QUESTA Juventus in QUESTA stagione: la squadra attuale è anche figlia sua. Anche, ma non solo. Perché da aziendalista (e/o gestore) riconosciuto e riconoscibile si “limita” a cercare di raggiungere il risultato che gli viene richiesto: e se ad essergli richiesto è il “saper vincere a Crotone” (cit.), poco importa se sacrificando parte del reale potenziale a disposizione, si adegua, agisce di conseguenza e, spesso, porta a casa i dividendi. Per lui parlano dati, numeri e trofei che, però, non possono più mascherare a lungo i difetti endemici di questa squadra in certi contesti e in certe situazioni. Che, come detto, dipendono da lui e da un “ruolo in commedia” che la Juventus stessa si autoimpone, limitandosi nell’espressione di quel che potrebbe essere e invece non è. La sensazione, complici un paio di autogol comunicativi alla Conte prima maniera, è che il rapporto si stia esaurendo. Come, forse, è anche naturale e fisiologico che sia.

Khedira sta cominciano a diventare un problema?

Nella gara dell’Allianz Stadium Buffon ha toccato 14 palloni più di Khedira che, di contro, ha completato appena sette passaggi dei 13 tentati. Se non un è problema, quanto meno non ce lo si può permettere a certi ritmi: soprattutto se, dall’altra parte, c’è Dembélé.

Gli eventuali ritorni di Matuidi e Dybala quanto potranno essere decisivi?

Lo saranno nel momento in cui verranno inquadrati in un sistema funzionale allo sviluppo di un’idea di gioco collettiva, riconosciuta e riconoscibile: se, invece, ci si aspetta ancora che un singolo peschi ancora la giocata in mezzo al nulla dell’improvvisazione pura e semplice, chiedere a due giocatori che rientrano da infortuni anche abbastanza seri di fare la differenza in questo modo è assolutamente ingeneroso.

E se un’eventuale eliminazione non fosse così un dramma, permettendo di concentrare le forze sul campionato?

Il giorno che l’ambiente tutto dovesse accettare un simile ragionamento, significherebbe essersi meritati tutte e sette le finali perse. Ma sono sicuro che non accadrà.