Juventus Story – E quando poi torni a casa dal cinema…

di Simone Navarra |

Il film sulla Juventus è una meraviglia di colori, con fotografie che escono dallo schermo e danzano al ritmo dei ricordi. C’è la voce calda di Giancarlo Giannini a commentare e poi alcune intercettazioni ‘ritrovate’ con qualche sprazzo di intervista. Il commento musicale è dolce e forte, bello e quasi potente. Per tutta una parte c’è la storia d’Italia e della Fiat, con titoli di giornale e accenni di quello che è stato, senza troppo soffermarsi su alcuni valori. Ad un certo punto viene quasi da piangere guardando l’Avvocato e il Dottore, facendo tornare la mente a certe danze all’inaugurazione dello Stadium poi però arriva quella faccia da birbante di Lapo e vien voglia di abbracciarlo e portarlo a mangiare una pizza. Perché loro che vestivano alla marinara – come diceva la zia Suni – certi sapori non potevano sentirli.

La Juventus raccontata dai fratelli Marco e Mauro La Villa è un prodotto da esportazione. E’ lucido e semplice, oleato e pronto al consumo. Non ci sono pause. Le sconfitte sono accennate e le vittorie neanche troppo sottolineate. E’ il tono di casa Fiat, della logica di Henry Ford, di chi vende automobili di tutti colori purché nere. Ad un certo punto si vorrebbe vedere il film di Vialli prima di una partita di Coppa, quello che si trova ancora su YouTube e fa capire come e perché certe squadre vincono e altre perdono. Oppure vorrei sentire le parole di Marcello Lippi o quelle di Riccardo Scirea. Ci starebbe bene anche una dichiarazione di Peruzzi o di Tacconi che da portieri hanno tenuto alto il testimone lasciato da Zoff. Ecco il Dino nazionale lo avrei voluto, insieme con Gentile e Furino, Benetti e Bettega, Causio e Paolo Rossi.

Nella storia di un rigore ci può stare una vita, insegnano alcuni sudamericani. Portando le cose all’ombra di Villar Perosa si poteva immaginare che questo film svelasse i menù, aprisse i saloni, facesse capire quanto è duro e dolce avere il dovere di rappresentare l’Italia. Anche quando questa patria fa schifo, non aiuta e ti manda in serie B perché lo hanno voluto gli avversari e non già la giustizia, la legge. Inutile ripetersi allora cosa dicono le norme, cosa ha permesso all’Inter di prendere tutto, perché Cobolli Gigli e Blanc si sono trovati con le armi spuntate e senza uno straccio d’idea in testa. Il film dei La Villa è una confezione che chiude il discorso. Meraviglioso va aggiunto che è stata di fatto girata nel 2012 e poi aggiornata con un po’ di didascalie. Come fosse un regalo dimenticato in un cassetto. Come un cantante che prova lo spettacolo in provincia e quindi arriva nel giro delle metropoli.

John, Ginevra e Andrea, insieme con Lapo, sono centrali. Non è un problema. Vengono abbastanza bene in primo piano e parlano inglese meglio di tanti londinesi. Usano schemi semplici e netti. La traduzione ammorbidisce qualcosa e fa capire che le operazioni di revisione sono state molteplici. La Juventus dopo 5 scudetti consecutivi è un po’ più condivisa, meno mal sopportata? Antonio Conte è quel signore rimpianto a metà e ancora nel futuro prossimo della squadra bianconera? La verità su Capello, a cui era stata affidata la guida tecnica nel maremoto e che andò a brindare e sposarsi con il Real, sembra l’ultimo schiaffo tra amanti che non si sopportano più oppure è altro? Sono conti che non si regolano, quelli dentro un campo di calcio. É l’unica bella regola che viene suggerita. Secondo una tenzone da signori che sgomitano ma che condividono molto se non tutto.

Negli Stati Uniti, in Canada, dove questo film che non è un film sembrava destinato in modo esclusivo, faranno piacere questi manager così ‘fluently’, giovani, perfettamente integrati nel mondo, che tengono alto un club glorioso e carico di storia, d’aneddoti, di vite che sono cresciute, come le decine di ragazzi che si sono dati appuntamento e hanno fatto l’impossibile per vedere un film al cinema ai primi giorni della settimana. Bello vederli arrivare a gruppi, alcuni con le bandiere e le magliette, altri più schivi ma sempre contenti.

Perché si guarda una squadra in festa, un team che gioisce, un presidente inondato di champagne, e si vorrebbero sentire, mangiare, e farci anche l’amore con certe immagini che aprono il cuore come quando le hai viste in diretta. Alla fine si torna a casa e si torna all’archivio, alle foto, ai libri con le parole di Caminiti e Bernardi. La Juventus è questa fantasmagoria che non arrugginisce, che regala giovinezza a chi la ama, in base alla regola dello sport e di chi gli vuol bene. E non lo lascia mai. Come la famiglia Agnelli.