Juventus Story – Dieci frasi bisbigliate mentre guardavo il film

di Massimo Zampini |

1 L’importanza di Pepe

Vengono mostrati alcuni suoi gol, in momenti delicati della stagione, e viene il dubbio che ce lo siamo dimenticati troppo presto. Pepe è stato un titolare importantissimo fino all’infortunio, e soprattutto nel 2011-12, l’anno dello scudetto più bello di sempre. Gol decisivi, discese sulla fascia, carattere, voglia di vincere, buon umore. Rivedendolo, ripensandoci, non dobbiamo dimenticare l’importanza di Pepe.

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2 Mi sa che un giorno, Conte…

Non sono nostalgico di nessuno, quando va via dalla Juve, e d’altronde siamo quelli dell’#allegrimania: è andato via, peraltro a ritiro iniziato, quindi peggio per lui, stiamo tutti bene così. Ma sentendolo parlare, ascoltando i giocatori rimproverati uno per uno nell’intervallo di quel super Juve-Parma, calcolando che lui è ancora giovane, che capirà presto (anzi, ha già capito) che la Juve non puoi ritrovarla ovunque tu vada, che è un ottimo allenatore, che da noi non ha mai perso uno scudetto, che dal 1991 sa quanto pesi quella maglia, mi sa che un giorno, Conte…

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3 La foto delle foto…

Viene più volte inquadrata l’immagine di Platini sdraiato, appoggiato sul gomito, dopo quel gol incredibile annullato. Classe, sorriso, niente lagne di fronte a una ingiustizia, ci si deve rialzare e andare a prendere la coppa. Rimane la foto che in assoluto meglio rappresenta la Juventus.

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4 Incredibile…

L’argomento più atteso, Calciopoli, viene trattato in modo delicato, attento agli equilibri (Moggi si era un po’ montato la testa ma tenace nel trovare le telefonate altrui, John Elkann riconosce che non erano preparati per affrontare una vicenda del genere, ecc).
I toni cambiano e si mostrano molto decisi quando si parla di chi avrebbe dovuto affrontare un processo per illecito sportivo e invece si trova ancora (!) uno scudetto a tavolino in virtù di un’etica inattaccabile (!).
L’espressione “incredibile” la pronuncio dunque, quasi senza volerlo, quando ancora una volta tocca riascoltare e rileggere le telefonate dell’Inter: il famoso “regalino”, che se solo i media si fossero mostrati indignati un decimo del 2006 ci avrebbero costruito titoloni per una ventina di giorni; Bergamo che invita l’arbitro di Inter-Juve, nel dubbio, a dedicare più attenzione a “chi sta dietro”, e chi poteva stare dietro tra Inter e Juve, secondo voi? E non ne abbiamo ascoltate mille altre, dalla richiesta di “designare” un arbitro indirizzando il sorteggio, allo score negativo con i nerazzurri fatto notare a un arbitro prima di dirigere l’Inter.
Al di là delle vicende bianconere, quello scudetto a tavolino sia ancora lì, con la complicità di media pavidi e di una Federazione non degna di alcun commento. Incredibile, no?

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5  Ah, Giovannino…

Non ci sono solo momenti belli nella nostra storia, lo sappiamo bene. Breve ma intenso il ricordo dell’Heysel, con tante immagini e le belle parole dell’Avvocato. Sentito, lungo e meritato il ricordo di Edoardo e Giovannino, anche per evidenziare che va bene il potere e la ricchezza, ma la famiglia Agnelli ha dovuto affrontare una lunga serie di tragedie, dall’incidente del padre di Gianni e Umberto alla perdita in pochi anni di due generazioni (e sia Gianni che Umberto hanno dovuto vedere morire i propri figli, prima ancora di salutarci). La vicenda di Edoardo suscita subito empatia, per quel carattere ribelle in un ambiente in cui non è facile essere ribelli. Giovannino, dal canto suo, mi ha sempre dato l’idea di uno che avrebbe fatto il presidente della Juve per una vita: stile, serietà, professionalità, quel sorriso accennato, la presenza allo stadio due giorni prima di morire, quelle immagini con lui accanto a un Andrea più giovane, come a fargli da chioccia. Ah, Giovannino…

A07-20.09.96-ROMA-ECO: GIOVANNI ALBERTO AGNELLI: ''NON CI SONO PRIVILEGI ACQUISITI''. Il presidente della Piaggio, Giovanni Alberto Agnelli, sorride in sella a uno dei due nuovi modelli presentati oggi a Roma durante il ''Vespa Day''. TO MASSIMO CAPODANNO/ANSA

6 Che risate…

Il 5 maggio mi farà sempre ridere. Nel film viene trattato accuratamente.
E’ bello rivederlo, perché non è il classico ricordo felice ma un po’ patetico di una squadra che poi non ha pressoché più vinto (chessò, tipo  gli interisti che parleranno di triplete fino al 2050, i napoletani che ancora si bullano di avere avuto Maradona 30 anni fa…). No, noi ne abbiamo vinti altri 8, da allora. Eppure quello fa sempre ridere: lo stadio tutto nerazzurro, 21 giocatori pure e quell’altro che vince da solo. Loro troppo sicuri di vincere, noi che non facciamo altro che crederci finoallafine, perché ci hanno insegnato solo questo.
Esiste una giornata che spieghi meglio l’Inter e la Juve?

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7 Nettamente il più bello…

Ascolto parlare Buffon del primo scudetto di Conte, dice una frase che condivido talmente tanto da averla individuata a suo tempo come sottotitolo di un mio libro su quel trionfo.
Quello è “lo scudetto più bello di sempre”, e non accetto discussioni (cit.). Divertente il 5 maggio, comico Roma-Lecce, fantastico il ventottesimo vinto a casa dei rivali, senza Ibra, con rovesciata di Del Piero e zuccata di Trezeguet. Ma il più bello, per la lunga attesa,  l’imprevedibilità, le emozioni, il finale, il significato profondo e gli abbracci tra tutti noi che dopo Calciopoli pensavamo che avremmo dovuto attendere una vita per riabbracciarci, è quello, e rimarrà quello per sempre.

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8 Tacci sua…

Se bisogna riportare le frasi esatte bisbigliate durante il film, non posso censurarmi. Scorrono le immagini di Juve-Lecce, l’errore di Buffon, il gol di Bertolacci, l’impressione che forse stessimo perdendo un’occasione storica per tornare a vincere e sussurro, come allora, il più affettuoso (e ormai sollevato) dei “tacci sua” – gioviale espressione romanesca molto utilizzata, non proprio per congratularsi con il destinatario – al portiere più forte della storia del calcio, leggenda di questa squadra, sceso in B per amore e per quella promessa a Umberto Agnelli, che un giorno gli chiese “vuoi venire alla Juventus?”, e lui, guardandolo negli occhi, capì che in certi casi il “no” non è una risposta possibile. E allora ancora tacci sua per quel secondo, caro Gigi, e mille grazie per tutto il resto (ma magari anche per quell’attimo, che ha reso ancora più incredibile quel trionfo).

FOTO IPP/MASSIMO RANA TORINO 02-05-2012 CAMPIONATO CALCIO SERIE A 2011/2012 JUVENTUS-LECCE NELLA FOTO buffon gianluigi - Torino 2012-05-02 FOTO IPP/MASSIMO RANA TORINO 02-05-2012 CAMPIONATO CALCIO SERIE A 2011/2012 JUVENTUS-LECCE NELLA FOTO buffon gianluigi Serie A : Juventus - Lecce - fotografo: / ITALYPHOTOPRESS

9 E’ un miracolo…

Guardo la sala di un cinema di Roma: amici; coppie; un gruppo di tre persone che rappresentano tre generazioni, dal nonno al nipote; ragazze, bambini. E ripenso al 2006, agli anni successivi, alla netta impressione che qualcosa si fosse rotto forse per sempre, che avessimo perso una generazione di piccoli tifosi, che per tanti – troppi – dichiarare il proprio amore per la Juve fosse un qualcosa da non ostentare pubblicamente. Ed eccoci qua, dieci anni dopo, con 5 scudetti in più, nuovi idoli per cui impazzire, un presidente che non sbaglia una frase (anche nel film, dice sempre esattamente quello che vorrei dicesse il presidente della Juve), un film al cinema visto con grande partecipazione in tutta Italia e soprattutto una generazione ritrovata, quando temevamo di averla persa. Non è forse un piccolo miracolo?

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10 Il numero 1

Sarà che è stato l’eroe della mia infanzia, che aveva classe in campo e fuori, prontezza di battuta anche in risposta all’Avvocato, sarà quella foto di cui al punto 3, sarà perché da centrocampista ha vinto 3 volte la classifica cannonieri (in anni in cui i rivali erano Zico e Maradona…), 3 palloni d’oro e tutto quello che poteva vincere da noi, saranno quei lanci perfetti con Boniek che arrivava da lontano, saranno le punizioni – che erano una specie di rigore – sarà che, come dice Maradona, “è praticamente tutta la Giuve”. Non c’è niente da fare, amerò sempre all’infinito Del Piero, Buffon, Scirea, Tardelli, Cabrini, Vialli, Nedved; andrò sempre in estasi riguardando le incredibili giocate di Baggio e di Zidane.
Ma passano le immagini dei suoi gol, delle sue giocate, delle sue interviste e penso che il numero 1, per me, sarà sempre Platini.

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