Juventus, paragone con la stagione 2015? Cinque motivi ci dicono di no

di Valerio Vitali |

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Vedendo l’avvio di quest’anno della Juventus a molti viene in mente il paragone con la stagione 2015-2016. Anche allora, la squadra bianconera partì malissimo, trovandosi esattamente nella stessa situazione di classifica di allora. Ma ecco cinque motivi che ci spingono ad affermare il contrario.

  1. La mancanza di uno spogliatoio di esperienzaNonostante in rosa ci siano oggi Chiellini e Bonucci, rispetto al 2015 la situazione è decisamente più deficitaria. I vari Buffon, Evra, Lichtsteiner, Barzagli, ma anche i vari Khedira e Mandzukic hanno giocato un ruolo fondamentale nella rincorsa di quell’annata. Oggi potrebbe non bastare, a maggior ragione considerando l’addio a pochissimi giorni dalla fine del mercato di Cristiano Ronaldo, che puo’ aver intaccato alcune certezze nell’immediato.
  2. Un attaccante che faccia reparto da solo e che si carichi la squadra sulle spalle. Il parallelismo anche in questo caso non regge. Il solo Morata non puo’ avere né il peso specifico in campo né la personalità di un Mandzukic. Sebbene i due abbiano caratteristiche di campo ben diverse infatti, il carisma del croato non è riscontrabile a quello dello spagnolo. In ogni squadra di livello, sia per la Serie A che per l’Europa, avere un centravanti con quelle peculiarità, è fondamentale. Il duo Morata-Kean, perlomeno proiettando il discorso sul presente, difficilmente puo’ garantirne granitiche certezze.
  3. La fame e la voglia di dominio. Allora, nel 2015, la Juventus aveva appena aperto un ciclo con Massimiliano Allegri. Si trattava infatti della seconda stagione consecutiva alla guida del tecnico e la ventata di novità (che arrivo’ forse proprio in quell’anno) era all’apice della sua freschezza, A oggi, la maggior parte di questo gruppo sembra sazia di vittorie, di fame agonistica, di dominio. Lo si percepisce da una netta differenza con le altre competitor di Serie A che, al momento, appaiono un gradino sopra.
  4. Il centrocampo. Il nodo gordiano di tutti i discorsi tecnici e tattici della Juventus di oggi. La linea mediana di allora, che vedeva sì la presenza dei vari Sturaro, Lemina, Hernanes ma anche di tre titolari del calibro di Marchisio, Khedira e soprattutto Paul Pogba, non è paragonabile a quella di oggi. Un roster che per esperienza, intelligenza tattica, lettura dei momenti della partita e tecnica è di una spanna sopra a quello attuale insomma. Considerando questo come il reparto centrale sia in fase di transizione che in fase offensiva, Allegri deve saper correre ai ripari nel più breve tempo possibile, senza poter sperimentare ancora troppo.
  5. L’aspetto mentale. Tra tutti i suddetti punti elencati, questo è forse quello di maggior rilievo. La Juventus a oggi appare fragile mentalmente. Quella solidità difensiva e quel senso di rivalsa che fu la molla nella stagione 2015-2016 difficilmente si vede oggi in campo ed è figlia anche delle ultime due stagioni, nonostante lo scudetto conquistato a luglio 2020. Da due stagioni a questa parte infatti abbiamo assistito ad una squadra che molto spesso, dopo essere andata in vantaggio, si è fatta recuperare. La forza della Juve è sempre stata quella di non farsi scalfire nelle proprie certezze dopo una rete concessa all’avversario. Oggi, non è più così. Una squadra fragile che scende in campo con la paura e al tempo stesso con la responsabilità/dovere di far sempre risultato (e non potrebbe essere altrimenti quando ti chiami Juventus). Una paura che vediamo tramutarsi in errori individuali, proprio come descritto da Allegri nell’immediato post partita di Udine riferendosi a Szczesny.

Il lavoro più importante ora spetta al mister. Con una squadra giovane (l’età media dell’attacco è di 23 anni) e un centrocampo da registrare in tutti i suoi interpreti, i nodi da sciogliere restano molti. La speranza pero’ di ripercorrere quel tipo di discorso simile al 2015 ci sono e non potrebbe essere il contrario, ma non con gli stessi presupposti. Il tecnico toscano non puo’ aggrapparsi a vecchie certezze, deve costruirle. non c’è tempo per ancorarsi al passato ma guardare al futuro all’interno di un discorso green che è sì, più a lungo raggio. Serviranno tempo e pazienza e in questo, tutto l’ambiente, non puo’ che remare dalla stessa parte.