Juventus – River Plate 1-0, il gol alla Del Piero nell’epoca della sua riproducibilità tecnica

di Giancarlo Liviano D Arcangelo |

Cosa rende l’opera d’arte unica nel suo genere, anche se ci troviamo nel tempo della riproducibilità tecnica? L’hic et nunc diceva Walter Benjamin, il qui e ora, la sua esistenza irripetibile nel luogo in la creazione avviene. Eppure alla Juventus, c’è stato un uomo che è stato capace di divenire copycat di sé stesso, e fare di un gesto tecnico un simbolo.

Così, quando il 26 novembre del 1996, a nove minuti dalla fine della partita che fino allora era stata la più importante della sua vita e della storia della Juventus, Alessandro Del Piero scaraventò sotto l’incrocio dei pali, con una pregevole stoccata delle sue, il pallone del trionfo mondiale sul River Plate, non feci nulla di speciale. Mi limitai a osservare il rituale preordinato di ogni trionfo calcistico. Urlai scaricando la tensione accumulata, e svuotando le vene di adrenalina abbracciai i compagni dell’università bardati come me di bianconero. Ci stringemmo compatti come se fossimo una falange sul campo di battaglia, e schierati a muraglia attendemmo che volassero via i 540 secondi più recupero che ci separavano dalla meta, dal sublime, dall’attimo del triplice fischio finale e dall’esplosione di gioia collettiva, decine di milioni di adepti in giro per il pianeta uniti dalla fiducia nello stesso mito e dal sibilo ipnotico della trasmissione satellitare, un fil rouge acustico che ci rendeva esausti e richiamava gli occhi e i sensi a sorvegliare il campo da gioco affinché c’identificassimo il più possibile in un’impresa sportiva che nel mio mondo caramellato di ventenne, ragionevolmente sicuro, incontaminato dall’obbligo di uccidere intrinseco alla gioventù nei periodi di guerra e libero dalla penuria, era stato l’avvenimento storico in mondovisione che più di ogni altro aveva acceso la mia vorticosa passionalità.

La Juventus era ancora, per la seconda volta, Campione del Mondo per club.

Iniziò poi la scorpacciata, la voglia bulimica di rivedere l’elemento scatenane e divinatorio, il gol decisivo, e Alex lo aveva fatto ancora, a modo suo, non esattamente identico agli altri perché su un campo di calcio nulla è mai identico a ciò che è già successo – proprio come nella vita – ma semmai analogo, ed ecco che come una collezione magica riemergevano le emozioni sublimi di un gesto tecnico da noi tifosi sempre atteso, eppure sempre rivelatorio nell’attimo in cui avveniva. Era cominciato tutto a Dortmund, in una Champions League in cui la Juve mancava da molti anni e che nonostante tutto fu subito un trionfo, e del ragazzino che aveva scalzato via dall’undici titolare nientemeno che Roberto Baggio non sapevamo nulla, se non che ci avrebbe prima o poi portato sul punto più alto dell’universo.

Tiri imprendibili, da sinistra verso destra, diretti all’incrocio dei pali e assolutamente imparabili. E anche se gli avversari ormai se lo aspettavano, Alex era diventato un macchina. Aveva creato da sé la riproducibilità tecnica della propria arte.

Ed ecco allora la galleria dei più belli, e forse dei più indimenticabili.

Juventus – Napoli

 

Lazio – Juventus

Dortmund – Juventus

Juventus – Steaua Bucarest (il mio preferito)

Juventus – Rangers

Juventus – River Plate

“Tutte le leggende, tutte le mitologie e tutti i miti, tutti i fondatori di religioni, anzi tutte le religioni… aspettano la loro resurrezione esposta nel cinema”

W. Benjamin

Ecco Del Piero, il nostro premio Oscar.


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