Alla Juventus i postini arrivano solo a fine stagione

di Giancarlo Liviano D Arcangelo |

Quanto eravamo in pensiero? Quanto ci corrodevamo interiormente chiedendoci in che posizione fosse Poste Italiane nella classifica mondiale delle aziende italiane per reputazione? Ora grazie al mister Maurizio Sarri lo sappiamo.

Complimenti al capo della comunicazione delle Poste quindi, che con grande prontezza ha sfruttato la cassa di risonanza del calcio e della Juventus per riposizionare la brand reputation del suo gruppo. Bando alle ingenuità: nella società dello spettacolo l’unica moneta che conta è l’attenzione, e la fame collettiva è diretta a quel fascio di luce che, per qualche rapido secondo, può ricacciare indietro la sensazione dell’oblio. Offendersi e redarguire la star sportiva, come fu per le federazioni di baseball e di tamburello, permette spesso di accaparrarsi quel minuto di notorietà grazie all’effetto del grottesco, anche perché le poste esistono in tutto il mondo (non è che Sarri abbia citato Poste Italiane espressamente) e chiunque di noi sa benissimo che i possibili errori da commettere nei quindicimila uffici postali diffusi in tutto il paese non hanno la stessa risonanza di un errore in torre di controllo.

La reprimenda delle Poste è addirittura finita in prima pagina sul Corriere della Sera, nel Buongiorno del vicedirettore Massimo Gramellini, che da vecchio cuore granata ne ha approfittato per una gufata imperiale (ha chiamato in causa persino le patenti pirandelliane di Mario Sconcerti), e ha augurato velatamente a Sarri due o tre sconfitte consecutive, in modo da testare la nuova solerzia dei postini con in mano la sua lettera di licenziamento, proprio com’è successo a Walter Mazzarri.

Resterà deluso. Alla Juventus i postini arrivano solo a fine stagione, e di solito dopo molti anni.