Tu vuò fà l’americano (juventino)

di Claudio Pellecchia |

Qualche tempo fa soccer.com, il primo sito per la vendita di maglie da calcio degli Stati Uniti, aveva analizzato il volume di vendite delle jerseys delle diverse squadre europee in base alla geolocalizzazione degli acquirenti, realizzando due mappe che mostravano quali sono le squadre più “acquistate” (e, quindi, potenzialmente più tifate) per ogni singolo stato dell’Unione. Ne era emerso un quadro variegato ed interessante (ripreso anche da Rivista Undici) dal quale emergeva come la Juventus fosse la squadra più popolare in Florida, West Virginia, Wyoming e Utah.

La “Juventus Night” del 7 dicembre – con David Trezeguet ospite d’eccezione a bordo campo e che, in qualità di ambasciatore internazionale della squadra sette volte campione d’Italia, si è goduto la partita contro l’Inter insieme agli spettatori del Barclays Center, casa dei Brooklyn Nets – ha però dimostrato come anche nello stato di New York, non a caso una delle zone della East Coast in cui la componente italiana è ben presente da generazioni, si sanguini copiosamente in bianco e nero.

E se vi risulta difficile immaginare che la massima espressione del calcio italiano possa trovare spazio nel Paese delle leghe sportive globali e globalizzate per eccellenza (nel 2016 NFL, MLB, NBA e NHL occupavano quattro dei primi cinque posti nella classifica dei campionati più ricchi del mondo), vi conviene ascoltare la storia di Tal Samson Battat, presidente dello Juventus Official Fan Club Empire State che ho avuto il piacere di sentire nelle ore immediatamente successive alla realizzazione di una delle partnership più interessanti nell’ottica di espansione del marchio Juventus: «Sono diventato un tifoso della Juventus nel 2000, quando avevo 10 anni. I miei cugini ed io giocavamo tantissimo a Fifa. Non sono mai stato molto bravo, fin quando non ho iniziato a giocare con la Juventus e a vincere sempre più partite, giorno dopo giorno. Da quel momento ho iniziato a seguire la Juventus e più imparavo a conoscere della sua storia più me ne innamoravo. Per me “fino alla fine” non è solo un motto ma un vero e proprio modo di intendere la vita».

Una passione travolgente e a tratti inspiegabile (anche perché Tal non è italiano, quindi non ci sono radici geografiche alla base della sua fede), che la distanza e la conseguente difficoltà di poter vedere le partite dal vivo non ha affievolito, anzi: «La prima volta che sono stato alla Stadium ho pianto. Ci sono poi tornato altre volte anche perché Torino è una delle mie città preferite in assoluto. Molto più semplicemente se io mi dovessi ferire in qualche modo, chiunque potrebbe vedere che il mio sangue è bianconero. La Juventus significa tanto per me e per i miei amici». Già, gli amici. Ma non solo. Lo Juventus Official Fan Club Empire State nasce con l’idea di unire gli juventini di New York, del New Jersey e nel Connecticut, allo stesso modo in cui in Italia tifosi di ogni provenienza ed estrazione sociale si trovano accomunati dagli stessi colori: «Difficilmente riusciamo a guardare la partita a casa da soli. Per questo ci ritroviamo ogni volta al bar Legends dall’altra parte della strada dove si trova l’Empire State Building, tra la trentatreesima e la quinta. Durante le partite l’atmosfera è relativamente tranquilla ma quando la Juve segna partono immediatamente i cori: in quel caso ci piace voler essere rumorosi».

E questo nonostante l’appeal e l’hype generato dalla Serie A nel pubblico americano sia ancora piuttosto “tiepido”, soprattutto se confrontato con quanto accade per Premier League o Liga: «Il campionato italiano è molto meno appariscente e famoso rispetto ad altri tornei, quindi il tifoso americano medio spesso sa poco o nulla della Juve a meno che non sia un grande appassionato» commenta Tal. «Personalmente trovo che ci siano ancora pochi  juventini non italiani ma è anche vero che il loro numero è cresciuto negli ultimi anni. Per questo sono contento che la Juventus stia aumentando la propria visibilità internazionale».

Ma è solo questione di tempo. Lo capisco quando chiedo a Tal se è tifoso anche di qualche altra squadra in qualsiasi sport: «For me solo calcio, for me solo Juve». Esattamente come noi. Forse anche di più.