Juventus-Milan: la surreale caccia a Fabbri e le scuse di Rizzoli

di Sandro Scarpa |

In questi ultimi 8 anni il Milan è riuscito a battere la Juve solo 2 volte: con un rigore fasullo di Isla (il famoso rigore di ascella) e con un clamoroso gol annullato a Pjanic (con esultanza rabbiosa di Galliani in tribuna). Due errori arbitrali netti, senza dubbi interpretativi o ricorsi a cavilli regolamentari.

Ricordate a tal proposito le scuse ufficiali dell’allora capo degli arbitri o designatore?

Ricordate il nome degli arbitri che sbagliarono quelle due valutazioni?

Ricordate il Direttore Generale della Juventus che andò a lamentarsi per un cartellino giallo?

Ricordate Gazzetta e CorSport che titolarono per giorni “FISCHI E FIASCHI” e “COSI’ NON VA”?

Io non lo ricordo.

Al contrario invece, per l’ennesimo anno si assiste ad una caccia all’uomo surreale, all’uomo che, dopo mesi e mesi, ha osato sbagliare (con molte attenuanti: il braccio di Sandro che stringe e non si allarga, il volto girato in scivolato, l’ovvia involontarietà) una decisione che effettivamente, nell’andamento di questa stagione, doveva andare a favore del Milan. Un errore. Capita.

E’ capitato, due volte, secondo i moviolisti, gli stessi che inchiodano Fabbri, nell’ultimo KO della Juve, col Genoa, quando l’arbitro decise di sorvolare su ben due interventi fallosi di Romero su Mandzukic. “Bene il VAR, mancano due rigori alla Juventus” titolò in modo quasi beffardo la Gazzetta dello Sport.

Ricordate le scuse di Rizzoli? Ricordate il nome di quell’arbitro? Ricordate Paratici lamentarsi?

Io non ricordo. A dir la verità anche dopo quelle vecchie sconfitte su citate contro il Milan ricordo invece Buffon e gli altri ammettere di aver giocato male, perso una gara importante e riflettere su quegli errori. Punto.

Ecco, proprio di Buffon ricordo una frase sibilata in modo amaro dopo l’ennesima irritante polemica arbitrale “In Italia se non vinci uno Scudetto con almeno 15 punti ci sarà sempre qualcuno che farà polemica“.

Buffon si rifaceva ad epoche passate, quando si andavano a rivedere errori marchiani (con ricerche e pianti a senso unico…) per fare tabelline e classifiche “senza errori” in cui si dava per scontato che un errore a favore della Juve al 10° era l’unico motivo per cui la stessa Juve aveva vinto una gara (…)

Bei tempi, adesso siamo al paradosso, all’accelerazione sfrenata e senza pudori dei pianti, dei complotti, dello schieramento mediatico a senso unico (almeno sul tema arbitrale), delle polemiche fiume per un giallo, per un episodio dubbio, per una decisione giusta ma al limite (gol di Saponara), per un’eccessiva severità arbitrale (rosso a Cacciatore), per la gestione dei cartellini. Siamo alle telecamere che oggi vanno a cercare il volto e lo sguardo del povero Fabbri e le scuse mortificate di Rizzoli. Così come fu condannato Rocchi, dopo un Juve-Roma, che sembrava un reo confesso davanti alle telecamere del TG1, lo stesso Rocchi prima glorificato per Juve-Napoli vinta dagli azzurri l’anno scorso e poi di nuovo bastonato quest’anno per chissà quale presunto errore.

Siamo all’assurdità di un clima incendiato per quello che (forse) è il primo errore pro-Juve della stagione, ininfluente ai fini dell’andamento di una gara condizionata anche dal mancato doppio giallo a Musacchio e dal “generoso” annullamento del primo gol di Kean. Invece si va a guardare un fallo di reazione di Mandzukic, vivisezionato da centinaia di quotidiani, programmi tv, account social e media sportivi, che però rimuovono gli istanti precedenti in cui Piatek e Romagnoli franano fallosamente sullo stesso Mandzukic. 

Siamo all’assurdità di un tifo rossonero delirante, che va oltre i peggiori isterismi nerazzurri, oltre qualsiasi sceneggiata giallorossa o partenopea: i “vip” che alludono e insinuano, i semivip che urlano inviperiti “sempre così, sempre loro!” “Elliott tolga la sponsorizzazione di Tim alla Serie A” (dimenticando che Tim è corsa a rinnovare il contratto appena è arrivato Ronaldo), fino a decine di tifosi milanisti che online invocano l’Heysel, insultano Pessotto e Carrera, pregano per crolli dello Stadium e del volo per Amsterdam, fino al classico, impolveratissimo mantra delle 7 Champions.

E, accodati ai milanisti piangenti, arrivano quegli pseudo-interisti o pseudo-napolisti che antepongono l’odio complottista antijuve a qualsiasi forma di tifo per la loro squadra.

Quale potrebbe essere il vantaggio per una Juve a +18 a cui mancavano forse 2-3 punti nelle ultime 7 gare? Qual è il movente di questo presunto delitto? Una manovra Juventina tesa a non far accedere il Milan alla Champions, dopo avergli ceduto in due anni: Bonucci, Higuain e Caldara?

È il punto più basso di sempre, si spera l’ultimo, prima di una rassegnazione e di un’accelerazione serena di una patologia che attanaglia qualsiasi strato sociale, qualsiasi persona frustrata da anni di sofferenza sportiva.

La Juve viene derubata, perde e allora “si è venduta la gara al Genoa per Sturaro” .

La Juve vince, riceve un favore ininfluente prima di ricevere alcuni torti in una gara assolutamente inutile, e allora “vuole il Milan fuori dalla CL perché ha paura”. 

Deliri che vanno dal popolino agli ex-premier, dall’ultimo dei bifolchi al primo dei giornalisti, dal complottista patologico alla penna forbita. Vellicati da una stampa che, perduto ogni interesse (e pudore) per il risultato sportivo si abboffa di gossip, veleni e polemiche e si abbassa, anzi sdraia, al di sotto del ventre molle della parte peggiore del tifo.

La Juve dovrebbe ricevere scuse solenni, ogni giorno, per questo latrare perenne che mortifica qualsiasi sparuta voce che le riconosce i meriti della più forte, senza sé e senza ma, senza lo sciocco e allusivo gioco del “è già più forte, non ha bisogno di questi aiuti” (quali aiuti? I rigori negati contro il Genoa? O il mancato giallo a Musacchio? Il mani di Zapata in Arabia? Il gol annullato a Kean, quello contro la Roma per tocco di 2 minuti prima, il mancato doppio giallo a Nzonzi? Il mani dei difensori viola o Cagliari sullo 0-0?).

Non è più amarezza quella che ci prende nel vedere questo delirio, è condiscendenza nei confronti di una malattia sociale che ottenebra; è consapevolezza che tutto questo tappeto di alibi renderà vano qualsiasi inseguimento e qualsiasi tentativo di colmare il gap.

Quando facciamo notare il frastuono lamentoso, ci rispondono citando Buffon e Chiellini in Real-Juve (da rimuovere e cancellare, mai più), citano un Marotta vintage che parlava di fatturato del Bayern o di arbitri napoletani (ieri il buon Pasqua della sezione di Tivoli, nato a Nocera Inferiore, espelleva Sturaro in Napoli-Genoa…) .

Ecco, da tempo abbiamo capito che minimizzare le lamentele, le polemiche e gli alibi, fortifica e rende una squadra e un ambiente più concentrata sui suoi errori e su ciò che c’è da fare per migliorare, primeggiare e vincere.

Questi, tutti questi altri, non lo impareranno mai, ed è per questo che annaspano tra Beer Sheva, flauti greci e altre figuracce.

Il gap è soprattutto questo. Prima ancora che tutto il resto.