Juventus-Inter, analisi tattica dei nerazzurri

di Roberto Nizzotti |

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In un clima pesante dovuto, prima di tutto, alla questione del coronavirus che ad ora costringerà a giocare a porte chiuse, e poi alla sconfitta per 1-0 arrivata mercoledì nella trasferta francese contro l’OL,  valida come andata degli ottavi di Champions, si disputerà in un Allianz Stadium deserto Juventus – Inter, una delle gare più importanti, se non la più importante, per entrambe le tifoserie e una delle due gare (l’altra, escludendo passi falsi clamorosi, sarà quella contro la Lazio, sempre all’Allianz Stadium) dal grande peso specifico per quanto concerne la lotta scudetto.

L’Inter di Antonio Conte, il grande ex della gara che tornerà dopo 6 anni, questa volta da avversario, in quello stadio che lo consacrò come uno dei migliori tecnici in circolazione, è squadra figlia del suo tecnico, che ha ben recepito i suoi dettami che prevedono grande ritmo (come si evince dalla classifica dei km percorsi che li vede primi), grande ordine tattico in fase difensiva, e non solo, e grandissima fisicità.

I nerazzurri, che giovedì si sono qualificati agli ottavi di Europa League vincendo in aggregato per 4-1 il doppio confronto contro i bulgari del Ludogorets, e si ritrovano terzi a 4 punti da noi con una gara da recuperare (in casa contro la Sampdoria), hanno nelle transizioni positive la loro arma migliore in Romelu Lukaku, il terminale offensivo ideale per questo tipo di situazioni, vista la sua bravura sia nell’attaccare la profondità che nel fare da boa e lanciare i compagni che si inseriscono negli spazi.

 

 

Lukaku, oltre che indispensabile per lo sviluppo della manovra offensiva dell’Inter, è anche determinante in zona gol, come dimostrano i 17 gol segnati con differenti gesti tecnici che ne mostrando una completezza di repertorio.

La punta ex Manchester United è determinante, ma lo è anche l’altro terminale offensivo che risponde al nome di Lautaro Martinez, autore di 11 gol, e con il quale il belga ha grande intesa.

Lautaro, el Toro, ex Racing de Avellaneda, nonostante la sua statura non imponente, è ben piazzato dal punto di vista fisico, aspetto che gli consente di difendere ottimamente il pallone permettendo alla squadra di salire oppure di strappare in progressione con estrema efficacia.

A questo possiamo aggiungere un’ottima tecnica di tiro e un’ottima lettura delle situazione che, unita ad un importante stacco aereo, lo portano ad essere pericoloso e vincente anche in duelli dove, erroneamente, si può pensare possa soffrire.

I due attaccanti giocano sempre molto ravvicinati e spesso si lanciano in profondità scambiando nello stretto, superando così il tentativo di pressione e recupero palla degli avversari.

Tornando sull’aspetto tattico, le transizioni positive nerazzurre nascono sia grazie alla grande capacità di palleggio, che permette loro di superare la pressione avversaria con fluidità e velocità (ordine tattico) che alla loro aggressività che gli consente di arrivare molto spesso primi sulle cosiddette seconde palle.

L’Inter, come abbiamo detto, è squadra dotata di grande fisicità e questo lo dimostra anche nelle situazioni da palla inattiva e nel gioco aereo tanto che risulta prima nella classifica dei gol di testa con 11 centri (il 24% del totale) e mette a referto ben 7 gol da calcio d’angolo

A gennaio l’Inter si è poi rafforzata con l’arrivo di Eriksen che, pur avendo giocato 88 minuti in totale suddivisi nelle 3 gare di serie A giocate, ha fatto già registrare un dato importante riferito al numero di key pass forniti per 90 minuti.

A prescindere dalla titolarità o meno del danese, questa statistica deve far riflettere sui pericoli che l’ex Tottenham potrebbe generare se gli verrà concesso spazio e tempo per pensare.

Si potrebbe non concedere la profondità alle punte o agli esterni nerazzurri, ma attenzione, perché Eriksen è dotato di un buon tiro dalla distanza che non esita ad utilizzare (escludendo Esposito, è 2^ dietro a Lautaro per tentativi nei 90 minuti)

 

La Juventus dovrà dare obbligatoriamente risposte a tutto l’ambiente, sia societario che di tifo, dopo il pessimo primo tempo giocato al Groupama Stadium, cercando di dare seguito alla prestazione vista nei secondi 45 minuti, alla quale vanno aggiunti i tiri in porta, quasi un tabù.

La Juve deve tornare a giocare una partita che preveda al suo interno più gare, più interpretazioni, dovrà fare il suo gioco senza concedere troppo, dovrà disputare una gara di grande maturità, quella vista troppe poche volte in questa parte di stagione.

Sarà quella contro l’Inter una sfida che dirà molto non solo in chiave campionato, ma anche su come procede la crescita della Juve di Sarri, che quando sembra fare passi avanti poi cade e torna indietro come un gambero.

Gare di questo tipo, per prestazioni e risultati, sono in questo senso determinanti.


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