I giornalisti al seguito della Juventus

di Giacomo Scutiero |

Nel mondo autoreferenziale dei selfie e delle Instastories, il calcio non fa eccezione. Il rapporto con i club non è spontaneo: ci sono regole piuttosto che convenzioni, facce piuttosto che pensieri. Più o meno.
Abbiamo chiacchierato con alcuni addetti ai lavori, giornalisti più o meno noti e più o meno in vista, ponendo alcune domande che i giornalisti stessi non possono porre ed infatti non pongono.

L’ESERCIZIO DELLA PROFESSIONE
Il cronista meno libero è quello ufficiale, ovvero quello del canale televisivo tematico; professionalità, troppo professionalità, molta facciata.
Questo non vuol dire che il club interferisca.
I tesserati sono perlopiù blindati, così come i luoghi societari. Raramente il club interviene con lettere o telefonate di rimprovero, ma i falsi scritti possono portare a conseguenze importanti. Guardando in casa di altri, la comunicazione da e verso Juventus è meno aperta.

QUESTO NON VA BENE
La norma sabauda è il binomio educazione-rigore e dunque anche soltanto un’allusione mal confezionata potrebbe essere un problema per chi l’ha prodotta. In generale, un comandamento: non entrare in questioni della famiglia Agnelli e superiori, ovvero la proprietà; nel periodo del caos biglietti e bagarini, furono praticamente nulle le domande sull’argomento.

C’è da dire, e non è affatto ovvio, che non esista alcun filtro o anticipazione delle questioni nelle conferenze stampa; di fatto, esiste soltanto la regola di presentarsi ogni qual volta si formula la domanda.
Non esistono testate sgradite, esistono testate più accolte: ad esempio, Tuttojuve ha un peso specifico (anche allo Stadium) maggiore rispetto a Juvenews e dunque è maggiormente “omaggiata”. Tornando ai falsi e alle battute sgradite, la pena inflitta anche al grande medium è la negazione delle interviste.

Per tutto il resto c’è la signora-conferenza, il capo Ufficio Stampa Enrica Tarchi: cordiale, professionale, allineata. Una curiosità: è l’unica dipendente con posizione di rilievo ad essere “immortale”, entrata in azienda sotto la gestione di Luciano Moggi; lascia parlare soprattutto il suo staff con i media.

ACCREDITI, OMAGGI ED INTERVISTE
Far valere le preferenze. La Juventus è rigida con le piccole e nuove testate; non c’è un A.C.B. (avanti caso bagarinaggio) e un dopo, non sono cambiati i tetti degli accrediti e come prima c’è differenziazione tra testata e testata.
Alcune voci tengono a dire che il ticket omaggio non esista, se non per “qualche guru”; altre sono certe che per le partite non clou aumentino gli omaggi, per evitare lo stadio “bucato”.
La Champions League può riservare sorprese: ad una delle maggiori testate è capitato di non disporre del banco per scrivere la cronaca della gara; in quel caso, gli inviati sfruttano lo spazio di tribuna occupato dagli osservatori.

Quando lo scopo è commerciale, l’apertura è ampia: concordare prima l’intervista basta ed avanza. In generale, le interviste rilasciate nell’arco annuale sono poche; occorre la richiesta ufficiale alla società e la sua presa in esame.
Di fatto, nessun sito riesce ad intervistare un calciatore ed anche i quotidiani ricavano poco. Il calcio femminile e l’Under 23 hanno portato a concedere più di prima, ma stiamo parlando di temi poco gettonati.
Come noto, prima delle gare soltanto SKY può avvicinare i protagonisti. Dopo la gara, l’uomo intervistato prima da SKY si reca dai giornalisti della carta stampata; in questa fase, è possibile porre domande per pochi minuti. Questo non avviene in molti club.

Ringraziamo tutti gli inviati e restiamo in attesa di nuovi aneddoti.