Juventus-Genoa da Galante-Granqvist a Carlitos Tevez

di Giuseppe Gariffo |

Le sfide a Torino tra Juventus e Genoa degli ultimi decenni fanno fatica ad entrare nella memoria collettiva come partite indelebili. I grifoni sono reduci da cinque sconfitte consecutive allo Stadium, dove non segnano dal 26 Gennaio 2013 (gol dell’ex Marco Borriello). In uno score del genere, spicca tuttavia un dato curioso: i liguri sono stati l’unico club di serie A a superare indenni i primi due match allo Juventus Stadium, finiti con i punteggi di 2-2 ed 1-1 nelle prime due stagioni disputate nella nuova casa bianconera. Inoltre, nelle ultime cinque partite, tutte vinte dai padroni di casa, ben tre volte il punteggio finale è stato 1-0, con gli ospiti in partita fino all’ultimo secondo. Mai una sfida scontata, dunque, fatta eccezione per il rotondo 4-0 della stagione 2016-17. Vogliamo dunque citare tre precedenti che suscitino qualche emozione nel ricordo.

IL GOL FANTASMA

Per iniziare, dobbiamo tornare indietro fino al 18 Dicembre 1994. E’ il primo anno di Marcello Lippi sulla panchina bianconera, Juventus a secco di scudetti da 9 anni e che, nella giornata precedente, ha per la prima volta conquistato la testa del campionato ai danni del Parma, vincendo nettamente nel posticipo serale a Roma contro la Lazio per 4-3 (ma con 2 gol inutili subiti nei minuti finali), pur in formazione largamente rimaneggiata. C’è attorno ai bianconeri un entusiasmo sopito da anni, e il match casalingo della quattordicesima giornata contro il Genoa ha una doppia importanza: precede la sosta natalizia e, soprattutto, la sfida scudetto del Tardini contro i Ducali che si terrà alla ripresa del campionato. La Juventus non parte bene, i liguri di Marchioro alzano le barricate e prendono bene le misure al tridente bianconero, lo stesso che 17 mesi dopo solleverà la Champions al cielo di Roma. Tra Vialli, Del Piero e Ravanelli, il più attivo è tuttavia quest’ultimo. Nel secondo tempo è proprio Penna Bianca che, approfittando di una fase della partita con la Juve in forcing (dopo l’espulsione del genoano Bortolazzi, Lippi inserisce anche la quarta punta, il giovane Grabbi), incorna per l’1-0. Il Genoa è in 10 e la Juve è in controllo, eppure all’88’ su un cross di Ruotolo, il giovane stopper Galante arriva di testa sul pallone e centra il palo alla destra di Peruzzi. Il pallone prende una strana traiettoria prima che Paulo Sousa possa rinviarlo a centrocampo, ma nel frattempo, per l’arbitro Rodomonti, varca la linea. Così viene concesso il gol dell’1-1, con cui la partita si conclude tra le polemiche e le proteste di Bettega nel dopo gara. Le immagini non chiariranno mai se la palla avesse interamente varcato o meno la linea, anche se prevale tuttora la sensazione del “no”. La Juventus così viene scavalcata dal Parma in testa al campionato e vive una pausa invernale meno entusiasmante del desiderato, ma la cavalcata trionfale riprenderà l’8 Gennaio, proprio in casa della squadra di Nevio Scala.

“NON SE L’È SENTITA”

E’ la ventiduesima giornata, i rossoblu allenati dal redivivo Ballardini si presentano allo Stadium per affrontare una Juventus lanciatissima verso il secondo scudetto consecutivo, già a +5 sulla Lazio in un torneo in cui alla fine sarà il Napoli di Mazzarri l’unica concorrente diretta, ma non troppo, alla vittoria finale, mai messa in dubbio dagli eventi. Le occasioni del match sono abbastanza a senso unico, gli uomini di Conte dominano ma sbloccano la gara solo al 10′ del secondo tempo quando, dopo una bella azione di prima, Quagliarella, complice la deviazione di Granqvist, trafigge Frey. La Juve spreca però, arretra, e dopo un quarto d’ora l’ex Borriello approfitta di un bel cross dalla destra, vincendo un duello aereo con Barzagli e battendo Buffon. I bianconeri si rituffano in avanti, costruiscono svariate palle gol, reclamano un rigore abbastanza netto per una trattenuta di Antonelli su Vucinic ma non riescono a riportarsi avanti nel punteggio. I ricordi di quella partita rimarranno comunque più legati a quanto accadde al 93′: su un cross di Lichtsteiner, Granqvist intercetta platealmente con la mano. Guida propende per il non rigore. Arrabbiatissimo, a fine gara, Antonio Conte, con incedere minaccioso e proteste vibranti, si dirige verso la giacchetta nera campana, rea di non aver assegnato il penalty e di essersi giustificato, con i calciatori della Juventus, con l’ormai celebre frase “non me la sono sentita di fischiare rigore“. I due punti persi non incideranno sulla classifica (la Lazio perderà, il giorno dopo, in casa contro il Chievo), mentre il tecnico salentino pagherà la reazione a finale con due turni di squalifica.

GOLAÇO DELL’APACHE

Ventottesima giornata di campionato senza storia, con la Juventus già a +14 sulla Roma, seconda. E’ il 22 Marzo, e i bianconeri solo quattro giorni prima avevano passeggiato al Westfalenstadion di Dortmundnegli ottavi di Champions, regolando con un 3-0 a domicilio gli uomini di Klopp. La partita non ha, come prevedibile, contenuti tecnici esaltanti. Il Genoa si affaccia spesso nella trequarti bianconera ma senza grande pericolosità, la Juve crea ma senza grande convinzione e costanza. Poi, a un certo punto, arriva un marziano che la decide (alla fine sbaglierà il rigore del 2-0, ma chissenefrega…)