La Juventus tra diritti ed obblighi

di Giacomo Scutiero |

Lo scrittore britannico Maugham determinò le armi in possesso della società: il diritto, l’opinione pubblica e la coscienza. Costui era cattivo, ovvero crudele e cinico, ma allo stesso tempo faceva amare le debolezze raccontate con umanità.

Discostandoci da giurisprudenze e debiti, parliamo del diritto come ragione e facoltà e dell’obbligo come dovere e responsabilità.

Otto scudetti consecutivi conferiscono tutti i diritti di essere considerato il migliore. Quando sei anni luce avanti, nonostante le per ora non concesse involuzioni proprie ed evoluzioni altrui, comunque nessuno riesce a vederti e tantomeno toccarti.

Per quanto detto e vinto, parte dell’opinione pubblica osa parlare di questo: diritto di non vincere. Evidentemente, questa ignora la coscienza del club, la mira di Agnelli e tutto quello che implica lo slogan-sprone di decenni storici.
La Juventus non conosce la legge dei grandi numeri e, se la conoscesse, non vorrebbe rispettarla: tante vittorie, tanti benefici; tanti diritti, tanti doveri.
La sequela di trionfi sarà mai l’attenuante generica della prima non vittoria.

 

A proposito di coscienza, Maurizio Sarri.
Nel pieno rispetto della persona, ci atteniamo esclusivamente alle notizie che il club comunica ufficialmente e scansiamo ogni altra molesta indiscrezione.
Non ce la faccio senza sigarette”, che è già un importante problema esistenziale; nella fattispecie, la cura della polmonite che lo rende non idoneo all’esercizio della sua funzione, diventa un’intollerabile irresponsabilità che la stessa società dovrebbe sottoporre a censura.
Sì, è un diritto di Sarri fumare facendo male a sé stesso soprattutto in questa fase; sì, è un diritto-obbligo della Juventus scoraggiarlo in quanto nuovo dipendente da appena due mesi.

Visto che il mercato sta finendo, finiamo col mercato.
La rosa è tracimante e, senza alcune uscite, più di un grande giocatore rimarrebbe fuori lista/e. Come fosse l’ultima settimana prima dell’appello d’esame, Paratici & co. ne provano di ogni: scambi, prestiti secchi, prestiti con diritto di riscatto, prestiti con obbligo di riscatto…Il diritto fa rima con prestito mentre l’obbligo fa rima con cessione, e c’è tutta la differenza di bilancio. Ad oggi, due non esattamente pivelli come Rugani e Mandzukic non sarebbero associati alla Champions League.
Indubbiamente, s’è fatto tardi. Indubbiamente, anche andassero in porto gran parte delle sperate cessioni, la dirigenza ne uscirebbe con l’etichetta di impreparata e fortunata piuttosto che brava.

 

Loro hanno il diritto di continuare a lavorare; noi abbiamo l’obbligo di continuare a credere che, ancora una volta, abbiamo paventato invano precoci grattacapo.