Bastava sbloccarla (insistendo sulle corsie)

di Jacopo Azzolini |

Pjanic

Dal 2012 a questa parte, in tutti i gironi giocati, la tradizione vuole che in casa la Juventus si complichi inutilmente la vita contro un avversario considerato all’unisono abbordabile. Per più di due terzi della sfida con l’Olympiakos, si sono accumulate le medesime sensazioni negative della stagione passate, per quanto i bianconeri stessero premendo con forza e il gol sembrasse sempre più vicino.

Alla fine l’ha risolta – sì, era una gara che bastava sbloccare – l’uomo più atteso, sceso in campo nel momento di massimo forcing: Gonzalo Higuain, inserito nel contesto a lui congeniale, con la squadra quasi costantemente in area. E la prima palla buona (gran giocata di Mandzukic, tornato da poco esterno) si è tradotta in un gol tanto importante per il Pipita quanto decisivo per la Juventus.

Comunque, per come si è evoluta, è stata una partita che la Juve ha dovuto obbligatoriamente giocare all’attacco quasi per intero contro una formazione che definire passiva è un eufemismo (anche se le ripartenze sono state più organizzate di quanto fosse logico aspettarsi). E visto che lo scopo primario della campagna acquisti è stato quello di migliorare la fase offensiva, la sfida con l’Olympiakos ha fornito spunti già degni di nota.

Come già accaduto con la Fiorentina, è sempre più palese quanto la squadra sia Pjanic centrica. Senza il bosniaco, manca naturalezza e rapidità sia nella verticalizzazione che nel cambio gioco. Per quanto Bentancur stia avendo un impatto monstre (sulle sue doti da interditore, anche in progressione, ci sarebbe da scrivere un libro) e palesi una eccelsa pulizia nello smistare palla, non è ancora in grado di assolvere tali funzioni. E se vengono a mancare anche gli strappi di Matuidi, non nella sua migliore partita, la manovra è troppo compassata.

Si può dire che la Juve abbia capito un po’ troppo tardi che per vie centrali l’Olympiakos era difficile da scardinare, scegliendo di affidarsi alle corsie esterne leggermente in ritardo. Quando Douglas Costa è stato isolato nell’uno contro uno, si è capito quanto il brasiliano sia un profilo di categoria superiore: facilità di dribbling e di cross (ben 13) fuori dal comune. Vanno però sfruttate di più queste situazioni, evitandogli quelle ricezioni statiche (è meno bravo a partire da fermo) che gli tolgono potenziale. Comunque, allargando il gioco sulla sinistra, le palle gol arrivavano con facilità.

Meno bene invece la fascia destra, con Sturaro che non è stato bravo a coprire l’ampiezza del campo, non fornendo l’adeguato supporto né a Cuadrado prima né a Douglas Costa successivamente. Il colombiano – non in serata di grazia – è quindi andato sul fondo con scarsa costanza, e una di quelle rare situazioni è nata da un lancio lungo per Mandzukic (che sul cross successivo ha sfiorato il gol di testa).

Per quanto riguarda la fase di non possesso, va annotata qualche difficoltà nel ripiegamento in occasione dei contropiede rivali, col tentativo di riconquista della palla non sempre efficace nelle situazioni di contrattacco in campo aperto (spesso nati da corner a favore). Fortunatamente, però, Barzagli è stato letteralmente insuperabile, con pochi di questi tentativi che quindi si sono tradotti in concreti pericoli.

In sintesi, Juve ha fatto il proprio dovere, ora bisogna cercare di archiviare la pratica con lo Sporting Lisbona. Magari, già coi portoghesi gli automatismi offensivi saranno ulteriormente affinati, e sembrerà fuori da ogni logica arrivare alla vigilia col dubbio della titolarità di Higuain.