Juventus-Barcellona ai tempi del colera

di Valeria Arena |

Qui la notizia è che nessuno ha più santi in paradiso. Forse solo Messi, che nella stessa sera ottiene due regali di Natale anticipati, le dimissioni di Bartomeu e la certezza che stasera sarà l’unico gallo nel pollaio, per cui i riflettori, e i nostri occhi, non potranno più dividersi per due.

Persino Pirlo, il prescelto, l’uomo che salta la fila e non conosce la gavetta, ha dovuto costatare che di frasi sceme in giro se ne dicono parecchie, ma mai come quelle che vogliono i principianti e gli audaci aiutati dalla fortuna. Semmai quelli sono i bravi, ma qui è ancora tutto da definire. E poiché l’anno è quello che è, ci sono volute solo cinque giornate, due cartellini rossi, due centimetri di fuorigioco, due rigori contro, due positivi al Covid-19, di cui uno che vale per dieci, svariati giocatori indisponibili e una squadra che non si presenta in campo, per metterlo spalle al muro e fargli dire in conferenza stampa, quella pre Juve-Barcellona, che al momento opportuno avrebbe fatto la conta, realizzato chi fosse disponibile e scelto gli undici da mettere in campo. È tutto qui, un carpe diem di emergenza ed è a questo dobbiamo abituarci fino a data da destinarsi.

Perché si è un po’ tutto livellato, nel senso che camminiamo tutti insieme nella sulla stessa fune. Il Liverpool e il Paris Saint German giocano dimezzati, il virus non risparmia nessun fuoriclasse, anzi, li sceglie proprio con il lanternino, gli stadi continuano a rimanere vuoti o a svuotarsi e la vigilia di ogni partita diventa un buon momento per accendere un cero a chi riteniamo ci possa aiutare di più dall’altra parte. Sembra davvero quella canzone di Dalla, la più bella del mondo, diciamolo pure, in cui noi mortali stiamo qui a scoprire ogni giorno di avere un nuova malattia e i brutti uccelli, altrove, continuano a correre dietro i tuoni e pettinarsi in attesa della fine del mondo.

E a proposito di poeti, anche Samuele Bersani cantava che vivere in emergenza anestetizza l’anima, esattamente come questo Juve-Barcellona che solo un mese fa sembrava l’appuntamento dell’anno, la notte in cui i Federer e Nadal del calcio si sarebbero nuovamente sfidati, in barba all’età e alla differenza geografica, e il mondo avrebbe finalmente guardato noi e non più gli altri, e che adesso è diventato un appuntamento, importante, importantissimo, certo, da spuntare. Una sfida quasi asettica, proprio come lo stadio che la ospiterà.

Per carità, non sono mica rimasti quattro idioti a disputarla, ma ancora una volta è l’aspettativa che ci ha fregato, insieme a quella convinzione tutta umana di poter controllare il corso degli eventi. Poi se vogliamo sfidare il destino e rimanere ottimisti nonostante le circostanze, possiamo pure ricordare che persino a Florentino e Fermina dell’Amore ai tempi del colera di Marquez ci sono voluti più di cinquantatré anni per ritrovarsi e fare l’amore (e non vorrei diventasse la biografia ufficiale della storia tra la Juventus e Champions League). E come in Bogart e Ingrid Bergman in Casablanca avranno sempre Parigi, noi, guardando invece al futuro, avremo ancora il ritorno a Barcellona. O un quarto, o una semifinale, o, chissà, una finale, Covid permettendo.

In tutto questo si fa fatica a dimenticare Pirlo, al suo primo esame da allenatore di un certo livello e, in generale, alle prese con le impalcature della sua seconda vita, quella durante la quale, e lo sta imparando a sue spese, non si vive di rendita rispetto a quella precedente. Per i presuntuosi, poi, è doppiamente complicato accettare che le meraviglie dei venti/trent’anni anni non possano ripagare tutto quello zoppicare, normale, normalissimo, certo, dei quaranta, così com’è difficile accettare che esiste una forza più grande e forte di te, con più senso dell’umorismo, che ti mischia le carte e ti rovina i piani.

Lo sta imparando anche Ronaldo, che guarderà Messi dal divano, imprecando contro gli Dei, come tutte le volte che sbaglia un gol e urla al cielo “solo uno”, con oltre 700 all’attivo. E chissà che non abbia davvero scatenato la loro ira con tutta questa mancata riconoscenza.


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