Juventus e Atalanta: incroci e storie di grandi capitani

Nonostante sia saltato il primo dei due impegni casalinghi contro l’Atalanta, non slitta il viaggio tra i ricordi, curiosità e aneddoti della memoria juventina. Del resto, non si può che legare l’immagine della società orobica a due grandi campioni bianconeri che, non a caso, occupano attualmente due delle prime tre posizioni nella classifica “all time” di presenze con la maglia della Juventus: parliamo di Gaetano Scirea e Alessandro Del Piero, rispettivamente terzo e primo di questo prestigioso podio.

Una serie di fattori tra i quali anche il rispetto eterno per la sua memoria, ci portano a partire dal nostro Gai, il signore della difesa, l’eleganza fatta calciatore, un misterioso e inimitabile connubio tra signorilità dentro e fuori dal campo.
Come molti sanno, Scirea, figlio di emigranti siciliani, iniziò la sua carriera tra le giovanili dell’Atalanta addirittura come punta, salvo poi iniziare un lento percorso di arretramento del suo raggio d’azione con il quale riuscì in pochi anni a ricoprire quasi tutti i ruoli, fino ad entrare nella Primavera della squadra bergamasca in cui l’allenatore, Ilario Castagner, gli ritagliò la posizione di libero che lo avrebbe consacrato nella storia del calcio italiano e mondiale.

Dopo il primo campionato in serie A che si concluse con la retrocessione dell’Atalanta in cadetteria, Gaetano scelse di restare a Bergamo anche in serie B e fu proprio quella stagione 1973-74 disputata per intero da titolare al centro della difesa,  in coppia con l’attuale presidente atalantino Antonio Percassi, che lo fece notare all’attenta dirigenza della Juventus: Giacomo Randazzo, all’epoca dirigente dei nerazzurri e uomo di fiducia dell’allora presidente Achille Bortolotti, racconta che nell’estate del 1974 accompagnò personalmente il suo presidente all’appuntamento richiesto dalla Juventus fissato in una tenuta del novarese di proprietà della famiglia Agnelli, e che non fu un incontro semplice nonostante i buoni rapporti che da sempre legavano Bortolotti e Boniperti, soprattutto a causa di un aspro scontro sull’accordo economico da prendere per siglare il passaggio del giocatore in maglia bianconera.
Ma l’affare si fece, e Bortolotti, tornato a casa con contropartita pecuniaria e tecnica e addirittura tre sacchi di riso, dopo pochi giorni portò personalmente Scirea da Boniperti dicendo più o meno: “Che sia un grande campione dovrà dimostrarlo, ma che sia già un grande uomo posso garantirlo io

Il resto è storia ben nota, con tanto di epilogo tragico e prematuro: 552 presenze ufficiali, 32 gol, ZERO espulsioni e tutti i trofei esistenti vinti con la maglia della Juventus, oltre ovviamente al campionato del Mondo conquistato con la nazionale italiana la cui ossatura era composta da almeno 8/11 della sua Juve.
Nessun altra descrizione aggiuntiva, nessun altro numero potrebbero raccontare meglio questo campione.

Domenica 13 Maggio 2012, una data che difficilmente un tifoso bianconero non ricorda.

Ultima di campionato, un campionato non comune in quanto è il primo che la Juventus vince nel post calciopoli, decisamente a sorpresa e oltre i più ottimistici auspici dell’ambiente, ma soprattutto ultima gara di serie A e ultimo gol di Alessandro Del Piero (l’ultima gara ufficiale Alex la disputerà una settimana dopo, nel contesto della sfortunata finale di coppa Italia persa contro il Napoli).

Negli ultimi mesi di quella stagione  Del Piero aveva fatto discutere ben oltre il livello normale che il nome del campione di San Vendemiano comportava, a seguito del celebre congedo anticipato (e forzato) che il presidente Andrea Agnelli gli aveva imposto in autunno, durante un’assemblea dei soci, per mettere fine ai discorsi sul futuro del capitano e su quante possibilità ci fossero che potesse allungare di un altro anno la sua carriera.
Sempre più panchina e meno campo, tanto che per trovare il primo gol Alex dovette aspettare Gennaio e una gara di coppa Italia con la Roma, e anche se nella volata finale della stagione i suoi pochi gol furono tutti dannatamente belli e decisivi, l’appuntamento con il destino e con la più fiabesca delle conclusioni che una favola possa avere, doveva compiersi proprio in quel pomeriggio di Maggio.

La Juve neo scudettata deve affrontare l’Atalanta negli ultimi 90 minuti del campionato per poi concedersi a fotografi e spettatori per la passerella finale della cerimonia di premiazione e, di rosa vestita, scende in campo guidata e capitanata per un’ultima volta dal suo uomo simbolo.
Sbloccata rapidamente la pratica con un gol di Marrone, Del Piero si prende la scena al minuto 28 quando una percussione di Giaccherini sulla fascia sinistra, consente all’ala toscana di appoggiare all’accorrente capitano che, con la consueta grazia, stoppa la palla di destro e piazza dai 20 metri un tiro precisissimo all’angolino sinistro della porta avversaria, tra il tripudio del popolo juventino che poco dopo l’inizio del secondo tempo tributerà a Del Piero oltre dieci minuti di applausi, lacrime e cori, in un contesto che poi sarà descritto da chi era presente in campo e sugli spalti, come assolutamente anomalo e mai visto durante una partita di calcio.

Anche in questo caso parlano i numeri con 705 presenze ufficiali, 289 gol, tutti i trofei possibili conquistati ad eccezione della Coppa UEFA e, proprio come Scirea, un campionato del mondo con la nazionale italiana.

di Nevio Capella

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