Juvendiade – Torino bianconera est!

di Annalisa Scassandra |

 

Prosegue il racconto epico-ironico delle gare bianconere, è la volta del derby!

Già il carro del Sole nel cielo compiuto avea mezzo giro, la pasta era calata e Gualtiero Mazzatti avea già controllato la sua meridiana da polso, tutto era pronto per la pugna dell’urbe di Torino.

A quel punto però l’Ilare Acciughina, pastore di uomini, radunò la schiera degli atralbi iuventini dai possenti schinieri e, racchiudendo un “Puttana mahialah!” tra la chiostra dei denti, disse: “Miei soldati valorosi, e poi sì, anche tu: Sturaro! La sventura si è abbattuta sull’accampamento di Vinovo, generose di campioni alme travolgendo d’infortuni. Molto adirati con noi sono gli dei che mancate ecatombi perfette ci rinfacciano! Il nostro Gonzalo, fame infinita, tutti i montoni pronti per il sacrificio divorò. Ma se sull’altare offriremo undici bovini, il nume della vittoria propizio tornerà a noi, anche se Atena ciuccio-azzurro ci è ostile.”

Acclamarono rumorosamente i guerrieri strisciati che a correr s’accinsero lungo le linee del verdeggiante prato. Tuttavia Zeus, di cazzimma interista repleto, diverso consiglio divisato avea: “Or si parrà il vostro fatturato”, disse e, in uno scontro con l’estremo difensor bovino, il Pipita, goleador divino, fe’ cadere sul prato come fiore purpureo dall’aratro reciso.

Grande amarezza scese nel cuore all’Acciughina e più non rattenne smadonne tra i denti. Bagnavano di pianto gli occhi i compagni e dolenti gli chiedevano: “Pipita, e ora che cazzo facciamo?” E Gonzalo Telamonio, potente nell’appetito, parlò alate parole e disse: “Sacrificare è d’uopo un Gallo Belotti ad Esculapio, acciocché al più presto io ritornar possa nella pugna pedatoria.”

Stupirono i compagni atrialbi e alla caccia si misero del Gallo nella turba bovina. Nel frattempo in campo comparve il giovane Bernardello, braccio tatuato e ciuffo ribelle, che, indossata l’armatura di Gonzalo, faceva strage di guerrieri granata, poderoso assist offrendo per lo piede di Alexandro Magno il mulatto, che del vantaggio la rete siglò.

Feroce infuriava lungo il campo il giovine Bernardello simile a un dio, spargendo il terrore tra la mandria bovina. Molto incitava con forza tutti i compagni che, di nuovo vigor nelle membra e nuovo schema di gioco adottando, dell’arma taurinense facevano brandelli, prova di virtù mostrando, lottando contro il Fato avverso e l’infermeria piena. Al lazzaretto era scampato per miracol lo slavo Pjanic, destatosi guizzante dopo un’impunita martellata del bove Ansaldo, fabbro di nome e di fatto.

A quel punto Marte dio della guerra e dei piede a martello, falloso consiglio pose nel cuore a Giorgione Chiellini, piede quadrato, che, memore delle parole di Gonzalo, la mano pesante abbatté sul Gallo Belotti e questi, mostrando gran dolore, cadde come corpo morto cade.

Infuriarono a quel punto i sodali taurinensi e gli antistrisciati tutti, poiché niuna sanzione vi fu per il fallo del Chiello e in preghiera si volsero al potente Magistro Pecoraro per impetrar presso di lui giustizia con la prova televisiva.

Non soddisfatto l’egìoco Zeus, incazzato a bestia per la sconfitta dell’Internazionale, e saggiar volendo nuovamente del fatturato juventino la potenza, nuova sventura fe’ cadere sulla schiera atrialba, che, vestendo i panni di Rincon el general, sul ginocchio del giovane Bernardello braccia tatuate s’abbattè, ad uscita precipitosa costringendolo. A quella ennesima mutilazione le schiere tutte del popolo bianconero finiron al solito ad invocare l’amata cittadella: “Oh, Grandissima Troia!

Ma indarno, ormai, ché Vittoria la virtù guerriera bianconera premiò, sicché, al fin della cruenta pugna, levando gli occhi alla classifica, Gualtiero Mazzarri della potente disfatta incolpò il caso, gli dei e l’infortunio di Gonzalo Telamonio, e si rivolse quindi a Zeus e ad Esculapio, Dio della Medicina, dicendo amare parole: “O Dei, capisco che volevate farci un favore debellando le schiere bianconera, ma la prossima volta perché non vi fate un po’ i cazzi vostri?”

 

Continua al prossimo Canto.

 

Qui il primo canto della Juvendiade: Lo Scontro con i Perfidi Albionici