Juvendiade – Lo scontro con i perfidi Albionici

Iniziamo da oggi il racconto epico-ironico delle gare bianconere, si parte con Juve-Tottenham

 

Al risuonare dell’inno celeberrimo s’affrontarono nella pugna cruenta gli atrialbi strisciati avverso la schiera inviata dalla perfida Albione: proseguir desiava ciascun di loro lo cammino che alla conquista del cratere orecchiuto menava.

Molto infuriava sugli spalti la turba tifante, che ivi radunata s’era a sostener l’impeto dei suoi. Gonzalo Telamonio, pingue baluardo dei bianconeri, per primo sfondò l’albionica difesa, che, simile a tenero burro, di fronte al piè del valente guerriero si sciolse siccome fa la neve al primo sol di primavera.

Stupì sulla sua panca MoltoPoco, capo del popolo bevitore di tè, e nera notte gli scese nel cuore allorquando Gonzalo, potente nel tiro, rigore insaccò alle spalle dell’estremo difensor di Londinium.

Dai bordi del campo con molta halma fregavasi le man soddisfatto per l’aristia goleadorica l’Ilare Massimo Acciughina, condottiero di uomini, che il 4231 adoprando pareva sfangata l’avesse pure stavolta. Ma a Zeus padre non piacque ciò, che de la pugna il vincitor s’avesse dopo soli nove minuti, poiché sottoscritto avea costoso abbonamento per la Champions con la paytv.

E allora Ermes Argheifonte inviò a infonder vigore alla schiera anglosassone, che molto correva lungo il prato verde per conquistar palloni e passaggi, smorzando l’avanzata dell’esercito strisciato. S’avvide del pericol Gonzalo Telamonio e molto incitava i compagni a eguagliar nella corsa e nel possesso palla il nemico. Ma Zeus, probabilmente tifoso interista, il disegno guastò e a Khedira, il gallico-cartaginese, lento nel piede, fece intendere che, al posto di correre, camminare bisognava e così quello passeggiava tranquillo, lungo la linea del verdeggiante campo, ai richiami di Acciughina sordo.

Terribile l’urlo “Puttana mahiala!” s’udia, ma indarno, ché il Tottenham, cuor di Kane, il 2-1 siglò. Allora Atena, ciuccio-azzurro tifosa, per antico odio, di Gonzalo sconvolse la mente, sicché quegli, secondo rigore merdeo tirando, fallì del 3-1 il sigillo.

Intanto Nestore Buffon, vegliardo d’antico pelo, dalla cui bocca uscivano smadonne più dolci dell’ambrosia, ricoverte le mani con gli usati guanti, a difender s’industriava la porta dagli assalti nemici. A nulla i prieghi e gli scongiuri di Ilaria dalle belle guance valser di rifugiarsi con lei presso l’altare sacro al Cielo, ché quello, alla sua scommessa fedele, giurato avea di continuar a giocare finché vigore nelle membra gli Dei di Eupalla dato gli avrebbero.

E con le ultime forze rimaste il vegliardo un tiro imbelle di Cuor di Kane parò, ma poscia, nella seconda metà della tenzone, a cazzo di cane la barriera dispose e sul destro poco potente del vichingo Eriksen si lanciò vieppiù lasso, con la beffarda sfera insaccantesi dietro le sue longeve spalle. “Oh Troia!”, si levò in alto l’urlo di Buffon baluardo, invocando l’antica urbe all’entrata dell’Ellesponto.

A quel pari della disfida, ammutolirono gli spalti, avverso il fato, contro la nefasta Coppa dai possenti timpani auricolari e contro le numerose vittime d’infortunio a Vinovo, molto imprecando. Atena, ciuccio-azzurro tifosa molte se ne ebbe a godere sibilando giuliva il suo motto sempiterno: “#FinoAlConfine”. Non sapeva ella che le sue schiere callipalliste avrebbero di lì a poco gran merdea figura rimediato contro germaniche genti.

Infine Zeus sulla bilancia pesò le sorti e vide che ancor essa non pendeva a favor né degli strisciati di Augusta Taurinorum né dell’albionica schiera e così profetizzò: “Il mese di Marte arbitro forìa del destino delle due duellanti, così ripagato sarò de li soldi per l’abbonamento spesi.

Continua al prossimo Canto.