Vantaggi e limiti della Juve col trequartista

di Alex Campanelli |

In principio era 4-3-3, lo schema che Maurizio Sarri aveva imposto a Napoli dopo qualche esperimento iniziale e che fu punto di partenza e di arrivo anche del suo Chelsea. L’assenza di Douglas Costa, vero regista offensivo della sua primissima Juve, ha spinto il tecnico a tornare agli albori del suo esordio in Serie A, a quel 4-3-1-2 che ne aveva fatto le fortune a Empoli, poi velocemente mandato in soffitta in quanto poco adatto alla rosa del Napoli. Ora Sarri sembra aver trovato la quadratura in bianconero proprio col trequartista, ma è davvero questo il modulo giusto per far rendere al massimo la Juventus e per valorizzare al meglio tutti i calciatori a disposizione?

Sin qui si sono alternati, nella posizione di trequartista titolare, Bernardeschi (8 presenze dal 1′), Ramsey (4 presenze) e Bentancur (una presenza), ai quali va aggiunto Douglas Costa, inserito più volte a gara in corso come raccordo centrale piuttosto che nel suo habitat naturale sulla fascia. I numeri in fase di rifinitura e conclusione dell’azione dei trequartisti bianconeri sono tutt’altro che eccellenti: nelle 13 partite prese in esame, i titolari schierati da vertiti alti del rombo hanno fatto registrare 2 gol (Bernardeschi col Leverkusen e Ramsey con la Lokomotiv, peraltro sugli sviluppi di un piazzato) e 0 assist, con appena 1,2 key pass a partita, decisamente poco per chi occupa tale mattonella in campo.

Il trequartista di Sarri assume però un’importanza cruciale in altre due fasi. In quella di palleggio, l’inserimento di un ulteriore giocatore dal piede educato (la cui influenza è spiegata bene da Claudio Pellecchia), come Ramsey e Berna, fa sì che la Juventus possa contare su un appoggio in più in mezzo al campo, aumentare la frequenza e la qualità degli scambi in fase centrale e dunque la probabilità di disordinare i reparti avversari, pescare l’uomo tra le linee e mandare gli attaccanti al tiro in posizione vantaggiosa, come nel gol di Higuain all’Inter.

In fase di pressing emerge invece chiaramente come il giocatore tra centrocampo e attacco voluto dal mister non possa essere un fantasista in senso stretto (come Ozil e James Rodriguez, ad esempio), quanto un giocatore dalle spiccate doti fisiche e tattiche: il trequartista ha il compito di alzarsi sistematicamente insieme alle punte, schermare il passaggio verso il centrocampista centrale avversario e nel contempo mettere pressione al portatore, con le due punte a scivolare lateralmente (come illustrato da Dario Pergolizzi), anche se non di rado troviamo i tre uomini in avanti scambiarsi i compiti. E’ un lavoro delicato e fisicamente dispendioso, che sin qui Ramsey e soprattutto Bernardeschi stanno portando avanti in maniera egregia, il quale spiega perché Sarri stia puntando con insistenza sul 33 nonostante il suo periodo di scarsa brillantezza.

Il 4-3-1-2 appare inoltre l’unico modulo possibile per schierare contemporaneamente Dybala e Higuain, o addirittura entrambi gli argentini insieme a Cristiano, col 10 a fare da raccordo centrale, anche se Sarri ha spesso lasciato intendere che tale soluzione, almeno per ora, è praticabile solamente a gara in corso, per evitare scompensi all’impianto della squadra. Il rombo ha rilanciato, pur senza rivitalizzarlo, Bernardeschi, ha permesso a Cuadrado di slittare a terzino senza che ci fosse bisogno di un’ala per sostituirlo, ha permesso a Ramsey di inserirsi nella Juventus partendo da una posizione a lui congeniale; l’unico grande escluso da questo sistema appare, al momento, Douglas Costa.

Secondo Sarri il brasiliano in quel ruolo “se impara 2-3 movimenti può essere devastante“, ma al momento Douglas è apparso poco più che un pesce fuor d’acqua nel giocare tra le linee. Spesso inserito nell’ultimo terzo di gara per dare la scossa alla partita, la Juventus si era abituata ad appoggiarsi a lui sulla fascia per dare il via ad azioni pericolose, magari permettendogli di prendere il fondo, dialogare coi terzini o puntare uno o due uomini, cose che tra gli spazi intasati del centro del campo non può sistematicamente fare. Anche in occasione del gol pazzesco contro la Lokomotiv Costa era stato inserito come trequartista, è stato il giocatore stesso a venirsi a prendere palla e spazio sull’out di sinistra, la sua posizione preferita.

Sarà il 4-3-1-2 dunque il punto d’arrivo della Juventus di Sarri? Molto dipenderà dal recupero di Douglas Costa, dalla possibilità di impiegarlo con continuità e dalla sua capacità di adattamento nel ruolo di trequartista, qualora l’allenatore decida di insistere su di lui in tale posizione. Importante sarà inoltre la capacità di Ramsey e Bernardeschi di adattarsi, eventualmente, al ruolo di mezzali: se la Juve tornerà al tridente, o se Douglas diventerà il vertice alto titolare, l’ex viola e il gallese dovranno abbassarsi a centrocampo per trovare spazio, trovandosi a sgomitare in un reparto già folto ma che gioverebbe sicuramente della loro qualità. Poter contare su almeno uno dei due in mediana assieme a Pjanic, su Douglas Costa e Cristiano sulle fasce e uno tra Dybala e Higuain al centro alzerebbe vertiginosamente la qualità media della Juve.