Juventus – Tottenham 2-3: appunti sulla prima di Sarri

di Alex Campanelli |

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Avete presente l’approccio secondo il quale un nuovo allenatore dovrebbe entrare in gruppo in punta di piedi, senza gettar via quanto di buono fatto dal suo predecessore bensì integrandolo pian piano con i propri principi? Dimenticatelo completamente, la Juventus vista contro il Tottenham è una squadra che ha più o meno fatto tabula rasa del recente passato, ripartendo da zero secondo una filosofia diametralmente opposta. L’obiettivo di Maurizio Sarri è ambizioso, la mole di lavoro imponente, ma già in questa prima uscita stagionale si è intravista la strada tracciata dal tecnico.

Pronti-via, con una formazione senza volti nuovi ma con diverse novità, prima su tutte il pressing: se nella scorsa stagione Allegri aveva per la prima volta abbozzato una pressione più o meno organizzata con due-tre uomini, il pressing della Juve di Sarri appare decisamente differente, dato che oltre agli attaccanti salgono altissimi almeno una delle mezzali e il terzino di riferimento. Emblematici un recupero palla di Cancelo sullo spigolo dell’area di rigore avversaria e un attacco di Matuidi sul portiere Gazzaniga, addirittura fin dentro l’area piccola.

Non molto si è visto nel primo tempo, invece, in fase di impostazione, complice la pressione forsennata di un Tottenham evidentemente più avanti nella preparazione. Pjanic, spesso chiuso tra Son e un altro dei trequartisti, non sempre è riuscito a facilitare l’uscita della palla dalla metà campo bianconera, ma nelle poche occasioni utili ha dimostrato di poter fungere ottimamente da parete, offrendosi per lo scarico del pallone e restituendolo a uno-due tocchi, senza comunque lesinare sui lanci lunghi, preziosi per allentare la morsa degli Spurs.

Insieme a Pjanic, il regista occulto dei bianconeri è stato Joao Cancelo, l’uomo più cercato dal bosniaco e in generale uno degli juventini a giocare più palloni. Il terzino portoghese è apparso decisamente svagato in più occasioni, esagerando nelle percussioni palla al piede e negli appoggi complicati, ma la sua abilità nell’aggirare l’uomo e il suo puntuale proporsi sull’out offensivo ne hanno fatto una delle fonti di gioco principali. Al netto dell’atteggiamento, Cancelo resta probabilmente il difensore più adatto agli schemi di Sarri pur portando eccessivamente palla, tendenza che non piace al tecnico ma che contro il Tottenham si è rivelata importantissima per liberare la squadra dalla pressione avversaria.

Il nuovo atteggiamento della Juventus, con un possesso più codificato e meno orizzontale, ha portato dei prevedibili scompensi quando il pallone veniva perduto e diverse giocate, che tra qualche mese dovremo vedere mandate a memoria, hanno portato a incomprensioni che hanno spezzato in due la squadra. Proprio in un’occasione del genere, con un errore di Matuidi in appoggio, è arrivato il gol del Tottenham, facilitato anche da un’errata uscita di Bonucci. Tra gli altri singoli, praticamente invisibile Mandzukic, sempre preciso Rugani mentre Emre Can e Bernardeschi sono apparsi in comprensibile ritardo di condizione.

Nella ripresa la classica girandola estiva dei cambi sorride alla Juve; con il nuovo 11 gli Spurs faticano di più a portare un pressing efficace, mentre gli ingressi di Rabiot e Higuain (oltre a Demiral) rendono la Signora più solida e convincente, con la squadra che ora alterna ai tentativi di giro palla diverse verticalizzazioni direttamente sul Pipita, non sempre rapido ad andare in profondità.

In un momento interlocutorio della partita, la Juventus agguanta il pari con l’azione più bella del match, una combinazione sull’asse Ronaldo – Bernardeschi – Higuain che mette a nudo una falla difensiva dei londinesi e permette al Pipa di girarsi sul destro e battere Gazzaniga. A stretto giro di posta arriva il 2-1, con un bel cross basso di De Sciglio sul quale si avventa puntualissimo Cristiano Ronaldo. Il terzino ex Milan sarà però protagonista negativo sul successivo 2-2 del Tottenham, firmato da Lucas su assist di Ndombelé, col brasiliano perso proprio da De Sciglio a centro area. In generale comunque, grazie alla crescita di Bernardeschi e alla partecipazione alla manovra di Higuain, la Juve del secondo tempo appare più incisiva e meno disordinata di quella del primo.

Poco da segnalare sui primi minuti di de Ligt, che al battesimo del fuoco ha dovuto prendere in consegna un cliente scomodissimo come Harry Kane, per di più in un momento nel quale la Juventus si è scollata tra i vari reparti, come spesso capita al termine delle amichevoli in seguito alle molte sostituzioni. La squadra di Sarri avrebbe anche la palla della vittoria, arrivata sui piedi di Higuain in seguito all’ennesima verticalizzazione dalla zona di destra ma spedita a lato dall’argentino. Quando sembra ormai scontato l’epilogo ai calci di rigore, Kane si avventa su Rabiot intento a specchiarsi a centrocampo e da 70 metri beffa un distratto Szczesny.

Gli spunti e le novità, in 90′, sono stati moltissimi, neanche tutti indicativi del futuro della Juventus, vuoi per la fase embrionale del gioco di Sarri, vuoi per la condizione fisica ancora approssimativa o perché alcune soluzioni, se si riveleranno inefficaci, potrebbero essere abbandonate. C’è ancora sicuramente tanto da vedere ed è prestissimo per emettere giudizi, ma il progetto di Maurizio Sarri appare sicuramente intrigante e interessante.


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