Juve-Tottenham 2-2: va bene così perché… (LOOP)

Finisce così, 2-2, tutto rimandato a Wembley. E dici poco…

Partita shock, Juventus presa a palla sul naso dal Tottenham dell’unico piemontese tosto tosto tra i protagonisti, considerato il Marchisio di questi tempi e il trattamento conseguente. Scoramento, sfiducia, rimembranze delle condizioni in cui la squadra bianconera andò all’Allianz Arena esattamente due anni fa (perché non si può dire non si sia fatta collezione di grandi teatri dal 2015 a oggi, a partire dal Westafalen o ancora prima da Stamford Bridge, parlando dell’Europa di questo ciclo, campi dove nei 90 minuti sono più le volte in cui non si è perso).

Inizio così così, solo strappi, di Douglas Costa e Bernardeschi nella posizione per cui furono acquistati, larghi, a prendere follemente campo l’uno, a rientrare e tirare l’altro. Higuain si dà da fare, nessun dubbio, ma sembra avere già ottanta minuti nelle gambe.

Gli inglesi palleggiano sornioni, lo 0-0 può stare bene. E pensare che c’è chi lo firmerebbe tra gli juventini già nel pomeriggio. Dembelé ha libertà di fare lo N’Zonzi, più carne che pesce ma Kane è isolato. Deve abbassarsi Eriksen. Il ritmo non decolla.

Proprio il danese, quando lo Stadium non canta da diversi minuti, mette una pietra sui sogni dei 40.000 accorsi a Torino tra larghe delegazioni pugliesi e gruppi di Moncalieri e Collegno già fuori dalla Sud alle quattro del pomeriggio (tutto documentato nei collegamenti pomeridiani in diretta da parte di chi scrive). Fotografia: punizione centrale, Chiellini stende Dele Alli che fa una partita alla Nwankwo Kanu dei primi anarchici tempi, e Buffon vede cose prima del dovuto. 0-1 pesante, pesantissimo, quando non è ancora finito il primo tempo.

Partita a questo punto lievemente più intensa, la Juve reagisce nell’attitudine, ma Mandzukic non molla la fase difensiva e Pjanic ha illuminazioni nelle uscite a corrente alterna. In sintesi, si va negli spogliatoi con i pugni caldi per le imprecazioni degli juventini sulla bella parata di Lloris sulla più classica delle conclusioni da destra di Bernardeschi.

Nel secondo tempo, come si intuisce dal risultato finale, succede di tutto. Douglas Costa entra dentro il campo e i birilli diventano ostacoli da saltare per andare a caccia di un Higuain che deve aver bevuto qualcosa di buono. Entra anche Khedira, checché ne possano dire le pagelle postume. Un minuto: rigore proprio sul brasiliano che si invola con un po’ più di naturalezza di un Matuidi, steso sulla corsa da Sanchez dopo aver preso alle spalle Dier e Aurier in progressione. Solo traversa per Higuain, e se la palla fosse stata 15 centimetri più bassa, Lloris avrebbe pure parato.

L’inizio della fine? No, perché ci sono notizie peggiori. Kane sale di tono e inizia ad accettare le botte di Benatia (nel primo tempo ci aveva provato unicamente con un discreto sinistro dalla distanza). La Juve perde un contrasto a centrocampo, i mediani sono presi alle spalle, la difesa resta a metà strada come da copione in queste situazioni, imbucata perfetta e il 10 inglese, al settimo centro in sei partite stagionali in Champions, salta anche Buffon (che non può ripetere un Immobile-bis e un erroraccio-bis dopo il gol di Eriksen) e deposita. 0-2. Silenzio assordante. Fa freddo, freddissimo.

E’ finita davvero? Allegri è all’angolo, le partite vanno vissute mentre scorrono. Sono botte psicologiche. Botte da orbi. Buffon fa un miracolo su Kane che stacca da pochi passi. Higuain sfiora o divora il possibile 1-2 dopo aver duettato in contropiede con Pjanic e aver steso mezza difesa di una mezza difesa come quella composta da Sanchez e Venthongen. Fuori. Di poco, di pochissimo. Ma fuori. Lloris ringrazia il cielo. La fortuna aiuta gli audaci, tranne che in questo caso specifico.

E’ qui che inizia una nuova partita. E’ la partita di Higuain contro tutti, del solito beffardo Bernardeschi che una ne tocca e una combina agli avversari: controllo su cambio-campo, siamo dentro l’area, e Davies imita un tal Patric della Lazio travolgendo l’ex viola. Stavolta Higuain (due palle grandi così) non sbaglia anche se Lloris tocca: diagonale destro dagli undici metri, stando ben lontano dal palo che non si sa mai…

1-2. Lo Stadium esiste e pare sia pieno di juventini. Fa da mezzo di trasporto, Higuain è un mostro e il Tottenham palleggia bellamente accettando le parità dietro. Dei mostri bigogna aver paura, così come delle preghiere dei credenti allo stadio e a casa. Non è assalto, ma è impeto. E’ Juve #finoallafine, vecchia maniera, quella in cui il mondo bianconero si riconosce. Passione. Fino a un’apparente innocua ennesima punizione dalla media distanza. Pjanic non può tirare e allora può inventare. Da fermo è ancora un calciatore del livello richiesto: Higuain anticipa il movimento a uncino (posizione di partenza al limite, ciao VAR) e arpiona al volo di destro un tocco morbido bosniaco alla Eriksen. Potente, prepotente, liberatorio. 2-2. A 150 secondi dalla fine. Risultato giusto.

Va dunque bene così, 2-2, tutto rimandato a Wembley. E dici poco…

 

 

 

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