Juve-Toro 2-0: il 2018 e l’immaginario collettivo (con inciso su Khedira)

Sesta semifinale in sette anni, e gli juventini hanno scoperto una valvola di sportivo sfogo in più nell’opera di oggettiva bullizzazione del calcio italiano da oltre un lustro. È toccato al Torino, ma poco cambia, anche se lo scenario condito dal grosso di ciò che accade dal momento del 2-0 che chiude il discorso fa parte di ciò che riempie la pancia del tifoso dentro questo lungo periodo ai limiti dell’irripetibile (dal lato nostro, con tutto il bene, ci abbiamo messo Stephan Lichtsteiner). Inciso: visto che non esiste distinzione di peso e giudizio tra fallo in area e fallo fuori area, fosse stato da rigore, voi avreste sanzionato senza se e senza ma l’intervento di Khedira? Se ci state pensando anche solo due secondi in più, o state andandolo a rivedere sul vostro cellulare, allora tutto il chiacchiericcio è neutralizzato. Andiamo avanti.

Il lascito di questo derby di cui pochi si ricorderanno anche solo tra un anno può essere un lascito pesante. Più di tante altre gare che la Juventus ha portato a casa, tanto più in Coppa Italia. Perché dal lato dell’appassionato, di colui che vive per, di colui che spende per, di colui che soffre per, nonché anche dal lato della società checché se ne possa pensare, la partita conferma lo switch 2017 su 2018 di Massimiliano Allegri. Ovvero la Juve che sa essere Juve e vincere, che può capitalizzare oppure sprecare, ma che si dispone volitiva, con lo sguardo in avanti, per tutto il corso della gara. Non fraintendete: ci sarà da soffrire, da chiudersi, da compattarsi, e questo la Juve lo farà. È il tendere a qualcosa che fa la differenza, che cerca il salto: contro il Torino come contro il Bologna, come per 70 minuti contro la Roma, contro il Verona anche nella confusione, ma anche in un paio di gare prima, eccola la Juve che può difendere anche senza retrocedere se non ad avversario platealmente libero di pensare fuori dalle maglie del centrocampo con un uomo in più e della linea di pressione degli esterni bassi.

In realtà la questione è molto più articolata, ma fa senza dubbio da antipasto a ciò che offrirà il panorama del girone di ritorno di campionato e degli ottavi di Champions. Allegri ha un marchio di fabbrica, e questa volta la sensazione è che voglia lasciare un segno profondo, con o senza en-plein. Il calcio è fatto anche di cose di campo che sanno rimanere nell’immaginario collettivo. Sarà anche parcheggiato in garage, ma il 4231, quel 4231, per esempio, il suo piccolo angolo nella storia se l’è preso. Il punto è capire che la Juve sta cercando di andare oltre. Un buon inizio di 2018, no?