“Alza la testa, Morata!”

di Valerio Vitali |

Il periodo che sta attraversando la Juve non è dei più disastrosi, o perlomeno non è quello che abbiamo “ammirato” a ottobre/novembre. Questo è un punto basilare del discorso che parte dai numeri, che nelle ultime 25 partite stagionali, parlano chiaro. In questo lasso di tempo, chiuso tra i mesi di dicembre, gennaio e metà febbraio, i bianconeri hanno raccolto 20 vittorie. In mezzo, una qualificazione al primo posto del girone di Champions (dopo lo 0-3 al Camp Nou), una finale di Coppa Italia conquistata ai danni dell’Inter e una Supercoppa in bacheca contro gli acerrimi rivali del Napoli.

All’interno di queste 25 partite c’è stato qualche episodio dove si è girato “a vuoto”. Vedasi Fiorentina, Inter, Napoli. Ma la perfezione non è di questo mondo e non è lesa maestà ammettere che la Juventus stia pagando quei pareggi di troppo all’inizio della stagione, dove le difficoltà (per molteplici motivazioni) erano preventivabili. Quei match da “segno X” contro Crotone, Benevento e Lazio pesano più delle altre, anche più delle 3 sconfitte sopra citate. Con quei 6 punti avremmo oggi una percezione globale di questa squadra nettamente diversa. Noi, come i nostri avversari che invece oggi sghignazzano dinnanzi ad una Juve ormai fuori dai giochi, a parer loro.

La Juve deve alzare la testa. Ripartire dagli ultimi risultati ottenuti, ma soprattutto dalle prestazioni. Necessitiamo di ritrovare alcune certezze strutturali, come i gol di Morata in campionato. Il numero 9 spagnolo, chiamato col Porto ad un’altra prova da “bello di notte”, deve alzare lui per primo la testa (e non solo in senso figurato). Quel contropiede al San Paolo che avrebbe potuto portare il risultato sul pareggio e che invece si è arenato inspiegabilmente contro il muro difensivo partenopeo, lascia l’amaro in bocca a vederlo e rivederlo.

 

Un vecchio problema questo per il centravanti iberico, che si porta dietro sin dagli esordi della sua pur giovane carriera. Sembra quasi di sentirlo oggi Allegri quando gli urlava “alza la testa o ti tolgo dal campo”. Insomma, testa bassa e pedalare, ma solo in alcuni casi. Quella stessa “testa all’insù” che lo ha portato a realizzare quel contropiede meraviglioso di bavarese memoria.

La Juventus ora deve alzare la testa, tirare fuori l’orgoglio di una squadra che non è ancora morta. Una squadra che ha le qualità per imporsi sia sullo scenario italiano che internazionale. Aspettando quel Godot (al secolo Paulo Dybala) che puo’ e deve essere l’ultima freccia ad un arco non così povero come lo si vuole dipingere.