Juve, ora è tempo di preoccuparci

di Riceviamo e Pubblichiamo |

Di Zagar il Nero

Mi sono tornate le bolle. Da qualche tempo le sentivo, minacciose. Lì, sottopelle, pronte a riprendere il sopravvento. Dopo 11 minuti di Roma-Juve è spuntata la prima. Da quel momento in poi non ho avuto più pace. Ogni palla spedita indietro, poff, una nuova bolla. Ogni palla riconsegnata agli avversari, po-poff, doppia eruzione. Alla fine della partita, mi sentivo un pluriball. Come ai tempi di “halmahalma”. Pieno di bolle e con le palle girate. L’indigesta supponenza al piccolo trotto si sta riproponendo come un piatto di peperoni a cena. Lo stomaco non ne può più.

Stare sopra di 2 dopo 10 minuti appena, e poi assistere ai tentativi autolesionisti per i restanti 80 più recupero, indispone. Abbiamo fatto di tutto per rimettere in gioco la Roma. Ma la squadra di Fonseca s’è rivelata Rometta. Nonostante gli sforzi degli 11 in campo con la maglia del Bari, gli 11 con la maglia del Verona sono riusciti a fare poco o nulla. Deprimente da qualunque punto la si voglia vedere.

E questi sarebbero i miglioramenti strombazzati dopo la partita col Cagliari? In questo consisterebbe il cambio di gioco e mentalità? Questo il frutto di sedute di allenamento finalmente libere dall’ansia di giocare una volta ogni tre giorni? Sarri ha detto che per un’ora la sua Juve ha fatto molto bene…Se lo pensa veramente, allora vuol dire che il sarrismo non è poi così diverso dall’allegrite, e iniziamo a preoccuparci. Se non lo pensa, allora vuol dire che nello spogliatoio non se lo fila nessuno. E anche in questo caso iniziamo a preoccuparci.

Sette volte campioni d’inverno negli ultimi nove anni, le uniche due eccezioni firmate dal Napoli di Sarri. Che del platonico titolo di mezza stagione, alla fine, ne ha fatto l’uso noto. Tocchiamoci.

La differenza con l’ultimo lustro è che stavolta dietro abbiamo “quelli” guidati da “quello” che notoriamente è lo spremiagrumi per eccellenza. Quello e quelli (non li nomino perché non ci riesco proprio, un po’ come Fonzie quando doveva chiedere scusa) non molleranno la presa fino alla fine. E noi, con quest’intensità da pensionati ai giardinetti, lassù in cima dureremo poco. E in Champions rischiamo di trasformare il Lione in una corazzata.

La spocchia non ha mai pagato, non paga e mai pagherà. Preoccupiamoci.

PS in caso di estrema necessità: Daje Lazio!


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