La Juve tappo della Serie A, il mondo alla rovescia

di Milena Trecarichi |

Da giorni (precisamente dalle dichiarazioni di Commisso post Juve-Fiorentina) i quotidiani sportivi nazionali, in particolare il Corriere dello Sport, dedicano intere prime pagine o trafiletti al “problema Juve per la serie A“. La Juve viene dipinta come un mostro mangia campionato, anzi mangia “sistema”, tanto da ipotizzare un campionato alternativo, estromettendo la squadra bianconera, rea di essere troppo forte e inarrivabile per le altre big nostrane. Secondo alcuni addetti ai lavori, questo gap troppo ampio creatosi in questi anni, rappresenta un limite alla crescita, allo sviluppo e addirittura all’appeal dell’intera Serie A (“un campionato in cui da 8 anni vince sempre la stessa, non interessa a nessuno“).

La realtà oggettiva, fatta di numeri, statistiche e dati, dimostra l’esatto contrario. La Juventus è ormai diventata una vera e propria big europea, ha un’ampia fan base mondiale, ampliatasi ulteriormente con l’acquisto di uno dei due calciatori più forti al mondo ed il più mediatico al mondo, Cristiano Ronaldo. A tal proposito, proprio l’acquisto di Cr7 ha permesso il rinnovo della Tim come sponsor principe della serie A, che stava pensando di non rinnovare più l’accordo dopo anni di collaborazioni. Ed è proprio grazie al suo arrivo che la serie A sta pian piano riottenendo l’appeal di un tempo, se i de ligt, Eriksen, Lukaku, Ramsey hanno scelto il nostro campionato e se la prossima estate altri campioni lo sceglieranno. È proprio il dominio della Juve che sta spingendo le altre società ad investire nelle strutture, nelle risorse umane, e chi pensava che il gap si potesse assottigliare in solo anno ha forse fatto male i suoi conti. In realtà, in barba a siparietti televisivi, lo stesso Commisso ha investito una cinquantina di milioni nell’ultimo mercato di gennaio, e ha tentato l’acquisto per 50 milioni di Sandro Tonali, prima del gong del mercato, come scritto dalla Gazzetta dello Sport, ed inoltre si sta dimostrando più serio dei Della Valle sulla questione stadio

La frustrazione nel veder trionfare sempre la stessa squadra è umanamente comprensibile soltanto dal lato dei tifosi, ben più fastidiosa e tediosa diventa invece nel momento in cui giornalisti pluripremiati, quotidiani nazionali, vice direttori della RAI, approfittano della loro posizione per dar spazio e sfogo alla cultura dell’alibi e del sospetto, anziché placare gli animi, tanto da far passare la Juve come una piaga d’Egitto che si abbatte sul sistema calcio italiano. La Juve andrebbe, se non ringraziata, quantomeno tutelata per quanto fatto, per aver fatto da traino allo sviluppo del nostro movimento calcistico, nonostante i numerosi ostacoli e limiti che le vengono imposti dal famoso “sistema” cui si fa riferimento. Basti pensare la battaglia intrapresa per la ripartizione dei diritti TV dalle alte squadre che pretendono la stessa somma della Juve, pur senza fare investimenti e non avendo la stessa fan base (“non è giusto che la juve pensi solo a se stessa, per il bene dell’intero movimento calcistico i diritti TV andrebbero redistribuiti in modo equo“).

Già è alquanto vergognoso che la prima squadra della serie A prenda quanto l’ultima in classifica della premier, ma si può far ancora meglio, abbassando ulteriormente la quota spettante ai bianconeri. Perchè in Italia siamo maestri nell’azzoppare chi è più forte di noi, nel trovare scuse e alibi quando non si vince, siamo maestri nel trovare “scorciatoie”(Calciopoli) quando non riusciamo a crescere sul campo solo attraverso la programmazione e le nostre forze. La parte comica di questa triste vicenda risiede nel fatto che gli stessi che scrivono auspicando un campionato formato premier senza la Juve, sono gli stessi che si oppongono alla nascita della Super Lega, per paura di veder naufragare l’appeal del nostro campionato. Ma non era la Juve il problema?


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