Una Juve da Subbuteo: poco movimento senza palla

di Andrea Mangia |

Milan-Juve e Juve-Brescia. Due facce della stessa medaglia.

La partita col Milan è stata illuminante, in un certo senso. Partita in cui la Juve non é quasi mai riuscita a rendersi pericolosa. Anche in superiorità numerica.

La ragione si è palesata lì, dinnanzi agli occhi, attorno al decimo del secondo tempo. Palla sul centro-destra, attorno al cerchio di centrocampo, e giocatori in maglia bianconera completamente fermi, immobili, piantati sulle gambe, ad attendere un passaggio che, in queste condizioni, non può che risultare sterile e fine a se stesso.
Manovra stagnante e prevedibile.

Juve-Brescia, situazione diversa, risultato per certi versi identico. Quando la palla viaggia all’altezza del cerchio di centrocampo, i movimenti (pochi) appaiono scolastici e poco convinti, non accompagnati da un’idea tattica di fondo (palla ai terzini, mezz’ali che si aprono in diagonale, verso l’esterno, spalle alla porta, una volta ricevuta palla non possono far altro che rigiocarla indietro –  oggi Ramsey nel primo tempo lo ha fatto diverse volte). Risultato? 30 minuti senza lo straccio di un tiro in porta, prima della combo espulsione/punizione gol di Dybala, a falsare un pomeriggio che avrebbe potuto e dovuto essere più probante. Le manovre apprezzabili appaiono il frutto della tecnica individuale dei singoli, non prima però, di essersi scrollati di dosso qualche zavorra, soprattutto a livello psicologico, strada facendo, nel corso del match.

Le ragioni di questa mancanza di dinamismo le scopriremo da qui a poche settimane, quando arriveranno le partite decisive della stagione.
È verosimile pensare che in questa fase ci sia stato un richiamo di lavoro atletico, per “volare” poi nei mesi decisivi; fatto sta che attualmente, più che giocatori “alati” i nostri sembrano gli omini del Subbuteo. Fermi, lì dove sono stati posizionati, incapaci di muoversi autonomamente con armonia e predeterminazione.
Un po’ allarmante, al di là di tutto, il fatto che ciò accada alla squadra di un tattico come Sarri, uno che, in teoria, studia e guida i movimenti dei suoi in ogni zona di campo (tranne gli ultimi 30 metri, a suo dire, ma sospetto che, se potesse, interverrebbe anche lì).
Movimenti che, tra l’altro, in altri momenti della stagione, si erano visti ed apprezzati.

Quindi la domanda é lecita.

I nostri non hanno, attualmente, la gamba per mettere in pratica quanto chiesto, o mentalmente hanno mollato un po’ le briglie e faticano a seguire i dettami tattici dell’allenatore, andando un po’ a corrente alternata?

A prescindere dalle ragioni, l’attitudine preoccupa, soprattutto in vista Champions, perché ricorda un po’ le sorti di una Juve, quella di Capello, dannatamente forte ma priva di idee, che rischiò di uscire col Werder Brema prima di mostrarsi incapace anche solo di scalfire una squadra come l’Arsenal.
Il problema é che, il pur duro Sarri, non pare aver in mano le redini dello spogliatoio né avere quell’aria e quella personalità da sergente di ferro che aveva don Fabio, per portare almeno in porto uno scudetto che mai come quest’anno appare incerto e combattuto.
Altri tempi, altri interpreti certo, però, se dalla Juventus di Capello era quasi naturale aspettarsi che la squadra vincesse attraverso la personalità e la straordinaria forza dei singoli, oggi, eccezion fatta per CR7, la sensazione é che il trionfo o la sconfitta passino attraverso l’assimilazione degli schemi dell’allenatore e che, in caso di risposte negative, in questo senso, dovremmo cominciare a contemplare l’idea di un anno senza trionfi…

Nessun allarmismo, ancora.

Perché il fattore fisico può incidere, perché il gruppo, al di là di tutto, è composto da campioni che vogliono vincere e sapranno mettere da parte qualsiasi dubbio di natura tattica o “filosofica” se mai fosse questo il problema.

Concludo con una provocazione, corroborata però dai fatti. C’è un giocatore che, durante le partite, percorre chilometri e chilometri in movimenti senza palla… quello che apparentemente c’azzecca meno col credo tattico di Sarri, ma che, gira che ti rigira, alla fine ti domandi perché giochi sempre e portando a casa la metaforica pagnotta…
Quel giocatore è Blaise Matuidi. Sarà un caso?