La Juventus spiegata a mia figlia

di Juventibus |

Juve spiegata a mia figlia

Esce in questi giorni la nuova edizione aggiornata de “La Juventus spiegata a mia figlia” dell’aretino Marco Caneschi. Dopo il lancio del 2015, a distanza di due anni, il libro viene riproposto con alcune aggiunte dall’editore Ultra Sport.

Ancora lo stesso padre che vuole consegnare alla figlia un motivo di felicità nella vita, scrivendole una lettera. In merito, questo padre ha le idee chiarissime: la felicità deriva da una passione calcistica, quella per la Juventus. D’altronde quando si tratta di parlare ai figli, un adulto non ha che da sfruttare un vocabolario per loro comprensibile: il vocabolario del gioco. Nello specifico il gioco del calcio. E cosa c’è di meglio, nel calcio, della sua espressione più gloriosa? Ecco in anteprima un estratto che lo spiega al meglio.

 

Ma c’è una cosa che rende davvero unica la Juve: la sua capacità di forgiare miti. Perché se ancor oggi uno dice Combi-Rosetta-Caligaris dà immediatamente avvio a un processo evocativo che porta a Zoff-Gentile-Cabrini? Perché per dare il senso di difese imperforabili, e per estensione di squadre imbattibili, si citano i primi tre giocatori di due Juventus lontane nel tempo ma indissolubilmente unite? Perché si usa ancora la metafora della “zona Cesarini” per indicare un gol segnato mentre la partita sta per concludersi? Chi era Renato Cesarini se non uno dei fuoriclasse della Juve del quinquennio d’oro? Perché, nelle bustine e negli album delle figurine Panini, che dopo Pinocchio, Gian Burrasca e la «Domenica del Corriere» sono state il trait d’union degli scaffali di tutte le case d’Italia, ha campeggiato il gesto atletico di Carlo Parola, una rovesciata compiuta il 15 gennaio 1950 all’ottantesimo minuto di un Fiorentina-Juventus? Quel «volo in cielo, una respinta in uno stile unico» che un fotografo ebbe la fortuna di immortalare ha portato la Juventus in oltre 200 milioni di copie, ma fermarci al dato numerico sarebbe riduttivo: ha portato l’Italia e il suo gioco più bello in ogni angolo del pianeta, visto che quel volo in cielo è stato accompagnato da didascalie in greco, cirillico, arabo e giapponese.

 

Il libro attraversa le varie epoche, grazie ai campioni del passato, descritti magari con una canzone di Paolo Conte o un fumetto di Hugo Pratt, alla tragedia di Bruxelles incorniciata dalle parole di Platini, alle sintesi di “Novantesimo minuto” e a partite indimenticabili, a #Le6end e ai social network. Un racconto sentimentale a cuore aperto per gli juventini del presente e del futuro, quelle decine di milioni di tifosi sparsi nel mondo per i quali la Juventus continuerà a essere sempre una sensazione di stomaco libero che permette di gettare alle spalle ogni timore o preoccupazione quotidiana. Per un tempo che dura all’incirca due ore: dal fischio d’inizio al fischio finale di una partita in cui la Juve regala una gioia. E questa cos’è, se non la felicità?

 

 

MARCO CANESCHI

Giornalista, è nato nel 1969 ad Arezzo, dove vive e lavora. È stato conduttore radiofonico e collaboratore di quotidiani e periodici. Scrive di libri su www.criticaletteraria.org e www.ilpickwick.it