Juve, Spal e la Coppa Italia e quel Carlo Dell’Omodarme come filo conduttore

di Riceviamo e Pubblichiamo |

Di Rodolfo Lollini

In vista dell’impegno serale in Coppa Italia, in un incrocio abbastanza insolito, ma non nuovo anche per questa competizione, la memoria va ad un precedente infausto, avvenuto allo stadio estense quasi sessant’anni fa, il 31 maggio del 1962: SPAL-Juventus 4-1.

Una bella batosta in questa semifinale di coppa, una quaterna secca con gol della bandiera solo nel finale. Peraltro un autorete. La Juve si schierava così: Anzolin, Castano, Garzena, Emoli, Bercellino, Leoncini, Stacchini, Rosa, Charles, Nicolè, Stivanello. Insomma con qualche assenza che non saprei dire se frutto di volontarie rotazioni (il turnover ai tempi era una parolaccia) o per necessità. Di certo era assente anche mister Parola (che per i più giovani ricordo essere l’ispiratore del logo Panini dove si vede il giocatore in rovesciata). A sostituirlo il vice Korestelev, un altro ceco che nell’immediato dopoguerra faceva coppia in campo con il più noto connazionale Vycpalek, successivamente allenatore scudettato con la Juve.

Partita persa nettamente, con doppietta di Carlo Dell’Omodarme, cresciuto nelle giovanili bianconere e poi mandato in prestito in giro per l’Italia a farsi le ossa. Oggi probabilmente avrebbe giocato nella nostra under 23.

Noi però lo vogliamo ricordare per un altro incontro di Coppa Italia, ovvero una finale che giocò con noi.

Era una calda domenica dell’agosto 1965, precisamente il giorno 29 ed allo stadio Olimpico di Roma, cornice un po’ più neutra rispetto a quando in finale sono impegnate le squadre capitoline, si affrontavano Juventus ed Internazionale. I milanesi erano la squadra dominante di quegli anni, nella loro formazione titolare che molti ricorderanno a memoria, ovvero: Sarti, Burnich, Facchetti; Bedin, Guarneri, Picchi; Jair, Mazzola, Peirò, Suarez, Corso. In panchina Helenio Herrera. Sponda bianconera il coach era HH2 ovvero Heriberto Herrera, l’uomo del “movimiento”. Banalizzando potremmo definirlo un primordiale abbozzo di quel calcio totale olandese basato molto di più sulla corsa rispetto ai canoni di quei tempi.

Vincemmo 1-0 con rete di Giampaolo Menichelli, un bravissima ala sinistra che era fratello del ginnasta azzurro Franco, plurimedagliato a Mondiali, Europei ed Olimpiadi. Quella formazione è molto meno famosa, ma mi è restata in testa e non ho bisogno di consultare nessuna guida per riscriverla. Anzolini, Gori Leoncini; Bercellino, Castano, Salvadore; Dell’Omodarme, Del Sol, Traspedini, Cinesinho Menichelli. Partita tesissima. Dopo mezz’ora Burnich e Del Sol furono entrambi espulsi.

Carlo giocò benissimo, fu una spina nel fianco sulla corsia di destra, una delle sue migliori partite con noi ed il suo unico titolo in bianconero, in quanto lasciò Torino per fare ritorno a Ferrara proprio nella stagione 1966/67, quella della fatale Mantova e del nostro tricolore numero 13 che ho raccontato proprio su queste colonne l’anno scorso: l’anno scorso.


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