Juve, SOS personalità: basta carota, ora serve il bastone

di Michael Crisci |

La Juve di Pirlo è scevra di personalità. Bella scoperta, lo hanno capito tutti, ma è bene partire dalle certezze per comprendere le radici dell’inconsistenza di questa squadra. Anche perché una volta capito i motivi di alcune debacle, è bene cominciare a pensare a qualche correttivo. E difficilmente la svolta può avvenire solamente toccando l’aspetto tattico. Anche lì, Andrea Pirlo sta mostrando evidenti lacune, ma stupirsi di ciò vorrebbe dire fare un torto alla propria intelligenza.

No, a questo gruppo serve una scossa emotiva, serve qualche porta sbattuta, qualche timpano forato, serve qualche muro che trema. Servono le famose pedate nel sedere o i giri di campo, qualcosa che svegli un ambiente oramai tendente al soporifero. La Juve è una squadra che ha troppi momenti di narcolessia durante le partite, e questo tiene aperte quest’ultime fino all’ultimo secondo.

E’ accettabile che la Juve prenda gol da Lazio e Benevento nei millesimi finali dei tempi? Quasi come se si desse per assodato che una partita, o un tempo, finiscano in realtà con 30 secondi di anticipo?

E’ accettabile l’atteggiamento di Kulusevski, che dopo un impatto comunque ottimo con la nuova realtà (e forse qualche sostituzione precipitosa), ha cominciato a considerare forse sacrilego restare in panchina all’inizio, e ad entrare a gara in corso con un atteggiamento quasi provocatorio?

E’ accettabile questo Bentancur imborghesito, nonostante la sua forgiatura nella bolgia infernale della Bombonera? E’ accettabile continuare a fornire alibi a questo Dybala, o a questo Ramsey?.

La verità è che anche quando si parla di squadra giovane, in realtà ci si affida a un luogo comune. A parte qualche elemento, la rosa bianconera è composta da calciatori con esperienze ad ogni latitudine, dal Boca Juniors al PSG, passando per City, Barcellona, Real Madrid e nazionali varie. Si confonde la giovinezza con l’esperienza.

Il vero problema è che, in questo frangente, Pirlo non può essere credibile, per flemma, carattere, modo di porsi. Non si può pensare che possa essere lui a entrare nello spogliatoio e scatenare l’inferno. Potrebbero farlo i senatori, anche se i segni dell’età li priva sempre di più della presenza in campo. Magari Ronaldo, che però (e il secondo tempo contro il Ferencvaros lo ha fatto intuire) si è probabilmente stufato di togliere le castagne dal fuoco ai compagni, e ha cominciato a metterli davanti alle proprie responsabilità, assentandosi.

Allora, forse, il monito dovrebbe venire dalla società. Da Paratici, da Nedved, Da Andrea Agnelli. Anche perché il vero pericolo è che questa squadra perseveri nel non apprendere mai dai propri errori, se non stimolata a dovere. Ogni partita rischia di essere la solita roulette russa. A meno che non ci si metta l’anima in pace e si ragioni su una stagione transitoria, che non ci veda protagonisti. Il che può anche non essere folle da pensare, dopo 9 anni di dominio. L’importante, però, è dirlo a tempo debito, per evitare incomprensioni.


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