Juve-Siviglia ed il silenzio dello Stadium: il marito ce l’ha con la suocera e…

di Fabio Giambò |

Che sia stato dagli spalti dello J-Stadium o dalle poltrone delle proprie case, il tifoso bianconero che ieri ha assistito all’esordio della Vecchia Signora in Champions League avrà anche notato un certo surreale clima “teatrale” nelle curve bianconere, habitat naturale del tifo organizzato: gli ultras juventini, infatti, non sono stati coinvolgenti come in altre occasioni poiché hanno preferito assistere sì alla partita, ma senza cori ed incitamenti particolari a Bonucci e compagni, situazione evidentemente notata anche dai protagonisti in campo: “Sono deluso dall’atteggiamento dei tifosi, ci è mancato il loro sostegno, al 20′ già c’era chi mugugnava” le parole di Leo a Sky qualche minuto dopo questo tweet:

Si poteva pensare ad un qualcosa legato alla prestazione non esattamente coinvolgente della Juve (e su questo si può comunque discutere in eterno senza riuscire mai a stabilire chi ha ragione e chi ha torto), ma il motivo di questo atteggiamento più da teatro che da stadio del popolo della curva è stato apparentemente più “nobile”: si protestava, presenziando ma in silenzio, contro il caro-biglietti deciso dalla società (ma non solo: un paio di gruppi – dunque non tutto il settore – ha proseguito quanto già fatto sabato col Sassuolo manifestando così contrarietà verso un provvedimento di D.A.Spo. nei confronti di un “collega”). Come appena detto, però, è un motivo nobile solo all’apparenza, almeno agli occhi di chi scrive.

Innanzitutto un paragone storico: è vero che l’anno scorso per assistere al match col Siviglia, sempre nel girone, in Tribuna Nord/Sud erano necessari 35 e non 45 euro, ma è anche vero che l’anno scorso il Siviglia non era la squadra di fascia A del girone, posto occupato dal Manchester City (ed ancor prima dall’Atletico Madrid due anni fa), match per il quale il prezzo dei biglietti era identico a quello di ieri sera. Ciò per parlare dell’aspetto puramente matematico della questione, ma provo a fare un passo ulteriore: da cosa è dettata questa nobiltà dell’iniziativa? Che utilità può mai avere?

Siccome a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca, l’idea del sottoscritto è abbastanza chiara: i fatti dei mesi scorsi sul traffico illecito dei biglietti con relativi proventi del bagarinaggio sono legati a doppio filo col silenzio di ieri, magari non c’è più una gestione societaria da manica larga, e ci si ritrova con qualche margine di movimento in meno per i canali extra. E’ un pensiero buttato lì, ma viene difficile pensare che chi quella curva la frequenta quotidianamente non sappia qual è il prezzario standard da qualche anno a questa parte, se ci si volesse limitare a quello. Ammesso e non concesso, però, che pagare comunque il biglietto e starsi in silenzio durante i 90 minuti sia una scelta davvero ponderata per lanciare un messaggio alla dirigenza che “se ne frega del bene dei tifosi”, viene complicatissimo credere che concedere agli avversari la possibilità di disputare una partita fuori-casa quasi come se si giocasse in campo neutro possa essere una scelta intelligente: è sicuramente vero che fenomeni come Buffon e Higuain, giusto per citare due fra i più pagati, non avrebbero bisogno di stimoli extra per scendere in campo col fuoco negli occhi, ma è anche vero che chiunque abbia giocato a calcio sa bene cosa significa giocare in un ambiente caldo col sostegno del pubblico o viceversa. Per intenderci ancora meglio: io, marito e padre, voglio fare un dispetto a mia suocera, ed allora stasera lascio mia moglie ed i miei figli senza cena. Non esattamente una scelta da premio Nobel per l’intelligenza, no?