Un regista offensivo per la Juve di Sarri

di Davide Rovati |

“Per 70 metri di campo pretenderò di vedere la mia impostazione, ma negli ultimi 30 metri vorrò vedere l’interpretazione dei giocatori”. Così aveva presentato la sua idea di Juve Maurizio Sarri durante la prima conferenza stampa. Quale avversario migliore dell’Atleti di Simeone per tastare il polso a quegli ultimi 30 metri?

La squadra del Cholo, pur orfana del califfo Godin, ha confermato di avere meccanismi difensivi di primissimo livello. La Juve è piaciuta molto nei primi due terzi di campo, quelli “di Sarri”, mentre invece ha piuttosto deluso nella fase di rifinitura e conclusione dell’azione.

Ad oggi mi sembra proprio che i problemi maggiori la squadra li abbia davanti. Contro un avversario maestro nella protezione del centro, ha faticato a trovare un’alternativa ai tiri da fuori – talvolta comunque ben costruiti – e ai cross dalla media distanza, disinnescati senza imbarazzo dai difensori colchoneros.

Le catene laterali hanno lavorato abbastanza bene, ma le poche volte che hanno mandato qualcuno sul fondo (ricordo ad esempio una percussione di Rabiot da mezz’ala destra) non c’è stata sintonia fra chi crossava e chi attaccava la palla in area. E così la partita, pur dominata dalla Juve sotto tutti gli aspetti, si è chiusa senza tiri in porta per CR7 e con un Oblak chiamato all’unico intervento difficile su una deviazione di Chiellini da corner.

La squadra ha creato le situazioni più interessanti quando si è accesa, a intermittenza, la luce accecante di Douglas Costa, imprendibile per gli avversari e talvolta anche per i compagni che faticano a leggerne le intuizioni.

Felici eccezioni “corali” le situazioni di ripartenza, sia quelle brevi dopo un recupero di palla alto, sia quelle lunghe come quella rifinita da Can che ha portato al tiro addirittura il terzino destro, Cuadrado. Già questa è una grossa novità rispetto alla Juve di Allegri, che non ha mai gestito al meglio le spaziature e i tempi di scarico nei contropiedi.

L’impressione è che, per diventare incisiva anche contro le difese schierate, la squadra abbia bisogno di un creativo di riferimento, un regista offensivo che si incarichi della rifinitura e dell’organizzazione delle giocate negli ultimi 30 metri. Sarri ne aveva ben due a Napoli: Higuain con i suoi movimenti incontro e Insigne come rifinitore decentrato. Al Chelsea tutto gravitava attorno alla posizione di Eden Hazard, con gli altri attaccanti a fungere da secondo e terzo violino.

Se questo giocatore non arriverà dal mercato, il fulcro della manovra offensiva a Torino dovrà giocoforza diventare uno fra Douglas Costa e Bernardeschi. Al momento nessuno dei due mi pare pronto a ricoprire questo ruolo. Il brasiliano è un giocatore da guizzi e ad oggi gli manca del tutto l’intesa con il nostro finalizzatore principe, Cristiano Ronaldo; Bernardeschi sembra invece carente al momento di concretizzare il buon lavoro di tecnica e di fisico che lo porta spesso a gestire palloni interessanti, quasi mai convertiti in giocate utili.

Altre candidature? Attualmente impresentabile quella di Gonzalo Higuain, annullato nel gioco di sponda e impreciso persino nella stoccata che sarebbe il pezzo forte del repertorio. Prematura quella di Paulo Dybala, in un ruolo per lui tutto da inventare, qualora ci fosse la voglia di reinventarsi di nuovo da parte del calciatore e la volontà di prolungare gli esperimenti da parte della società.

E il leader naturale del nostro attacco, CR7? Finché partirà così defilato è inevitabile che continuerà a catalizzare una caterva di palloni. Vedremo se nel corso della stagione Maurizio Sarri continuerà a chiedergli questo tipo di lavoro o se proverà a sollevarlo dal compito di legare il gioco per utilizzarlo come terminale offensivo vero e proprio.

Il resto della squadra mi è piaciuto e mi è già sembrato molto “sarriano”, soprattutto per la personalità nella gestione del ritmo della partita e per l’efficacia delle triangolazioni laterali di un 433 fin qui molto geometrico e scolastico. I gol presi preoccupano poco, soprattutto il secondo che è figlio di imprecisioni fisiologiche per una squadra che sta ancora assimilando dei nuovi meccanismi difensivi – e per bucarci è comunque servita all’Atleti una giocata da fuoriclasse di quel Joao Felix che vi avevo già presentato come seconda punta dall’istinto letale.

Piuttosto Sarri si sarà segnato con la matita rossa quei frangenti in cui la squadra perdeva le distanze fra difesa e centrocampo, aggredendo male il palleggio dell’Atleti e lasciando voragini alle spalle di Pjanic. Tutte sbavature da correggere prima che diventino sistematiche, tutti sintomi di un percorso lungo e affascinante per una squadra che si sente già diversa, ma non si sente ancora forte.