La Juve di Sarri: brutta senz’anima

di Milena Trecarichi |

La Juve di Lione ha inaspettatamente deluso tutti, per il risultato e per la prestazione.
Inaspettatamente perché dopo mesi in cui ci siamo sentiti ripetere che in campionato la squadra si adagiava per mancanza di stimoli, dovuti agli 8 scudetti consecutivi, era solo una questione di approccio, di superficialità ma quando sarebbero arrivate le gare importanti, quelle che contano davvero, la Champions, gli appuntamenti a cui nessuno vuole mancare e tutti sognano di giocare, la squadra sarebbe stata pronta.
Ecco che invece, dopo mesi di parole, il banco di prova finora più importante in stagione, viene affrontato con la solita supponenza e presunzione che contraddistingue da mesi la squadra. Tralasciando le problematiche tecnico-tattiche, l’inadeguatezza conclamata di alcuni singoli, gli errori sul mercato, gli aspetti che lasciano i tifosi sgomenti sono la mancanza di un’identità calcistica ben definita e soprattutto la mancanza di un’anima.
Identità calcistica: dopo 7 mesi è grave non aver capito “di che morte voler morire“. La squadra è rimasta un ibrido tra passato e presente, Sarri deve capire che il tempo dei compromessi, dei “vorrei ma non posso” è finito. Una precisa identità ce l’hanno sia l’Atletico del Cholo, sia top club come City e Liverpool, perfino il nuovo Barca di Setien (con i suoi limiti), o il Bayern, fino ad arrivare a squadre rodate come la Lazio di Inzaghi, nuove come l‘Inter di Conte o nuovissime come il Napoli di Gattuso. Sai già come giocheranno, quali caratteristiche metteranno in mostra. Seguono tutti un filone logico, con stili e risultati diversi. La Juve di Sarri no: a volte palleggia e si imbuca, altre volte subisce la spinta altrui, a volte resta alta e riconquista palla, altre volte fa un pressing abulico, a volte gli attaccanti sono più centrali, altre volte defilati, a volte un terzino spinge e l’altro resta basso, altre volte i terzini sono schiacciati, a volte cerca l’ampiezza e gli inserimenti delle mezz’ali, altre volte nemmeno quello. Un ibrido senza identità. Con gare con tanti tiri effettuati e subiti ed altre con zero tiri in porta.
Presunzione: ne ha avuta la dirigenza in estate, non programmando una campagna acquisti in linea al cambio di guida tecnica, e in inverno quando si è optato per non mettere nessuna “pezza” alle falle del mercato estivo. Errare è umano, perseverare è diabolico. Presunzione che si riflette anche su molti calciatori. Non è un mistero che Pjanic e Bonucci spesso disattendano le direttive di Sarri, quasi in modalità autogestione. Lo stesso Sarri si lamenta costantemente del fatto che “in partita i giocatori non fanno ciò che proviamo in allenamento”. Non vogliono o non riescono, in entrambi i casi gravissimo.
Senza Anima: Questo è l’aspetto più sconcertante che emerge dalla squadra quest’anno. Sono troppe le partite giocate senza grinta, in modo passivo, dando la sensazione di essere scesi in campo come per far un favore al tifoso che li guarda. La Juve di quest’anno non è “Bella ma senz’anima” come poteva sembrare in alcune gare autunnali con un abbozzo di gioco ma una mancanza di grinta e tenacia, né riesce più ad essere “Brutta con un’anima”, come la squadra vincente ma contestata negli ultimi anni. Ora è semplicemente “Brutta e senz’anima”.
Chi scrive ha la certezza che la Juve al ritorno ribalterà il risultato, ma ha anche la certezza che questa ad oggi è la Juve più “brutta” e con meno “anima” di questi ultimi 9 anni.

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