Una Juve rullata ma non fumata. Ora tocca giocare in 11

di Sandro Scarpa |

Come si fa a non essere soddisfatti

– di un 1-1 nell’andata fuori di un quarto di CL?
– di averla scampata senza Chiellini ed Emre Can e CR7 a mezzo servizio?
– dopo un gol, un palo, un giallo ad un diffidato e mezzo rigore?
– dell’ottima prova di Rugani, Bentancur e Bernardeschi?
– di un Ronaldo decisivo anche camminando e un Douglas coi superpoteri?

 

RULLATI

La Juventus è passata da underdog (nei primi anni UCL di Conte e Allegri) al podio delle favorite. Sapevamo che una trasferta preparata col 352 e l’aggressività di Chiellini e Can e con Ronaldo incerto, in casa di una squadra scintillante e audace, sarebbe stata di gestione e affondo, halma e folate.

Eppure, l’impotenza espressa nelle prime mezz’ora dei due tempi ha spiazzato. Non eravamo al Camp Nou o ad Anfield (dove comunque non andremo e dove ti rullano ma poi segnano) o all’Etihad. Eravamo contro due super-golden boys (De Ligt, De Jong: spettacolari), due funamboli mai esplosi (Tadic e Ziyech) e un manipolo di ragazzini sfrontati e organizzatissimi.

E’ difficile capire il valore di un Ajax che ha dominato un loffio Bayern e arato un Real catastrofico. Però per un’ora, pur sapendo e capendo benissimo l’Ajax (non a caso abbiamo difeso bene), a centrocampo hanno abusato di noi a piacimento, in possesso e in ri-aggressione.

La Juve ha creato 4 chance: gol, palo, due tiri di Berna. 2 azioni singole e 2 manovrate in 90′. Si dirà che l’Ajax è stata ben contenuta ma, senza una punta, gli olandesi sono arrivati costantemente a ridosso della nostra area con facilità irrisoria, e spesso ci hanno anche palleggiato dentro. 19 tiri a  7, 6 tiri in porta a 1 (il gol), Onana a leggere fumetti, Szczesny decisivo 3 volte (e in leggero ritardo sul gol).

Alle praterie tra centrocampo e De Ligt -più ampie e invitanti delle paludi al Wanda- non ci siamo mai arrivati. Quando Berna strappava (e poi sballava scelta) o quando Benta e Matuidi cacciavano la testa fuori dal sacco del contro-pressing Ajax era un miracolo. Al contrario ogni singola sequela di passaggi verticali olandesi finiva per armare Tadic o Ziyech o Neres al limite dell’area.

L’Ajax è andato per un’ora ad un ritmo insostenibile per la Juve. Che non sostenne il ritmo (in riaggressione) dell’Atletico, e che è una discreta copia del ritmo insostenibile del Liverpool. Un ritmo in cui Pjanic ha boccheggiato.

L’Ajax ha avuto per un’ora un livello tecnico di esecuzione in velocità insostenibile per la Juve. Che è una discreta copia del livello tecnico del Barcellona.

Con Mandzukic piantato e Ronaldo a passeggio (ovviamente) in non possesso e due centrali (l’ottimo Rugani e il discreto Bonucci) bassi a difendere il centro, la Juve aveva 6 uomini contro i loro 10 mobilissimi che avanzano a blocchi ravvicinati. Un massacro centrale che, solo per la compattezza dei nostri centrali e la generosità dei centrocampisti e di Berna, ha bersagliato Szczesny poche volte.

In questo la Juve è stata migliore di un Real che fu affettato. Basterà per passare? Probabilmente sì. Al ritorno uno tra Emre Can e Chiellini alzerebbe la difesa, non costringendo Berna e Matuidi a fare i quattrocentisti e Pjanic ad uscire tra selve di uomini manco fosse Pirlo o Crujff.

NEO-TITOLARI E NEO-RISERVE

I migliori sono stati, in ordine di contro-aspettative:

Rugani, sotto pressione 70′, senza punti di riferimenti con mezz’ali che uscivano da tutti i muri. Bentancur che ha coniugato velocità, aggressività e tecnica più di quanto di solito abbini fasi sontuose a pause desolanti. Bernardeschi che sbaglia ogni scelta di passaggio e tiro, ma si dimostra quella mezz’ala europea di quantità e qualità che a Madrid ci mancò. Douglas Costa, che ritorna super-omistico per 30′ con tale commovente facilità di scatto e prodigi che ti fa maledire i mesi buttati al vento.

Se per loro la titolarità nelle notti europee diventa non più azzardo ma, nel caso, una certezza (e segnali discreti per i titolari Sandro, Bonucci e Matuidi), Amsterdam segna invece l’ipogeo della parabola discendente del 2019 di un Mandzukic né carne, né pesce, né boa, né ala, né generoso, né torreggiante, né dominante di testa, né preciso coi piedi.

Eppure il grande dilemma tattico che la scelta di Mandzukic si porta dietro è: con lui Ronaldo non fa il centravanti, quindi ha più libertà e rende meglio. E il nodo non può essere facilmente risolto né con Douglas Costa (non puoi mettere Cristiano centravanti con due ali pure), né con Dybala (anche nelle migliori condizioni psico-fisiche è una seconda punta che non riempie l’area ma ci arriva), né forse con Kean (un mostro ad attaccare la profondità, difficile da accoppiare con l’uomo che attacca meglio la profondità della storia del calcio).

Certo è che con uno di loro 3 ieri avremmo giocato in 11 per 90 minuti. E varrà anche tra 7 giorni.