Juve-Roma in Champions, subito! No, mai nella vita!

di Massimo Zampini |

 

VOGLIO LA ROMA! di Jacopo Azzolini

Posso benissimo capire che per uno juventino romano un doppio confronto di Champions coi giallorossi possa essere estenuante dal punto di vista psicologico e – per quanto fortunatamente non viva in prima persone certe dinamiche – il contesto quotidiano possa esasperarsi e divenire folkloristico. Tuttavia, se c’è una squadra la cui forza è proprio quella di non subire la minima pressione dall’ambiente intorno o sottovalutare l’avversario, quella è proprio la Juventus. Questo non si può dire per la Roma, soprattutto quella attuale, su cui nutro seriamente dubbi per quanto riguarda la tenuta mentale in un ipotetico doppio confronto coi bianconeri.

Inoltre, per quanto sia spesso un aspetto che paradossalmente passa in secondo piano, nel calcio a contare maggiormente sono gli aspetti tecnico-tattici. La Roma di Di Francesco è una squadra estremamente monodimensionale, poco dedita al compromesso e non in grado di variare troppo i propri spartiti, una compagine i cui squilibri possono essere puniti con estrema efficacia dalla Juve. Senza andare troppo lontano, basta pensare al doppio confronto con lo Shakhtar: se da un lato ho apprezzato la lucidità con cui la Roma ha gestito dopo il vantaggio di Dzeko (episodio spartiacque), non possono passare in sordina larghe fasi di doppio confronto che hanno rasentato il terrificante, con gli ucraini che palla a terra hanno più volte messo in crisi un sistema di pressione lungo e inefficiente.

Infine, va confrontato il valore attuale della Juve con quello delle altre avversarie di Champions. Penso che in estate siano state sbagliate diverse valutazioni in mezzo al campo, e per diversi motivi siamo a marzo inoltrato con ancora dubbi sulla struttura più logica per questa squadra. Se nella stagione passata eravamo in grado di giocarcela e imporre il nostro contesto contro chiunque, quest’anno non penso sinceramente che la Juve abbia le qualità per arrivare fino in fondo se si dovessero incontrare avversari come Barcellona e City. Un sorteggio favorevole è più che mai necessario. E la Roma ai quarti potrebbe fare tutta la differenza del mondo.

 

NON VOGLIO LA ROMA! di Massimo Zampini

Speravo non servisse specificarlo, ma il buon Jacopo e qualche avventato commentatore su Twitter mi obbligano a intervenire.

Posso accettare tutto, ma non Juventus-Roma ai quarti di Champions League. Va bene l’outsider Siviglia, il Liverpool che segna tanto ma rischia, sono pronto a sfidare perfino le altre 4 superbig più attrezzate di noi. Ma la Roma no.

So anche io che il City e il Barcellona sono infinitamente più forti dei giallorossi, contro i quali avremmo più possibilità di passare.

Con una premessa anche su questo: sono meno tosti delle big, certo, ma ricordiamoci che partiamo con Pjanic e Benatia squalificati e in Europa le differenze tra squadre della stessa nazione si assottigliano (noi siamo usciti col Cagliari, l’Atletico è arrivato a un minuto dal soffiare la Champions al Real); la Roma poi è una squadra strana, spesso non concentrata e continua al 100%, ma capace di battere il Chelsea o di vincere agilmente a Napoli, segnando 4 gol in scioltezza. Ha un ottimo centrocampo, tanti giocatori di talento davanti, un bravo allenatore.

Ho bene in mente il fatto che, ripeto, le altre sono più forti, alcune nettamente più forti, anni luce, se si parla solo di campo.
Però no, non c’è solo quello: c’è anche il gusto di godersi le partite, di viverle con lo spirito giusto.
Lasciatemi almeno la serenità di quel piccolo paradiso chiamato Champions, in cui il nome dell’arbitro lo scopriamo il giorno stesso e ce lo scordiamo il giorno dopo.

In cui se uno come Pochettino dice una scemenza come quella sugli arbitri, al termine di una partita in cui ha goduto di un paio di clamorose sviste a favore, tempo 5 minuti e già non se lo ricorda più nessuno, mentre da noi, dopo un’intera serata televisiva dedicata ai commenti circa la gravità della denuncia del tecnico, Pecoraro si sarebbe attivato già in mattinata per deferire Agnelli e compagnia.

Lasciatemi godere la Champions, in cui i veleni si diluiscono; in cui, almeno lì, non esistono Turone e Gigi Simoni a ricordare semestralmente i loro drammi di 20 o 40 anni prima.

Lasciatemi il bello di una trasferta europea.

Toglietemi i veleni, almeno i martedì e i mercoledì di Champions; risparmiatemi le cretinate, se passano loro, tipo “stranamente con arbitri europei passiamo noi“, “ma come mai in Italia allo Stadium contro di noi le avete vinte tutte mentre in Europa...” e compagnia.
Quell’atmosfera sgradevole, tesa e nervosa più che eccitante, già vissuta nella finale col Milan e più ancora nei match continentali contro il Verona, il Napoli e la Fiorentina, in cui torni di colpo alle piccole beghe di casa tua e ti scordi della bellezza della manifestazione più prestigiosa d’Europa.

E’ una Roma diversa da quella di anni fa, certo, me ne rendo conto e me ne rallegro, per noi ma soprattutto per loro: non c’è più chi accompagna con gesti eleganti e rispettosi l’unica occasione in cui dà una bella batosta agli avversari, non c’è più l’allenatore osteggiato dal sistema (Serbia e Turchia comprese), non c’è una proprietà che sparge veleni.
Ci sono Pallotta, Di Francesco, tanti ottimi giocatori, cui vanno tutti i miei complimenti e gli auspici per un prosieguo di stagione trionfale. Ma non in Europa. Soprattutto, non contro di noi.