Juve-Roma 1-0 / Dalla Tribuna Est, Xmas Edition

di Emilio Targia |

Torino è bellissima vestita a festa. Un gigantesco albero di Natale, vista dall’alto.

Ma la stella che brilla di più, laggiù in basso, ha la forma di uno stadio. All’Allianz Stadium, in questa antivigilia di Natale, lo show in cartellone promette dei bei riflessi di luce. Juventus-Roma è uno dei “classici” di maggior fascino, e stavolta riserverà maggiori brividi di quello spagnolo. I giallorossi, forti di una ritrovata solidità, promettono battaglia senza troppe timidezze. Dal 2011, qui in casa Juve, la sorte è sempre segnata per la Lupa. Spesso con punteggi rotondi. Intorno allo stadio c’è già aria di festa, e si respira ottimismo. Il freddo punge ma non morde.Il popolo bianconero prende d’assalto il megastore, ultimi regali per amici e parenti, portachiavi e chiavette usb, magliette e tute, libri e pelouches, per un Natale rigorosamente made in Juventus.All’interno già intorno alle 20 lo stadio è uno spettacolo. C’è un bianco e nero avvolgente, un’onda anomala che galleggia sulle note dell’inno.

Juve per sempre sarà.Il settore ospiti tracima di tifosi giallorossi, giunti a Torino in gran numero, fiduciosi e rumorosi. Peccato quei 3000 tradiscano le doti migliori della loro città, per lasciarsi andare ad una costante sequenza di insulti nei confronti della Juventus e degli juventini, di cori sbagliati, di ululati poco nobili nei confronti dei nostri giocatori di colore. Si potrebbe fare di meglio, quando si va in uno stadio fatto di pura bellezza.  Non proprio una bella figura.

Si parte, e la Juve sembra messa in campo piuttosto bene, 433 come i suoi avversari, dietro tre centrali di ruolo su 4, Barza in un ruolo che non ama, ma se la caverà bene. La serratura appare solida, Matuidi a rimpolpare il centrocampo, Dybala in panca, e Marione e Cuadrado là davanti a ronzare intorno all’area insieme a Gonzalo che dovrebbe pungere.

E’ una partita fatta di tattica e concentrazione, agonismo e carattere, non troppo spazio per le invenzioni. Ma la Juve ha un altro passo, la Roma contiene e serra le fila. Intorno a me ci si comincia a scaldare,arriva una buona occasione, che non sfruttiamo. I miei vicini di posto arrivano da Roma, ed è divertente vederli tifare Juventus in modo furioso, a pochi passi dai loro concittadini che non smettono di farsi sentire.

E’ una Juve compatta e il duello Marione/Florenzi una delle tante chiavi del match. Il gol arriva al 18’ come naturale sbocco della pressione bianconera, anche se è tutta roba da difensori: Chiello incorna da par suo su corner, Allisson respinge, irruzione di Benatia, traversa, e ancora Mehdi che ribadisce in rete. L’esultanza è intensa, il gol di un ex ha un sapore speciale. L’esultanza dello stadio è potente, le urla durano più del solito, tutti sappiamo bene quanto contino i tre punti stasera. Ci abbracciamo tra sconosciuti, come accade solo in occasione di gol speciali.La Juve insiste, vuole il 2 a 0 subito, e lo meriterebbe. Non fosse che ancora una volta la Var sembra l’acronimo di “Vacanti e assenti risposte”, poiché un fallo solare del numero uno giallorosso su Higuain che aveva approfittato di un errore in disimpegno non viene rilevato da Tagliavento, e dal Var arriva un silenzio assordante -ed assurdo-. Il lavoro di Matuidi –straordinario per tempra e corsa- e di Khedira consente a Pjanic –libero da incombenze di copertura- di salire in cattedra e di esibire giocate luminose. Match che resta aperto, con il secondo tempo che vede in campo la stessa formazione del primo, ed una Juve che resta più veloce ed incisiva a centrocampo, ma che fatica a concretizzare le occasioni create.Per lunghi tratti anche dal punto di vista agonistico la Juve è padrona del campo, maHiguainsi divora un paio di occasioni che bruciano. A tutti noi, in tribuna est, ronza in testa l’adagio della “dura legge del gol”. La Roma prende coraggio, dalla panchina arrivano rinforzi per far rifiatare Matuidi e Cuadrado,e con una ripartenza fulminea Pjanic potrebbe chiuderla al 92’, ma il suo tiro si stampa sulla traversa. Tremiamo anche noi, al 94’, quando l’unica sbavatura di Chiello&Benatia –impeccabili fino a quel momento, edalleati nella sequenza del gol- rischia di rovinare una splendida serata di football. Ci mette una pezza Szczesny con un intervento prodigioso.

Finisce con gli abbracci dei ragazzi in campo, e con gli abbracci tra di noi, in tribuna est. Una gran bella antivigilia. In bocca –prima del pranzo di Natale- il sapore buono di una partita preziosa.   Ora, dopo il pandoro, si va a Verona. Aspettando il Toro. Il nostro albero bianconero è più acceso che mai.

Buon Natale.