Juve-Roma, La Partita

di Aulo Cossu |

8 maggio 1981, un venerdì; in un sontuoso attico dei Parioli chi vi scrive è seduto a un tavolo di poker con tre amici, uno dei quali romanista sfegatato, esperto di arti marziali, in quel momento fidanzato con una ragazza che mi piace (evidentemente in modo vano), e già pronto a recarsi a Torino per l’imminente big match di domenica 10 maggio, con le squadre separate da un solo punticino. E’ la Roma di Liedholm, guidata da quel genio del calcio di Paulo Roberto Falcao, avversario rognosissimo e assai pericoloso per una Juve che sembra in debito di ossigeno, attesa il turno successivo a Napoli dalla terza in classifica.

Gestisco con buona padronanza la partita di poker, ma vado completamente in tilt di fronte alla prosopopea dell’amico romanista, sicuro di fare bottino pieno al Comunale e volare così, dopo tempo immemore, verso il primo scudetto non di regime della scabra storia giallorossa. Perdo la testa (come detto: non solo per ragioni strettamente calcistiche), i toni salgono, quindi gettiamo entrambi le carte e ci ritroviamo testa a testa come solo Ibra e Lukaku avrebbero fatto circa 40 anni dopo. Prima che il romanista esperto di arti marziali faccia polpette di me, interviene fortunatamente il padrone di casa, che ci separa. Salvata la pelle, vinco parecchi soldi e nel contempo nasce in me la rivalità per quella che da quel momento sarebbe diventata La Partita. Con la imperitura medaglia sul petto di essere riuscito a litigare con un romanista PRIMA e non dopo Er Gò de Turone.

Da allora mille battaglie e mille ricordi, con ottima percentuale favorevole, e con alcuni passaggi davvero indimenticabili, sia negli scontri diretti (il gol di Brio, poi azzannato dal cane-poliziotto, 1983; i guanti scivolosi di Aldair, 1995; la quaterna all’Olimpico con il supergol di Ibra, 2005; la gragnuola di gol presi ogni anno dalla Roma allo Stadium, 2012-2019, sino all’infausto 1-3 della scorsa stagione, a scudetto già vinto peraltro), sia in chiave-scudetto (su tutti: il 3-2 del Lecce all’Olimpico, 1986, con le due squadre appaiate a due giornata dalla fine e Dino Viola che dichiara “non ci sarà spareggio”, azzeccandoci in pieno).

Sabato alle 18 torna la Partita: la salivazione già si riduce, lo stomaco va in subbuglio, e monta la tensione, come in quel battagliero venerdì del maggio 1981, specie leggendo i consueti proclami giallorossi nel pre-partita, già certi di lanciarsi all’inseguimento delle milanesi facendo bottino pieno nello Stadium deserto, magari con gol del Bosniaco Figliol Prodigo.

Giampiero Boniperti diceva sempre che il derby con il Toro era la partita che non avrebbe mai voluto giocare. Io invece, con tutto il variegato carico di tensioni che mi porto dietro da quel giorno di quaranta anni fa, La Partita la voglio giocare. E desidero fortemente vincerla, quest’anno con annesso sorpasso. Magari con qualche bella polemica arbitrale nella quale si invochi Er Sistema, cosi che Massimo Zampini ci possa deliziare nuovamente con le sue delicate strofe.

Forza Juve, ma tanto!


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