Juve, la ricreazione è finita: adesso è il momento di “guardarsi dentro”

di Milena Trecarichi |

Dopo nove giornate di campionato è tempo di maturare alcune riflessioni, che non vogliono essere giudizi, in quanto ancora troppo presto per esprimerli, ma semplici considerazioni, in virtù di quanto visto in questo inizio di campionato. Alla Juventus, al momento, vige tanta, forse troppa, confusione sia dal punto di vista tattico, sia dal punto di vista mentale.

Partiamo con l’analizzare l’aspetto tattico. Pirlo ha in mente un calcio tanto ambizioso, quanto difficile da realizzare, soprattutto in virtù delle caratteristiche degli interpreti della rosa. Il suo calcio fatto di scalate, verticalizzazione, difesa a quattro che diventa a tre in fase di impostazione, richiede alcuni ingredienti per far sì che si realizzi:

-intelligenza calcistica e flessibilità da parte dei calciatori, un esempio è Danilo, uno dei pochi in grado di capire, ciò che ha chiesto e che chiede l’allenatore;

-Una fase di non possesso, di pressing e di riagressione, pressoché perfetta.

Quanti di questi ingredienti si sono visti? Nessuno.

Tanti calciatori della Juve, per indole o per caratteristiche, non sono adatti e di conseguenza fanno fatica, a comprendere quanto chiesto dall’allenatore.

Partiamo dalla difesa
Da quando, per necessità, Danilo è stato dirottato al centro, la Juve non ha più impostato a tre, perché né Alex Sandro contro gli ungheresi, né Frabotta o Cuadrado contro il Benevento sono stati in grado di garantire, l’impostazione a tre.

Centrocampo

Arthur, al netto della palla sanguinosa persa, nei minuti finali del primo tempo, garantisce qualità in fase di palleggio e di costruzione, anche se deve imparare a verticalizzare di più, inoltre dietro di sé, lascia delle vere e proprie voragini, evidenziate ancora di più da questo modulo. Anche Rabiot in fase di non possesso non eccelle. Motivo per cui, sarebbe interessante vedere un centrocampo a tre: Arthur-Bentancur-Rabiot, in grado di dare più equilibrio e ordine in fase di non possesso. Nel 4-4-2 anche Kulusevski, McKennie e Ramsey fanno fatica, in quanto non devono limitarsi soltanto al ruolo di esterno, ma a turno devono accentrarsi e fungere da trequartista.

L’unico dei tre che riesce a comprendere questo complesso meccanismo, almeno concettualmente, del “doppio ruolo” è Ramsey, autore ieri di una brutta prestazione. Kulusevski e McKennie, invece fanno fatica perché non è un lavoro che rientra nelle loro corde. Dybala anche ieri non ha brillato, ma in una partita in cui sia Ramsey, sia Cuadrado hanno giocato letteralmente peggio, attribuire le colpe della mancata vittoria soltanto alla scarsa brillantezza dell’argentino, appare tanto ingiusto quanto pretestuoso. Come appare superficiale e fuori luogo, attribuire la mancata vittoria di ieri, all’assenza di Cristiano Ronaldo.

Qui ritorniamo al secondo aspetto su cui urge lavorare
Se gli accorgimenti tattici (modulo, ruoli, fasi di gioco e lettura della partita in corso d’opera, che si traduce nei cambi) col tempo e l’esperienza si potranno colmare, sull’aspetto mentale della squadra occorre intervenire subito.

La squadra appare spesso, svagata e svogliata, come detto dallo stesso Pirlo: “all’interno della stessa partita, si vedono diverse partite
In effetti la Juventus quest’anno ha spesso sbagliato una volta l’approccio iniziale alla partita, un’altra volta la gestione dei minuti finali di primo e secondo tempo, un’altra volta l’approccio dopo l’intervallo. Il vero campanello d’allarme è proprio questo. Occorre ritrovare concentrazione prima di tutto, spirito di sacrificio, che permette di andare oltre a qualsiasi problema fisico o tattico e fame di vittorie. Tutte caratteristiche che hanno sempre contraddistinto la Juventus dalle altre squadre. Questo problema è talmente ampio, che non può assolutamente essere sintetizzato nelle frasi:”Abbiamo pochi calciatori di personalità. Abbiamo tanti giovani nella rosa” Frasi accettabili se dette dopo la sconfitta contro il Barcellona, frasi che stonano se dette dopo un pari contro il Benevento.

Come detto in precedenza, nella partita di ieri sera, i peggiori in campo sono stati proprio i calciatori con più esperienza. In ogni caso, se il pensiero dell’allenatore è questo, condivisibile o meno, coerentemente con quanto affermato, anziché far giocare il giovane Frabotta, avrebbe potuto preferire far giocare il più esperto Alex Sandro, se la presenza di Cristiano Ronaldo serve a nascondere i limiti tattici, strutturali e mentali della squadra, poteva farglielo presente al portoghese e convincerlo a prendere parte alla trasferta in terra sannita.

In ogni caso, contro gli ungheresi la Juve stava pareggiando, ha vinto nel finale, dopo un’altra prestazione opaca e in campo c’era Cr7.
Questi concetti espressi non vogliono essere giudizi, perché alla nona giornata di campionato non è possibile esprimerli, ma semplici riflessioni che sicuramente faranno anche lo staff tecnico, i calciatori e la società. Pirlo, a differenza dello scorso anno, può contare sul feeling e sulla fiducia che sia i calciatori, sia la società, sia i tifosi, ripongono su di lui, aspetto per nulla banale o scontato e che rappresenta un buon punto di partenza, per venire fuori dai problemi tutti insieme. Motivo per cui, come ha detto Danilo: “È tempo di guardarsi dentro e di tirare fuori tutto quello che si ha“. Insieme.


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