Juve, ti ricordi il Milan?

di Giacomo Scutiero |

In questo match day non ci interessa molto sviscerare statistiche e studiare la cabala, ma vorremmo riflettere e far riflettere su cosa fu e cosa è (sarà?) questa sfida.

Poche ore fa, Alessandro Del Piero ha festeggiato il quarantacinquesimo compleanno e attraverso i social abbiamo ri-venerato gol, assist ed accademie dell’ex capitano; tra questi, anche la rovesciata-assist-scudetto del 2005 contro Ancelotti, Nesta, Maldini, Pirlo, Inzaghi… Eccetera.
Non pare (o forse Sì), ma siamo passati oltre di quasi quindici anni.

Il Milan ha scorto la luce filtrare eppure non entrare, ha visto cadere la neve ed ha sentito nulla; ha pianto, ha rimpianto, ha ideato, ha sprecato, ha guardato il buio e si è sentito escluso. Ha pensato che stanotte sarà un altro sogno e domani un altro giorno.
Non di rado, è complicato sbarazzarsi dei brutti ricordi. C’è bisogno di tempo, tanto quanto necessario per rendere prima accetti e poi pratici i traumi.

Il sig. Bonucci che ne dice?
Colui che sbagliò, attaccò, spostò gli equilibri ad alta voce incurante che la cosa bella potesse non avvenire. Leonardo fu il Milan che era ed è tuttora: il desiderio di cambiare e di svoltare; la madre di tutte le delusioni che prima illude e poi insegna o comunque dovrebbe istruire.

Un altro rossonero mancato, nel senso di relitto, è Gonzalo Higuaín; per lui, oltre l’insuccesso, anche la frustrazione ed il tormento.
Indotto all’uscita bianconera, ha raggiunto Milano con questo pensiero: so di firmare un appuntamento triste e non vedo l’ora di uscire con la speranza (antitesi di quella pietosa sera di un anno fa).

L’illusione per la vita e la delusione per la morte? Non sempre, e meno male. Se fai fronte alla seconda con intelligenza, potresti cogliere l’onore. Oggi, Bonucci e Higuaín sono più saggi: la compagna abbandonata o spinti ad abbandonare è anche l’infermiera della ripresa.

Juve-Milan è stata la Sfida della Serie A.
Siamo a conoscenza di quanta volontà e quanto lavoro Agnelli e compagnia hanno profuso nell’ultimo decennio; d’altra parte, dopo l’era Berlusconi, lo sguardo rivolto all’obiettivo è stato mobile, incostante, precario.

Non è retorico affermare che il difetto del Milan sia quello di ri-mirare alla vita sognata e goduta e non alla vita possibile. Il desiderio non concorda palesemente con le risorse e con i mezzi.

Le occasioni mancate sono ormai molte.
Alla prima colta, forse non sarà comunque un successo. O forse, ad oggi, tutto lo sarebbe.