Nella Juve rovesciata brilla Bentancur

di Jacopo Azzolini |

Bentancur

Dopo il Barcellona a settembre, questa volta è il Real Madrid che infligge una pesante sconfitta alla Juventus, che di fatto conclude una Champions giocata complessivamente in modo piuttosto negativo dai bianconeri. Sia contro avversari di livello (le spagnole e il Tottenham) che contro compagini sulla carta più abbordabili (Sporting Lisbona e Olympiakos). E dire, che considerate le premesse e le pesanti assenze, per larghe fasi del match la Juve ha sfornato una prestazione per certi versi positiva.

 

442 PER SFRUTTARE LE FASCE

 

Nonostante le recenti difficoltà tra Zidane e Isco, alla fine il tecnico ha scelto la medesima formazione che ha fatto la fortune dei blancos nella passata stagione, ossia il “disordinato” 4312 con l’ex Malaga tra le linee, approfittando dei problemi della Vecchia Signora in mezzo al campo.

Essendoci un gap netto tra le due mediane, il 442 juventino volevo probabilmente approfittare delle lacune rivali sulle corsie esterne: col 4312 del Madrid, infatti, l’ampiezza è delegata quasi esclusivamente a Carvajal e Marcelo, con la possibilità quindi di creare situazioni di parità o superiorità numerica sulle corsie esterne. Insomma, accettare l’inferiorità in mezzo e approfittare dei punti deboli degli avversari.

 

Carvajal e Marcelo molto alti, costretti quindi a coprire ampie porzioni di campo all’indietro in caso di perdita del possesso, visto che i centrocampisti faticano a ripiegare.

 

Purtroppo, però, su una situazione teoricamente scolastica per un 442, dopo 3′ scarsi un raddoppio tragicamente sbagliato dalla catena di destra De Sciglio-Costa ha consentito al Madrid di iniziare in discesa la gara. La disumana capacità sottoporta di CR7 ha fatto poi il resto.

 

 

In ritardo anche Bentancur, che non segue il movimento di Isco: probabilmente non si aspettava un simile buco dai due compagni.

 

NON CAMBIA IL PIANO GARA

 

Ad inizio anno, col 4231, la Juve era solita allungarsi e disunirsi alla prima difficoltà. Ciò non è avvenuto contro Zidane, visto che il gol a freddo non ha cambiato di molto il piano della squadra di Allegri, che ha continuato a insistere con larghe fasi di difesa posizionale piuttosto bassa. Il Madrid ha evidenziato, per l’ennesima volta, tutte le qualità del proprio palleggio, arma sia offensiva che difensiva. Gli spagnoli hanno gestito il pallone per parecchio tempo, invogliando la Juve ad uscire in pressing per così approfittare degli spazi che si sarebbero creati.

I bianconeri, giustamente visto che il pressing alto è una delle lacune primarie della squadra di Allegri, sono però rimasti bassi e prudenti, aspettando di recuperare palla nella propria trequarti. Le uniche fasi di aggressione più alta sono avvenute quando Casemiro si è trovato a gestire palloni scomodi: a volte i centrocampisti del Madrid sono stati un po’ statici, non andando in supporto del loro compagno che – in fase di possesso – rappresenta un il punto debole. I giocatori della Juve si alzavano così su di lui, bloccandogli anche le soluzioni di passaggio: il brasiliano ha perso diversi palloni, provocando ripartenze corte.

 

L’azione della simulazione di Dybala nasce da un recupero abbastanza alto del pallone. Khedira si alza su Casemiro, i compagni del portoghese sono troppo lontani e, soprattutto, braccati dai giocatori della Juve. Costa intercetta palla.

 

Pensando però a tutte le difficoltà avvenute contro Pochettino, è nella costruzione bassa che la Juve ha reso molto di più di quanto fosse logico aspettarsi. Dalla difesa, la Juve riusciva a risalire il campo con relativa facilità, anche senza costruire azioni troppo elaborate. Se Isco era abbastanza puntuale nella marcatura sul vertice basso (quasi sempre Bentancur), sovente ci si perdeva quello alto (quasi sempre Khedira), con Casemiro che rimaneva più basso perché preoccupato da Dybala. Il tedesco è stato preferito a Matuidi probabilmente perché ritenuto più incisivo negli ultimi metri, e infatti ha ricoperto una posizione in media piuttosto alta.

 

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Inoltre, se negli ultimi metri è stato poco incisivo, Douglas Costa ha molto aiutato i bianconeri nella prima costruzione, consentendo di sfruttare l’ampiezza girando palla da destra a sinistra, cogliendo impreparati il Madrid sul lato debole.

 

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Kroos (che nel 442 in non possesso del Madrid sta a sinistra) uscito su De Sciglio, Costa attrae quindi su d sé Marcelo. Isco si stacca per andare sul brasiliano e lascia libero Bentancur, che servito da Costa può fare girar palla con efficienza.

 

Insomma, per quanto si sarebbe senza dubbio potuto creare di più negli ultimi metri, abbiamo visto una Juventus arrivare nella trequarti avversari con facilità se rapportata con quella degli ultimi mesi. Elevato movimento senza palla sia di ali che di punte (senza dimenticare Khedira). Il Madrid è parso sempre più soffrire queste situazioni, con Dybala che in particolare si è abbassato molto per fungere da raccordo e consentire alla squadra di risalire prendendo i centrocampisti del Real alle spalle. Tant’è che sovente – e con ottimi risultati – Ramos e Varane hanno spesso dovuto accorciare.

 

Casemiro e Isco pensano unicamente ai due centrocampisti della Juve, con nessuno che segue Dybala.

 

A volte, invece, Dybala attraeva su  di sé Casemiro e consentiva così a Khedira di poter essere servito tra le linee. E’ il caso della pic sotto.

 

 

Soprattutto a inizio ripresa c’era la sensazione che la pressione del Madrid stesse diventando meno efficiente, e quella fase di gara si è forse tradotta nel massimo sforzo per la Juventus.

 

ZIDANE (FORSE) SBAGLIA IL CAMBIO, ALLEGRI (FORSE) LO TARDA

 

Dopo le difficoltà nel pressing di inizio secondo tempo, gli ospiti hanno abbassato abbastanza il loro baricentro, con la Juve che di conseguenza è stazionata in avanti con maggior frequenza. Zidane è corso ai riparti scegliendo di inserire Vasquez, non però al posto di un centrocampista (come spesso accade), bensì al posto di Benzema. Probabilmente sperava di coprire meglio l’ampiezza e di poter attaccare facilmente in spazi larghi.

Tuttavia, questa mossa non è sembrata funzionare benissimo visto che ha contribuito a schiacciare il Madrid come mai prima d’ora, con i merengue per l’unica volta in tutta la gara sono parsi in difficoltà sia nel consolidamento del possesso sia nel ripartire. Inoltre, la Juve è riuscita comunque a sfruttare le fasce, facendo girare palla sul lato debole (quello sinistro) con buoni esiti. Vasquez, non entrato benissimo, è sovente rimasto stretto, con Asamoah che è potuto andare sul fondo con ottima frequenza (purtroppo per la Juve, è stato però poco ficcante).

 

Sia Costa che Dybala si fanno trovare bene tra le linee e aprono bene il gioco per Asamoah. Vasquez troppo al centro e Carvajal attratto da Sandro, il ghanese ha quindi avuto campo. 

 

Con la Juve che stava utilizzando bene come mai in partita le corsie esterne, Allegri avrebbe senza dubbio potuto inserire Cuadrado, con quindi un 4231 con le ali sul piede forte, ossia la formazione con si è concluso Juventus-Milan. Non è da escludere che il toscano sarebbe arrivato presto lì. Purtroppo, a causa di un doppio svarione (prima di Buffon e Chiellini, successivamente di Dybala) il Madrid ha potuto archiviare la gara nel momento peggiore per loro, quello in cui faceva più fatica a risalire il campo con CR7 troppo lontano dal resto della squadra. La seconda rete, tra l’altro, è appunto nata da un lancio lungo di Marcelo teoricamente senza grosse pretese.

Il Real Madrid ha confermato la capacità sensazionale di saper sfruttare, anche grazie alla divina classe dei propri giocatori, i singoli episodi, avendo la meglio nettamente su una Juve che seppur discreta è stata troppo fragile, non dimostrando assolutamente di possedere la calma che serve a questi livelli.

La stagione non è ancora finita, ma la sensazione è che in estate si siano sbagliate diverse valutazioni nella composizione della rosa. Si sono quindi visti limiti strutturali per tutto l’anno, forse evidenziati meglio nel doppio confronto col Tottenham che non contro il Real Madrid di Zidane. Per migliorare la squadra, la sensazione è che la dirigenza debba cercare di ragionare soprattutto sul lungo periodo, ossia sui limiti tattici che si sono visti per l’intera stagione, senza fare eccessivo overthinking su un Juve-Real Madrid giocato comunque su buoni livelli.