Se non ora, quando? Appello pro Rodrigo Bentancur contro il Real Madrid

di Claudio Pellecchia |

Luca Momblano è stato di certo facile profeta quando, nell’incipit del suo ultimo pezzo, ha scritto di aver “sperato, e pensato, che a concludere l’azione del 3-1 fosse stato Rodrigo Bentancur. Perché sono un romantico, attaccato ai simbolismi assoluti del calcio, affamato di titoli che facciano da spartiacque nella carriera di una squadra o di un calciatore”.

 


Da 1:02 a 1:16, palla persa, rimonta che non appare furiosa solo per via dell’andatura caracollante, recupero palla: Bentancur non avrà concluso l’azione del terzo gol, ma quella del secondo parte da lui (si ringrazia Pagno72 per il video)

 

La sensazione, condivisa ma non suffragata da qualsivoglia elemento di certezza, è che il momento sia ora: lo si capisce non tanto dal «contro il Real giocherà Marchisio o Bentancur» di Allegri, dal buon impatto a gara in corso contro i rossoneri o, ancora, dall’aver esordito in Champions League proprio contro l’altra grande di Spagna (ne parlammo qui), ma dalle coincidenze spazio-temporali che stanno accompagnando la vigilia della sfida ai campioni d’Europa. L’assenza di Pjanic, la necessità di dare ritmo a un reparto (il centrocampo) che di ritmo pare proprio non averne in questo momento, la consapevolezza che, per una volta, toccherà giocarsela da underdogs nel senso letterale del termine con tutti i vantaggi e gli svantaggi del caso, le difficoltà, diverse ma uguali, di Marchisio e Khedira (nonostante il tabellino pre-pasquale possa invogliare a dire tutt’altro), una crescita costante e che non deve essere necessariamente parametrata al relativo minutaggio stagionale (655′ tra campionato e coppe) o a qualche fisiologica difficoltà d’adattamento (vedi primo tempo di Verona contro l’Hellas): chi meglio di uno che, riprendendo un articolo che ebbi modo di scrivere per Rivista Undici qualche tempo fa, ha nella “compostezza sul pallone, il controllo di ogni singolo movimento del corpo, la calma prevalente sull’istintività, l’intelligenza nella ricerca costante dello spazio ideale in relazione al singolo momento della partita”, le sue qualità migliori?


Nel corso della recente tournée cinese della Nazionale charrua, i commentatori televisivi non hanno mancato di sottolineare quanto Bentancur sia cresciuto nel suo periodo di apprendistato in bianconero

 

Il fatto, poi, di avere poco o nulla da perdere nell’ottica della doppia sfida ai madrileni, potrebbe costituire un’ulteriore “win-win situation”: se va bene potremmo ritrovarci in casa un giocatore da grandi sfide già fatto e finito, pronto a dire la sua nel rovente finale di stagione; se va male avremo finalmente contezza di quanto sia ancora tortuoso il processo di maturazione e quanto manca per completarlo, a patto, naturalmente, di non chiedergli di surrogarsi in tutto e per tutto a Pjanic (del resto non ne ha né le caratteristiche di base né il passo) e/o di affidargli la responsabilità di cambiare da subito il volto fin troppo riconoscibile di questa squadra, tanto nei pregi quanto nei difetti.

L’occasione è grande, il rischio (calcolato) da correre anche, le circostanze ideali, l’eventuale ricompensa enorme. Se non ora, quando?