Juve-Real 0-3 a casa mia

di Luca Momblano |

Ci sono profumi che non si dimenticano, atmosfere, serate, partite. Sono archiviati nella storia match dei quarti di finale, gare di andata, dal simbolismo anche superiore ad alcune finalissime. In genere succede quando le duellanti vengono poste l’una alla stregua dell’altra, livellate nella testa di chi presenta la sfida, prima di una travolgente inerzia della partita non così raramente associata a un uomo immagine, se non addirittura a un gol che ne sia il manifesto.

Queste atmosfere, serate, partite, proprio perché non contengono in toto il lato bestiale di una finale, a un certo punto non sono né più mie, né tue. Non sono nostre o di altri. Sono di tutti, e a tutti ci si può appropinquare con l’idea che la ragione abbia abbattuto ogni sentimento. L’applauso dello Stadium, così come i commenti a casa, ne sono l’elementare dimostrazione: a Cardiff la reazione non sarebbe stata la medesima, o forse solo quella di Zinedine Zidane in area tecnica.

Juventus 0, Real Madrid 3 e un ritorno da giocare. Ci si trova qua. Non ci sono molte altre parole, se non considerazioni del tipo “Allegri non è animale per quelle cose là…” riferendosi al tentativo di dare un senso al Bernabeu. Allegri è un allenatore da astuzie, da iniezioni letali, da una botta e via se si guarda a ogni sceneggiatura di ogni singola partita. Che poi il tecnico ha nessuna e tutte le colpe, tesi entrambe razionali come quelle che stanno in mezzo. E’ il calcio stesso che insegna questo.

Una a prescindere, tra le colpe, verrebbe d’istinto metterla: la squadra (leggendo l’undici e confermandone sul campo l’assetto) non è stata preparata a questa partita. Non una sorpresa, perché in fondo ci era anche sempre stato detto. Ecco allora che poteva diventare primario costruire sulle necessità, tra assenze e convalescenze. Ed ecco che le priorità, a casa mia dove il calcio è riluttanza a concedere il facile prima che ogni altra cosa, sarebbero state quelle di proteggere la Juventus 2017/18 dai suoi punti deboli. Benintesi: non ho liste da fare, e se le avevo le ho anche già dimenticate perché a casa mia si parla anche sempre prima e non dopo.

Il dopo però è imposto proprio dal fatto che non si trattasse dell’ultimo atto della stagione. La fiducia per il campionato viene dall’aver constatato, anche per la buona prova di Bentancur e per l’orgoglio di Khedira, per il Chiellini sempre ultimo a morire anche quando si deve piegare a chiedere scusa, per Dybala che peggiore in campo mi fa sorridere, per Douglas che non ne azzecca una per un tempo, che questa squadra DAVVERO non dipende da nessuno. Prenderne coscienza, almeno noi che la si commenta quasi quotidianamente, è stato l’obiettivo implicito del lavoro stagionale bianconero. Qui la Juve ce l’ha fatta, missione compiuta. Resta da chiedersi soltanto se per il futuro (visto che in società i profumi devono sempre persistere per non più di 48 ore) sia un fattore così rilevante visti gli ambiziosi obiettivi dichiarati. Permettetemi: Cristiano Ronaldo non è la strada, a casa mia vale sempre e solo uno. Però è un uno da cui si dipende, e non è l’unico in casa dei campioni d’Europa in carica.