Juve Real – Se giochi al loro gioco, ti battono

di Alexander Supertramp |

Juventus Real Madrid è stata una partita equilibrata. Proprio qui forse paradossalmente, risiede tutta la chiave della pesante sconfitta.

La Juventus ha giocato una partita propositiva, ha provato a mettersi al centro del campo ed a fare braccio di ferro con loro, l’errore principale probabilmente sta tutto qui. Non ha usato le proprie armi, non si è fatta scudo con la sua solita proverbiale strategia e il suo solito  tatticismo. Ha giocato una partita aperta, quella che proprio in molti, tifosi ed addetti ai lavori, volevano e rinfacciavano di non vedere da troppo tempo. Ma non ha funzionato. Perché se esiste, ed esiste ancora una grande differenza tra le due squadre, non puoi fare partita pari con loro. Su quelle corde avranno sempre la meglio i più forti, i più sereni, i più pronti. Esiste ancora un gap tecnico tra le due squadre, ma la vera differenza non sta qui. La forza del Real, di questo Real, è innanzitutto mentale. E’ la consapevolezza che solo la vittoria ti può donare, è la serenità con cui affronta tali partite. La partita è stata bella, avvincente ed equilibrata appunto, almeno fino al 2 a0. Potevamo aver segnato anche noi, potevamo non aver subito un primo gol alquanto stupido, potevamo aver pareggiato ad inizio secondo tempo, ma la sensazione è che noi fossimo con tutto il piede schiacciato sul pedale, mentre loro in gestione controllata. Qui sta la differenza quando sei forte e giochi con lo spirito del forte. Vincere due Coppe dei Campioni di fila ha donato al Real una tranquillità in queste partite forse mai vista nella storia di questa competizione. D’altronde mai nessuno aveva fatto un double in Champions.

Il Real che battemmo tre anni fa, seppur per 8-9/11 identico a questo negli uomini, era totalmente un’altra squadra. Aveva fragilità molto più evidenti, insicurezze che ogni tanto facevano capolino, nel reparto avanzato ed in quello arretrato, le stesse che ci portiamo dietro adesso noi. Le vittorie si sa ti rafforzano, e la Champions League attualmente è il soggiorno di Cristiano Ronaldo. E’ la cucina di Modric, la cantina di Kroos, è la dispensa di Sergio Ramos e la cameretta dei giocattoli di Marcelo. E’ casa loro.

La Juventus ha giocato una buona partita, ma non ha avuto questa volta l’intelligenza che ci ha reso grandi e portati al grande tavolo in questi anni. E’ come se si fosse creduta già pronta, come se ieri sera si affrontassero semplicemente le ultime due finaliste della competizione, e non due squadre ancora divise da notevoli fattori tecnici e soprattutto mentali.

Dybala e Higuain sono stati presenti. Paulo ha giocato una partita gagliarda, anche fisica, anche agonistica, ha difeso e lottato su alcuni palloni come raramente lo si era visto fare, ha provato ad essere trascinatore, ma non è bastato. L’espulsione, ossia le due ammonizioni, sono  davvero un insieme di casualità che non possono portarlo da sole sul banco degli imputati. Ma anche li si denota la differenza di serenità tra le due formazioni. Quando spingi al limite, quando provi ad andare oltre te stesso, succede di andare fuori giri. Succede di accentuare un contatto in area, o di provare uno stop difficilissimo a metà campo, senza valutare chi e cosa ti sta attorno.

Anche Higuain ha giocato una partita positiva, certo non ha graffiato, ma è stato presente. Lottare contro Sergio Ramos non è la stessa cosa del duellare con Romagnoli o Albiol. In pochissimi altri in Europa avrebbero potuto fare qualcosa di meglio.

L’unico fattore tecnico deludente della serata in caso, è stato Douglas Costa. Il brasiliano è un grandissimo giocatore, lo ha ampiamente dimostrato, anche in questa stagione. Ma se il tuo acquisto più importante della sessione, quello su cui hai puntato per tentare di ridurre il gap, proprio in queste partite si dimostra assente, beh, diventa difficile tirarne fuori le penne. Il brasiliano è apparso spaesato, inconcludente. Ha provato buoni spunti, ma senza mai trovare efficacia nelle soluzioni finali. I suoi inviti sono andati tutti sistematicamente a vuoto. Come se parlasse una lingua diversa, come se fosse in questa serata, su una frequenza tecnica isolata.

L’altro fattore negativo della serata è senza dubbio la difesa. I due gol sono purtroppo frutto di due gravi ed evidenti disattenzioni. Proprio la difesa, che in questi anni ha rappresentato l’assoluto punto di forza della squadra bianconera, stavolta ha tradito. Ma attenzione, qui torniamo al punto iniziale. Quando fai partita aperta con loro diventa tutto più difficile, soprattutto per i difensori. Quando provi a metterti al centro del ring, contro gente più forte e come detto soprattutto più serena ed abituata, diventa quasi una mission impossible. L’unico dubbio in caso, che rimane sulle scelte di Allegri, è porsi il perché non venga mai data fiducia a Daniele Rugani, ma si punti ancora sulla grande esperienza di Barzagli. Le prestazione del giovane centrale bianconero in questa stagione, le poche volte in cui è stato chiamato, sono quasi sempre state ottime. Perché non testarlo mai a grandi livelli? Perché non provare anche qualcosa di nuovo? Sicuramente Daniele ha meno esperienza, ma magari ti può offrire una freschezza, anche mentale, di cui non conosciamo le reali potenzialità.

Qui però stiamo trattando i particolari e le singolarità. I fattori generali e generanti della serata, come detto, risiedono altrove.

Risiedono in un’interpretazione della doppia sfida fuori dalle corde bianconere. L’approccio al 2°tempo lo dimostra in maniera evidente. La Juventus sembra voler trovare subito il pareggio, sembra voler rispondere prepotentemente allo schiaffo, senza usare il ragionamento e la pazienza. E’ andata solo di propositività, di istinto ed orgoglio. Non considerando e non ragionado sullo schema dei 180 minuti.

La Juventus non ha fatto la Juventus, non ha usato le sue armi strategiche consuete. Ha provato a fare il Real proprio contro il Real. Questo è stato  il grande equivoco e la pecca principale della brutta sconfitta.